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Home - Notizie del giorno - Dl fiscale, scontro Confidustria-governo. Orsini: su esodati 5.0 aprire subito un tavolo, a rischio la fiducia

Dl fiscale, scontro Confidustria-governo. Orsini: su esodati 5.0 aprire subito un tavolo, a rischio la fiducia

30 Marzo 2026
in Notizie del giorno, In evidenza
Dl fiscale, scontro Confidustria-governo. Orsini: su esodati 5.0 aprire subito un tavolo, a rischio la fiducia

EMANUELE ORSINI PRESIDENTE CONFINDUSTRIA

Il decreto fiscale, nato con l’obiettivo dichiarato di sostenere le imprese, finisce per aprire un duro fronte di scontro tra governo e sistema produttivo. La revisione della legge di Bilancio in ambito fiscale, varata il 27 marzo, interviene infatti sul piano Transizione 5.0 ridimensionando in modo significativo i crediti d’imposta: alle aziende viene riconosciuto solo il 35% di quanto richiesto, con un taglio che arriva al 65% e che colpisce soprattutto quelle che avevano già prenotato gli incentivi tra il 7 e il 27 novembre 2025 e in molti casi già effettuato gli investimenti. Una scelta che ha il sapore della retroattività e che riporta al centro un nodo cruciale per le imprese: la certezza delle regole e la tenuta del rapporto di fiducia con le istituzioni.

È su questo terreno che si consuma lo strappo con Confindustria, salita sulle barricate anche per l’assenza di risorse destinate agli esodati legati allo stesso piano Transizione 5.0, un impegno che secondo gli industriali era stato già condiviso nei mesi scorsi. “Apprendiamo con forte preoccupazione la mancanza di risorse destinate agli esodati legati al piano Transizione 5.0. Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato”, ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, chiedendo l’apertura urgente di un tavolo di confronto con i ministri competenti e sottolineando come “la credibilità degli impegni assunti” sia un elemento decisivo. Un avvertimento esplicito al governo: “La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno”.

Ancora più duro il vicepresidente per le Politiche industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli, che parla di “disposizioni molto penalizzanti” e sottolinea come il taglio del 65% e l’esclusione di alcuni investimenti – come quelli in fotovoltaico ad alta efficienza – finiscano per colpire imprese che hanno già completato importanti programmi nel 2025. Una decisione che “lede il principio del legittimo affidamento” e rischia di creare nuovi problemi di liquidità, minando “profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni”.

La protesta è trasversale. Di “amara sorpresa” parla il presidente di Confartigianato, Marco Granelli. “Ci troviamo invece di fronte a un cambio di rotta che mette a rischio gli investimenti fatti da molti imprenditori che hanno creduto nell’innovazione e nella transizione green. Si tratta di un atto che compromette il rapporto di fiducia che molti imprenditori avevano riposto nell’effettuare investimenti in innovazione e transizione green”.

Il presidente di Confartigianato esprime inoltre forte preoccupazione per le conseguenze economiche immediate del provvedimento: “Comprendiamo che il momento sia particolarmente complesso, anche alla luce della situazione geopolitica internazionale, ma il legittimo affidamento delle imprese non può essere trasformato in una lotteria a premi. Drenare risorse a chi ha già investito significa comprometterne i piani finanziari nell’immediato e, di conseguenza, frenare proprio quello sviluppo che tali investimenti avrebbero dovuto garantire”. Confartigianato chiede pertanto al Governo “un urgente intervento correttivo per ristabilire certezza e fiducia, elementi indispensabili per sostenere la competitività del sistema produttivo e accompagnare le imprese nei processi di innovazione e sostenibilità”.

Ancora più nella la posizione di Confapi. Il presidente Cristian Camisa definisce il provvedimento “uno schiaffo a chi produce” e denuncia la rottura di un “patto fiduciario” tra governo e imprese . “Al Governo dico chiaramente: ripensateci – prosegue Camisa – Se viene rotto il patto fiduciario con chi rappresenta il cuore pulsante dell’economia italiana, nessuna nuova misura sortirà mai gli effetti sperati. Le imprese hanno bisogno di certezze e non hanno fatto altro che rispettare norme e regole scritte dall’esecutivo. Capiamo perfettamente che lo scenario geopolitico è completamente cambiato in poche settimane e che dovranno essere reperite risorse per affrontare la crisi, ma questo non può avvenire drenando ossigeno vitale a chi sta garantendo la tenuta economica del Paese attraverso l’innovazione”, conclude il presidente di Confapi.

Per Cna si tratta di “una penalizzazione ingiustificata nei confronti delle imprese” e di tagli retroattivi al sostegno agli investimenti, mentre per il presidente di Confimi Industria, Paolo Agnelli, “in un’economia di guerra, dove saltano per causa di forza maggiore gli equilibri, mantenere il Patto di Stabilità è un ‘nonsense’. Da qui si potrebbero liberare le risorse che servono al comparto industriale che sono priorità. Continuando di questo passo avremo i conti in ordine e una buona considerazione in Europa utile specialmente alla politica.
Invece, i cittadini e le piccole e medie imprese dovranno sobbarcarsi i costi dell’energia, del gas, delle bollette, dell’inflazione, conseguenza inoltre di un ambientalismo fanatico e scollegato da una realtà mondiale”.

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