Ericsson ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo avviata per i 131 lavoratori della sede di Genova. La decisione, comunicata nel corso del confronto tra azienda e Governo al ministero delle Imprese e del Made in Italy, apre una nuova fase della vertenza, che dovrebbe ora proseguire attraverso un percorso di uscite esclusivamente volontarie.
In particolare, l’azienda avrebbe messo sul tavolo un incentivo all’esodo, con la possibilità di aderire all’offerta fino alla fine dell’anno. Per chi invece intendesse restare nel gruppo, sarebbero disponibili posizioni in altre sedi italiane e all’estero. Previsto anche un sostegno nella ricerca di una nuova occupazione, con il coinvolgimento delle istituzioni territoriali. Circa il 40% dei lavoratori interessati ha più di 59 anni.
Nel corso dell’incontro al Mimit, l’amministratore delegato e presidente di Ericsson Italia, Andrea Missori, ha confermato la disponibilità del gruppo a modificare l’impostazione della procedura e a puntare sulla sola volontarietà. La scelta arriva anche dopo le interlocuzioni con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha avuto un contatto telefonico con Missori da cui, riferisce Palazzo Chigi, è scaturita la decisione dell’azienda di ritirare la procedura.
La soluzione sul piano occupazionale non chiude però il capitolo industriale. Ericsson ha ribadito che la sede di Genova non è destinata alla chiusura e che le attività di ricerca e sviluppo resteranno sul territorio. A essere dismessa è invece una linea di prodotto. I sindacati hanno accolto positivamente il passaggio alla volontarietà, ma hanno segnalato il rischio di dispersione delle professionalità presenti in quello che considerano un centro di eccellenza.
La vicenda sarà inoltre discussa alla Camera mercoledì 7 ottobre, quando la Commissione Attività produttive ascolterà in audizione i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.
























