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Home - Notizie del giorno - Il giudizio dei sindacati sui dati Istat

Il giudizio dei sindacati sui dati Istat

30 Ottobre 2015
in Notizie del giorno

“La notizia è che il mercato del lavoro è ancora instabile: calano gli occupati, le nuove assunzioni restano prevalentemente a scadenza, crescono gli inattivi, e a fronte di una diminuzione complessiva della disoccupazione aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali. Insomma, più che una macchina da corsa il Jobs Act si conferma un’ultilitaria che ha bisogno di molta manutenzione”. Così Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil, commenta i dati provvisori dell’Istat sugli occupati e disoccupati di settembre.

“Innanzitutto – spiega più nel dettaglio Sorrentino – il calo del tasso di disoccupazione è un dato che deve essere messo in relazione a quelli sul ricorso agli ammortizzatori sociali: se la disoccupazione a settembre scende di 0,1 punti percentuali su agosto, nello stesso mese la cassa integrazione ha registrato un + 54%, non proprio una partenza in quinta. Altra nota dolente, gli inattivi sono 53 mila in più rispetto ad agosto, con un incremento maggiore per le donne, che restano le più penalizzate”.

“Dalle elaborazioni provvisorie dell’Istat – continua la segretaria confederale Cgil – emerge poi che gli occupati diminuiscono di 36 mila unità sul mese, un calo che riguarda sia i dipendenti che gli indipendenti e che coinvolge tutte le tipologie contrattuali, con un crollo più marcato dei tempi indeterminati. E se mettiamo da parte annunci trionfalistici, vediamo che le nuove assunzioni sono per il 70% a termine”.

“Insomma, di notizie eclatanti che permettano di dire ‘è la volta buona’, non ne vediamo. Il Jobs Act – conclude Sorrentino – non è una macchina da corsa ma un’utilitaria, che ha bisogno di molta e accurata manutenzione, per questo il governo dovrebbe cambiare il meccanismo di incentivi previsto dalla legge di stabilità legandolo all’occupazione aggiuntiva stabile e all’innovazione invece di elargire soldi a pioggia alle imprese”.

Anche Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, è dello stesso parere: “Sconfortanti i dati diffusi oggi dall’Istat sul mercato del lavoro riferiti a settembre. L’aumento dell’inattività e il calo congiunturale dell’occupazione, su cui ha pesato maggiormente la diminuzione dei contratti a tempo indeterminato, sono elementi preoccupanti che non possono essere sottovalutati”.

“Anche il dato tendenziale -prosegue Loy-, che mostra una lievissima crescita dell’occupazione complessiva, nonostante la massiccia dote di incentivi messe in campo dall’attuale Governo, rimane drammaticamente critico soprattutto sul fronte giovanile, il cui tasso di disoccupazione continua a mantenersi al di sopra del 40% a cui si aggiunge un aumento degli inattivi/scoraggiati”.

“La rilevazione Istat conferma -conclude il sindacalista- la mancanza di interventi mirati ai giovani rispetto ai quali sarebbero necessarie misure specifiche che, purtroppo, non troviamo tra quelle contenute nella Legge di Stabilità che si sta discutendo nelle aule parlamentari. A questo si aggiunge l’insoddisfacente risultato della ‘Garanzia Giovani‘ che, al netto di offerte di tirocini, ha mostrato l’inefficacia del sistema delle politiche attive rivolte soprattutto ai giovani”.

Per  il segretario confederale della Cisl Gigi Petteni, invece, “I dati registrati dall’Istat segnano l’ormai visibile seppure lenta inversione di tendenza rispetto alla crisi del 2008 che ha visto nel biennio 2013-14 il punto più alto e drammaticamente intenso di questi otto anni. Infatti, pur subendo ed incassando il leggero ma consueto calo fisiologico del post-agosto è incoraggiante sottolineare che nei 12 mesi (settembre 2014 – settembre 2015) si registra un non certo sfavillante, ma finalmente positivo aumento degli occupati +192.000 lavoratori con un incremento percentuale importante, +0,9% ed un tasso di occupazione che sale di 0,6 punti”.

“Ancor più importante –aggiunge Petteni- e significativo il calo della disoccupazione, che nell’arco dei 12 mesi vede un -8,1%, portando il tasso di disoccupazione attuale all’11,8%. Era dall’ormai lontano gennaio 2013 che la disoccupazione non scendeva al di sotto del 12%. C’è un dato riguardante l’aumento degli inattivi che va sicuramente analizzato in maniera più approfondita, probabilmente attribuibile in parte anche all’atteso arrivo della pensione per molti lavoratori che negli ultimi anni erano stati ‘bloccati’ a causa della riforma Fornero”.

“Possiamo dire – prosegue il sindacalista – che mentre dall’avvio della crisi del 2008 il calo dell’occupazione e la crescita della disoccupazione hanno avuto una velocità ed una ‘pesantezza’ continue e molto rapide, ora l’inversione di tendenza che si è avviata proprio a partire dalla fine del 2014 è purtroppo meno repentina”.

“Occorre quindi non solo tenere ben alta la guardia – conclude Petteni – ma il Governo deve intervenire in maniera decisa confermando gli incentivi all’occupazione nella Legge di Stabilità 2016, innalzando la qualità degli interventi, premiando l’occupazione aggiuntiva e  sostenendo, anche attraverso una differente intensità degli incentivi stessi, in maniera robusta le aree deboli del Paese rispetto alle quali l’urgenza ed il bisogno non sono legati solo alla crisi. E’ evidente che con il termine ‘aree deboli’ non parliamo solo di particolari ed ormai note aree geografiche, ma anche l’occupazione femminile e quella giovanile”.

 Per il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, “Si tratta di piccoli segnali di crescita che resteranno solo tali fintanto che il governo non realizzerà vere politiche di sviluppo”.  I segnali positivi, a partire da quelli della crescita, secondo Capone sono frutto di un contesto internazionale favorevole,  mentre per l’occupazione “sono conseguenza di una costante e pericolosa precarizzazione del lavoro e di una trasformazione di contratti, spacciati per ‘a tempo indeterminato’ con l’astuto escamotage delle tutele crescenti, spinta anche dalle decontribuzioni che dalla prossima Legge di Stabilità saranno ridimensionate”.
“L’Italia ha bisogno di veri piani di sviluppo – conclude -, in primis per dare risposte alla disoccupazione giovanile che resta drammatica e allarmante, non di pseudo riforme che hanno l’unico pregio di cambiare nome a problemi cronici e strutturali come quello della precarietà”.
redazione

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