Il Fondo monetario internazionale indica una crescita economica dello 0,5% quest’anno in Italia, cui dovrebbe seguire un più 0,8% del Pil nel 2026 e un più 0,6% nel 2027. I dati sono contenuti in una tabella inserita nel comunicato diffuso al termine dell’esame, da parte del Comitato esecutivo del Fmi, del rapporto stilato dagli ispettori dopo la missione annuale nella penisola (ex articolo IV dello statuto del Fondo, che era stato pubblicato a fine maggio). Il comunicato cita le cifre di Eurostat, assieme a quelle del governo.
Secondo l’istituzione di Washington in Italia la crescita economica è proseguita “a un ritmo moderato. Tuttavia le prospettive di breve termine sono offuscate da una elevata incertezza e le sfide strutturali, tra cui la bassa crescita della produttività e l’invecchiamento della popolazione, stanno pesando sulle prospettive dell’economia”, si legge.
Nel frattempo una dinamica migliore del previsto dei conti pubblici nello scorso anno ha consentito un ritorno a un avanzo primario di bilancio. “Continuare con una performance di risanamento solida sarà cruciale per mettere la traiettoria del debito pubblico stabilmente su una dinamica di ribasso e rafforzare la resilienza”.
Secondo il Fmi, aumentare la produttività, così come migliorare e alzare la specializzazione dell’offerta sul mercato del lavoro “sono cruciali per aumentare in maniera persistente la crescita e contrastare l’impatto dell’invecchiamento della popolazione”.
Inoltre, per centrare al tempo stesso i suoi obiettivi di risanamento dei conti pubblici e di investimento, nell’ambito delle regole europee del Patto di stabilità e di crescita, l’Italia deve “continuare a migliorare il rispetto delle regole fiscali”, cioè ridurre l’evasione, “razionalizzare la spesa pubblica e sostituire i sussidi inefficienti con misure che migliorino la produttività”.
“Qualunque nuova misura di spesa andrebbe compensata con risparmi altrove”. Per cementare la riduzione delle vulnerabilità correlate al debito sul medio termine, i componenti del direttorio hanno sottolineato “l’importanza di contenere le pressioni legate alla spesa pensionistica, di migliorare l’efficienza della spesa e di ridurre i rischi del settore pubblico, riducendo l’ammontare dei prestiti garantiti rafforzando la trasparenza e il monitoraggio”.




























