Buone notizie per i circa 4,5 milioni di dipendenti europei che lavorano da casa per via telematica: i sindacati ed i datori di lavoro europei hanno firmato oggi l’accordo che estende ai telelavoratori il quadro di garanzie e di tutele applicato ai loro colleghi che svolgono l’attività negli uffici o nelle fabbriche. A siglare l’intesa sotto gli auspici della Commissione Ue sono stati altri la Confederazione dei sindacati europei (Ces), l’Unione degli imprenditori privati europei (Unice) e quella degli imprenditori pubblici (Ceep), che hanno approvato il testo all’unanimità. L’accordo prevede che nell’ arco dei prossimi tre anni le parti sociali assicurino l’attuazione delle misure in tutti gli Stati membri.
Il nuovo regime si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti – quale che sia la durata del contratto – che svolgono la propria attività fuori dalla sede dell’impresa tramite attrezzature telematiche. Ad essi sarà esteso l’intero regime di diritti sociali, sanitari, di carriera e di sicurezza in vigore per i dipendenti attivi in sede. I telelavoratori dipendenti nell’Ue sono attualmente circa 4, 5 milioni, ma con lo sviluppo delle nuove tecnologie il loro numero dovrebbe salire a quasi 17 milioni entro il 2010. Se si considerano anche i telelavoratori indipendenti (impegnati soprattutto in attività di free-lancing, consulenza o progettazione nel settore high tech) l’esercito del telelavoro supera attualmente la soglia di 10 milioni di addetti in Europa.La maggior concentrazione si registra nei paesi scandinavi ed in Gran Bretagna, dove in media una lavoratore su dieci svolge la propria attività da casa al computer, mentre in Italia ”telelavora” in media un dipendente su venticinque.
Per il segretario generale della Ces, Emilio Gabaglio ” il fatto che per la prima volta l’applicazione dell’intesa sia affidata agli attori sociali e non ad un testo di legge è il chiaro segnale che stiamo andando verso un nuovo terreno, che offre nuove opportunità e nuove sfide”. Gabaglio ha ricordato anche che l’ Italia è stata tra i primi paesi a capire l’importanza del telelavoro, ed uno dei pochi che ha già attivato un sistema di concertazione sociale che ha permesso di sviluppare un accordo quadro nazionale in tale settore. “Abbiamo adottato uno strumento flessibile ed adeguato – è stato il commento del presidente dell’Unice, Geroges Jacobs – che tutela sia coloro che vengono assunti direttamente per svolgere attività di telelavoro, sia i dipendenti che nel corso della loro carriera sceglieranno o saranno chiamati ad adeguarsi a questa nuova importante area del mondo del lavoro”.
Per la commissaria Ue all’occupazione, Anna Diamatopoulou, “si tratta di un accordo di fondamentale importanza, che apre la strada ad un rafforzamento del dialogo sociale, offrendo allo stesso tempo maggiori garanzie ai lavoratori e maggiore flessibilità al mondo delle imprese”.
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