di Andrea Bellini, Università di Firenze
1. La situazione nel settore
Il 18 giugno 2008 è stata siglata tra Ance (Confindustria), Fillea (Cgil), Filca (Cisl) e Feneal (Uil) l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori edili. Si tratta di un traguardo importante, per vari motivi. Il primo risiede nella rilevanza economica di quello che si presenta come un settore traino dell’economia del paese. Nel periodo fra il 1999 e il 2004, in effetti, l’industria delle costruzioni ha contribuito per il 20% alla crescita del reddito nazionale (1). Il secondo motivo ha a che fare con la rilevanza sociale del settore, in quanto il numero degli addetti si avvicina ormai alla soglia dei due milioni e l’intesa in oggetto interessa oltre 1,2 milioni di lavoratori dipendenti. Il terzo motivo riguarda invece le molte contraddizioni del settore, per cui il rinnovo del Ccnl rappresenta un momento fondamentale di regolazione. Innanzitutto, è da registrare un sensibile rallentamento della crescita nell’ultimo biennio, dovuto anche a fattori strutturali, come l’elevata vulnerabilità delle imprese edili, in gran parte di piccole e piccolissime dimensioni e a prevalente conduzione familiare. Un elemento di forte criticità è costituito dai cambiamenti in atto nella composizione dell’occupazione regolare. Cresce infatti il numero di lavoratori stranieri, soprattutto nelle aree metropolitane, dove solo nel 2007 sono aumentati del 43,3%, arrivando a incidere per il 31% sul totale degli iscritti alle Casse edili (2). Cresce altresì il numero degli impiegati e dei lavoratori a tempo parziale. Nelle grandi imprese, in particolare, il rapporto tra impiegati e operai è di circa 1 a 2, “un valore basso per imprese che producono, il che significa che la fase realizzativa dell’opera è delegata in gran parte ad imprese minori” (3). Cresce infine la fascia più dequalificata della forza lavoro e aumentano le situazioni di precarietà occupazionale. Gli aspetti più problematici, tuttavia, restano quelli legati al lavoro nero e alla sicurezza nei cantieri. Il primo mantiene una presenza elevata, sebbene difficile da quantificare a causa della complessità del fenomeno, che si compone di una varietà di situazioni di irregolarità e di abuso. Per quanto riguarda la sicurezza, nonostante un calo significativo nel 2007 (-7,7%), il numero di infortuni rimane molto alto: 96.325, di cui 244 mortali (4). Il settore delle costruzioni, tra l’altro, conserva il triste primato del più alto indice di frequenza di infortuni con postumi di inabilità permanente e si attesta al secondo posto nella graduatoria degli infortuni mortali.
2. L’iter del rinnovo
L’accordo è stato raggiunto dopo sette mesi di trattativa serrata, ma pur sempre all’insegna del dialogo tra le parti. Il negoziato era stato avviato il 14 novembre 2007, con la presentazione della piattaforma rivendicativa da parte dei sindacati. Temi centrali erano il rilancio della formazione e la riorganizzazione del cantiere ai fini della sicurezza. Le difficoltà maggiori sono venute però dalla chiusura dell’Ance sulle richieste salariali (105 euro medi mensili), sul trattamento in caso di malattia e sulla regolazione del part-time. In aprile, si è avuto l’unico vero momento di tensione, con l’interruzione della trattativa e la proclamazione da parte dei sindacati di uno sciopero generale di 8 ore. Dopo due mesi, tuttavia, è giunta la firma che ha aperto la fase conclusiva della stagione dei rinnovi contrattuali nel settore edile. Dopo il Ccnl dell’industria (18 giugno), infatti, di lì a poco sono arrivati quelli della cooperazione (24 giugno), della Pmi (1 luglio) e dell’artigianato (23 luglio), che del primo ricalcano struttura e contenuti.
3. I contenuti dell’accordo
a) Salario. L’aumento concordato è molto vicino alla richiesta iniziale dei sindacati, 104 euro mensili al terzo livello, suddivisi in due soluzioni: 74 euro dal 1° giugno 2008 e 30 euro dal 1° gennaio 2009. Tra i vari emolumenti, l’indennità di funzione dei quadri passa da 70 a 140 euro mensili; aumenta altresì l’indennità per lavoro notturno, che passa dal 25% al 28% per quello non compreso in turni regolari avvicendati e dall’11% al 12% per quello compreso in turni regolari avvicendati; infine, le prestazioni dell’Ape ordinaria sono incrementate del 5% dalla terza erogazione e di un ulteriore 5% a partire dalla sesta.
b) Trattamento in caso di malattia. Si riduce da 7 a 6 giorni il periodo di malattia utile per maturare il diritto al riconoscimento del 50% del salario per i primi tre giorni di malattia e da 14 a 12 giorni per la copertura del 100%. La disciplina della materia, motivo di attrito tra le parti nel corso della trattativa, è stata demandata alla contrattazione territoriale.
