È in corso a palazzo Chigi la riunione del tavolo permanente per l’ex Ilva richiesta da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. La richiesta, spiegano i sindacati, “si è resa necessaria per avere gli aggiornamenti della situazione del gruppo siderurgico Acciaierie d’Italia in AS sia in ragione del gravissimo incidente verificatosi la settimana scorsa presso lo stabilimento di Taranto, con il conseguente annuncio di raddoppiare la messa in cassa integrazione dei lavoratori, sia per avere chiarezza futuro del gruppo a seguito della gara di assegnazione dello stesso”. Un incontro, aggiungono, per poter ricevere “risposte chiare e definitive sul destino dell’ex Ilva”.
Al momento, precisano Fim, Fiom e Uilm, “si constata un quadro disastroso della situazione aziendale ed occupazionale: nessuna notizia circa l’avanzamento o lo stallo della trattativa con Baku Steel per la possibile cessione; interruzione del Piano di Ripartenza, per insufficienza di risorse economiche; impianti di lavorazione a freddo di Taranto completamente fermi così come quelli di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Paderno, Legnaro. Marghera e Salerno in marcia ridottissima; produzione di acciaio ridotta ad un solo altoforno, rispetto a quelli disponibili; nessun avvio di discussione di percorsi di formazione e mobilità volontaria per il personale delle società ADI in AS o Ilva in AS”.
Per questi motivi, in concomitanza il tavolo, i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato 4 ore di sciopero nazionale in tutti gli stabilimenti per chiedere al governo di assumere scelte che producano azioni immediate. Fim, Fiom, Uilm ritengono “insostenibile il clima di incertezza che si protrae da anni sulla vertenza e che pone i 20.000 lavoratori (Acciaierie d’Italia in AS, Ilva in AS e aziende dell’indotto) e delle loro famiglie in una condizione di instabilità e a pagare il prezzo di scelte sbagliate o non assunte, da chi ha avuto in passato responsabilità istituzionali e politiche sulla vicenda e di chi tutt’ora deve assumerne”.
“Innanzitutto ci aspettiamo una serie di chiarimenti, perché il piano di ripartenza ipotizzato dai commissari con la fermata dell’altoforno 1 di fatto non c’è”, afferma il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, arrivando a Palazzo Chigi. “Quindi per noi diventa fondamentale comprendere come si va avanti perché mancano risorse finanziarie per dare continuità all’attività lavorativa. Abbiamo molte preoccupazioni per la tenuta dell’operazione con Baku Steel, quindi noi oggi siamo qui a chiedere garanzie sotto questi aspetti”.
Parlando del sequestro seguito all’incidente all’altoforno 1 ha aggiunto: “La situazione che si sta determinando con questo battibecco tra la Procura e il Ministro non ci tranquillizza affatto anzi ci preoccupa ancora di più. Perché se di fronte ad una situazione già cosi complicata e difficile ci manca solo che si litiga tra le istituzioni il rischio è che pagano sempre i lavoratori. E oggi noi stiamo già pagando un caro pezzo con la cassa integrazione che ha coinvolto 4mila lavoratori anzichè i 2mila che erano previsti fino ad un mese fa”.
Per Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, obiettivo dell’incontro è “evitare il fallimento degli accordi che sono stati sottoscritti, garantire l’occupazione e gli investimenti che servono per andare avanti salvaguardare la salute la sicurezza l’ambiente e la produzione di acciaio nel nostro Paese”. E sul sequestro dell’altoforno 1: “In queste settimane noi per senso di responsabilità e rispetto dei soggetti istituzionali non abbiamo mai preso parola. Io penso che ognuno deve svolgere i propri compiti. Il governo fa il governo e la procura fa la procura. Il punto è che lo Stato deve garantire i lavoratori e i cittadini. Questa è la ragione per la quale siamo qua”.
Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, mette l’accento sul “clima infuocato” he si è venuto a creare, evidenziando l’urgenza di “rasserenare le persone” attraverso risposte, da parte del governo, che non siano attendiste. “Dopo un anno e mezzo i lavoratori e noi ci auguriamo che ci siano veramente le risposte che tranquillizzano migliaia e migliaia di lavoratori che sono in attesa di conoscere quale è il loro destino”.
“Tutto quello che è successo in questi giorni ha amplificato in modo abnorme la preoccupazione – ha aggiunto – più lavoratori in cassa integrazione, più lavoratori che rischiano il posti di lavoro penso che oggi non può essere un incontro come tutti gli altri, informativi. Deve essere un incontro in cui il governo ci deve dire cosa veramente vuole fare della siderurgia e soprattutto del destino di 15mila lavoratori”.
Intanto si alzano le voci dei lavoratori in sciopero. “La situazione è molto grave: dalle informazioni che abbiamo si rischia il raddoppio della cassa integrazione visto che a Taranto è rimasto un solo altoforno funzionante, afferma in una nota Armando Palombo, rsu e delegato Fiom dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Genova. “Stamattina lavoratori si sono ritrovati a raccolta presso la portineria per mandare un messaggio di presenza forte e chiaro in concomitanza con l’incontro che si terrà in tarda mattinata tra i sindacati e il governo a Palazzo Chighi. Rischiamo di pagare un prezzo altissimo per colpe che non sono nostre. Solo su Genova ipotizzare un numero di 400 lavoratori in cassa integrazione anziché 190 sarebbe un disastro e non possiamo rimanere in silenzio”.
“Come sempre ormai da anni siamo a dichiarare sciopero su disposizione delle segreterie nazionali per le problematiche che si sono verificate nel sito di Taranto sull’altoforno e per la vertenza che continua a essere aperta”, spiega Paolo Olmari, Rsu Fim Cisl Acciaierie d’Italia: “Non riusciamo a capire come siano le trattative con Baku Stell, sembra che il nostro mercato sia completamente fermo, non sappiamo se gli approvvigionamenti per lo stabilimento di Genova continueranno a esserci o no. Una situazione che si complica di giorno in giorno e di ora in ora. Il personale è preoccupato e non sappiamo quale sarà il futuro del nostro stabilimento di Cornigliano. Anche oggi abbiamo bloccato le portinerie, abbiamo dichiarato sciopero e vedremo in futuro se ci saranno altre forme di lotta da portare avanti”.


























