Visto dagli uffici di General Motors, il piano di riorganizzazione industriale presentato da Fiat Auto assume le sembianze di una ‘sfida’ , l’accordo stretto con la casa torinese ha i contorni di un affare non negativo, e l’opzione put a favore dell’azienda rappresenta un passaggio obbligato per costruire una sinergia europea di alto livello.
Così Rick Wagoner – amministratore delegato di General Motors, primo produttore di auto statunitense con una quota di di mercato intorno al 28% – puntualizza i risvolti dell’intesa stretta con il Lingotto (di cui detiene il 20% nel settore auto) senza lasciar trasparire intenzioni particolari per il futuro dell’avventura italiana ancora avvolta dalle incertezze sull’esito, nel Paese, del confronto tra le parti sociali.
Il piano di riordino approntato dall’amministratore delegato di Fiat Auto, Giancarlo Boschetti, strappa comunque l’apprezzamento del numero uno del colosso di Detroit, secondo il quale – come riportato in una intervista al settimanale Automotive News – ‘i concetti di base sono solidi’, tanto da far definire una ‘sfida’ importante quella di perseguire ‘i buoni temi messi sul tavolo’.
Parole di stima verso il partner che non fanno però dimenticare come, nell’accordo intessuto tra Detroit e Torino, la casa americana abbia dovuto accettare – per partecipare all’intesa – la presenza di una opzione put in mano a Fiat per la cessione del suo comparto auto, opzione mai apparsa al quartiere generale di Detroit come una soluzione invidiabile.
‘Non ci piaceva l’idea del put – ha sottolineato Wagoner – ma l’accordo non si sarebbe mai fatto senza di esso’. ‘Così, direi che il punto era relativo a come valutare il put’, aggiunge l’ad di General Motors. Una valutazione che Gm ha deciso di lasciare – quando e se sarà il momento – al mercato.
Ma, nonostante la vicenda dell’opzione e la recente svalutazione di 2,2 miliardi di dollari in bilancio operata in relazione all’investimento di 2,4 miliardi di dollari fatto nel settore auto della casa torinese, Wagoner appare convinto che la strada delle sinergie, soprattutto in un periodo difficile per il mercato mondiale dell’auto, vada perseguita con decisione. La svalutazione in bilancio del denaro investito in Fiat Auto – ha infatti osservato – non deve essere considerata come un sinonimo di ‘cattivo affare’. ‘Ovviamente – ha puntualizzato – sarebbe risultato migliore se Gm stesse vivendo un boom, e Fiat anche. L’idea di fondo, che avevamo bisogno di spingere i costi nelle sinergie, è molto più concreta oggi di quanto non lo fosse prima’.
Anche perchè, è stato poi fatto notare, le difficoltà del settore auto a livello mondiale stanno paradossalmente aiutando le attività sinergiche. Sul futuro di General Motors, Wagoner non ha fornito indicazioni precise in merito ad una piattaforma comune europea tra i prodotti di Fiat e della controllata tedesca Opel, sottolineando come, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, la controllata svedese Saab sia ancora un marchio attraente per la nicchia più elevata di mercato – quella destinata a crescere un pò di più – e come, sul mercato americano (dove Gm è leader) sia auspicabile un’ unione tra i canali di vendita di Pontiac, Buick e Gmc, per le quali ‘non e impossibile’ l’ ipotesi di una unica amministrazione per i tre marchi.
Ancora sul futuro, il numero uno di Gm ha considerato stimolante il termine del 2010 per la commercializzazione di veicoli a celle combustibili (su cui sta lavorando in joint- venture con Suzuki) mentre non si è mostrato particolarmente preoccupato dall’ipotesi di un conflitto in Iraq. ‘Se si trattasse di un’azione di breve durata e vicina nel tempo, l’impatto sarebbe limitato. Se fosse un’azione a lunga durata, l’impatto potrebbe essere più significativo: ma non ho visto alcuno scenario che lasci intravedere un impatto massiccio sull’industria’.
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