c) Lotta contro il sommerso e il precariato. L’accordo compie importanti passi in avanti in questa direzione. Innanzitutto, assegna alle Casse edili il compito di verificare la “congruità” della quantità di manodopera utilizzata rispetto al valore dell’opera, che nei lavori pubblici dovrà essere attestata in occasione del rilascio del Durc. Passando alla disciplina dei rapporti di lavoro, ai fini di una maggiore trasparenza, esso sancisce l’obbligo per le imprese di effettuare l’assunzione degli operai con una lettera in cui siano specificate le caratteristiche del rapporto di impiego. Introduce poi norme più severe allo scopo di ridurre il ricorso indiscriminato al part-time da parte degli operai di produzione (dal primo al terzo livello). Stabilisce cioè che gli operai a tempo parziale non possono superare il 3% dei lavoratori a tempo indeterminato alle dipendenze di un’impresa e che è comunque possibile assumere almeno un operaio a tempo parziale solo nel caso in cui non ecceda il 30% degli operai a tempo pieno. Esclude inoltre la possibilità di applicare agli operai clausole elastiche e flessibili.
d) Formazione e sicurezza. Anche in tema di formazione l’accordo è foriero di novità importanti. Innanzitutto, esso introduce un servizio di sostegno e accompagnamento allo sviluppo professionale, il quale contempla 16 ore di formazione di base all’assunzione comprensive di un modulo di 8 ore sulla sicurezza, nonché la possibilità per i lavoratori interessati di concordare con la Scuola edile competente un Progetto di sviluppo professionale (Psp), con un minimo di 48 ore di formazione annuali collocate al di fuori dell’orario di lavoro. Al fine di consentire lo svolgimento della formazione di base, le imprese dovranno comunicare l’assunzione di ogni operaio al sistema delle Scuole edili con almeno tre giorni di anticipo rispetto all’effettivo ingresso in cantiere. L’accordo prevede poi un sistema di certificazione dei crediti formativi e delle competenze acquisite, attraverso un libretto personale che registra la storia formativa del singolo lavoratore, predisposto e gestito dalla Scuola edile territoriale. Appositi corsi di formazione preventiva in materia di sicurezza saranno inoltre rivolti ai nuovi imprenditori del settore edile. Tra le altre cose, il nuovo testo rafforza il ruolo del Rls e dà mandato alle parti sociali nazionali per dare concreta attuazione ai rinvii operati alla contrattazione collettiva dal Testo unico sulla sicurezza.
e) Politiche del lavoro. Per far fronte alle specificità del settore, l’accordo istituisce una Borsa del lavoro dell’industria delle costruzioni, un sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro basato su una banca del lavoro informatizzata e sportelli attivati presso le Scuole edili. Sul piano delle politiche passive, invece, estende agli apprendisti il trattamento di Cig ordinaria erogato dalle Casse edili in caso di maltempo per un massimo di 150 ore annuali e un importo pari all’80% della retribuzione persa. Infine, per agevolare l’accesso alla previdenza obbligatoria degli operai adibiti a lavori usuranti e pesanti, è prevista la creazione di un fondo mutualistico a copertura di eventuali vuoti contributivi, che si avvarrà di un finanziamento pari allo 0,10% della retribuzione, a carico del datore di lavoro.
4. Contrattazione territoriale e bilateralità
Il nuovo testo ha in sé elementi di rinnovamento e di reciprocità che ne fanno uno strumento moderno e flessibile nelle mani delle parti sociali. Da un lato, infatti, esso punta deciso nella direzione del decentramento della contrattazione al livello territoriale, cui demanda un buon numero di materie, tra cui, come abbiamo visto, la disciplina del trattamento economico in caso di malattia. Dall’altro, prosegue sulla strada dello sviluppo della bilateralità, attraverso il potenziamento degli organismi paritetici. In particolare, esso attribuisce al Formedil e, a livello territoriale, alle Scuole edili un ruolo centrale nella gestione e implementazione delle politiche attive del lavoro (formazione; integrazione socio-lavorativa dei lavoratori migranti; incontro tra domanda e offerta di lavoro). Per quanto riguarda la sicurezza, assegna alla Cncpt (Commissione nazionale per la prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro) un ruolo di indirizzo, controllo e coordinamento dei Comitati paritetici territoriali. Infine, affida alle Casse edili l’erogazione di varie prestazioni e il rilascio del Durc.
5. Alcune osservazioni conclusive
In sintesi, il Ccnl predispone una serie di dispositivi efficaci per alleviare i mali cronici che affliggono l’industria delle costruzioni. In particolare, fa leva su formazione e bilateralità, caricando di responsabilità le parti sociali. La realtà del settore, tuttavia, rende necessario l’impegno coordinato di tutti gli attori in gioco, per far sì che gli effetti delle conquiste degli ultimi anni non vadano dispersi; soprattutto, il governo non deve abbassare la guardia sul fronte dei controlli. È inoltre fondamentale rilanciare la concertazione, per definire priorità comuni. Per concludere, un fatto senz’altro positivo è il nuovo impulso dato alla contrattazione territoriale, strumento essenziale per fronteggiare la frammentarietà delle imprese edili e le specificità regionali del paese. È invece opportuno riflettere sull’utilità dei “contratti-fotocopia”, mentre il dibattito sulla riforma degli assetti contrattuali indica la strada della semplificazione e della riduzione del numero dei contratti.
NOTE
(1) Cfr. Confindustria (2005), Rapporto sull’industria.
(2) Cfr. Osservatorio Feneal-Uil/Cresme (2008), Occupazione e sicurezza sul cantiere nelle aree metropolitane.
(3) Fillea-Cgil (2006), Osservatorio “Grandi imprese e lavoro”. Andamento economico-produttivo e prospettive di sviluppo delle prime 50 imprese di costruzione in Italia.
(4) Cfr. Inail (2008), Rapporto annuale sull’andamento infortunistico 2007.



























