La crisi del mercato del lavoro statunitense è ancora in atto, con il tasso di disoccupazione a giugno salito al 5,9% (dal 5,8% di maggio), mentre il totale delle persone prive di occupazione è passato a 8,4 milioni, rispetto ai 6,5 milioni di un anno fa, quando la recessione era iniziata da tre mesi. Al tempo stesso, peraltro, l’ economia americana dimostra di essere in grado adesso di produrre nuovi posti di lavoro, in totale 36mila a giugno, comunque di molto inferiori alle previsioni degli analisti, che puntavano su 75mila posti aggiuntivi.
Sono queste le indicazioni emerse oggi dai tanto attesi dati sul tasso di disoccupazione, comunicati dal dipartimento del Lavoro, che nella sostanza hanno appunto confermato la gravità della situazione, pur attestando un graduale miglioramento.
Il mercato si attendeva di più, sulla scia dell’ andamento delle richieste di sussidio di disoccupazione settimanali, comunicato mercoledì scorso ad attestatesi a quota 382.000, cioè ai minimi da quando la recessione ebbe inizio, nel marzo 2001.
In effetti, le cifre odierne non sembrano particolarmente incoraggianti anche sotto altri due aspetti. Il primo fa riferimento al fatto che il numero di persone senza lavoro da almeno 27 settimane è il più alto dal lontano mese di maggio del 1994, cioè da otto anni. Il secondo è relativo invece alla nuova perdita di posti di lavoro nelle fabbriche, -23mila posti a giugno, per il 23esimo mese di ribasso di seguito.
Bene, al contrario, ha fatto il comparto dei servizi, che del resto è quello che pesa maggiormente sul prodotto nazionale lordo (per circa due terzi); in questo caso, si è avuta infatti una crescita di 46mila posti, inferiore comunque a maggio (+60.000).
Va tenuto conto infine del fatto che il dipartimento del Lavoro procede a continue revisioni dei dati comunicati di mese in mese, con la conseguenza in questo caso di un peggioramento rispetto alle cifre provvisorie a suo tempo rese note. Per lo scorso mese di febbraio, ad esempio, era stata inizialmente comunicata una crescita di 66mila nuovi posti di lavoro, poi trasformatasi invece in una perdita secca di 165mila unità. Fra aprile e maggio, inoltre, in base ai dati corretti risulta un incremento di tremila posti di lavoro netti, molto inferiori ai 47mila resi noti a suo tempo.
In ogni caso, se la crescita di 36mila nuovi posti verrà confermata, si tratterà del maggior incremento di posti registratosi dal lontano febbraio del 2001 (+75.000 in quella circostanza).
Wall Street, dopo qualche titubanza iniziale, ha virato in deciso rialzo dopo la comunicazione dei dati, nonostante la stima fosse appunto migliore. Tutto il contrario di quanto si era verificato il mese scorso, quando il mercato aveva accusato un vistoso ribasso, giudicando insufficienti i 41mila posti aggiuntivi comunicati (corretti peraltro oggi ad appena 24mila).
Sul fronte dei tassi, infine, il dato odierno va ulteriormente nella direzione di un’ invarianza del costo del denaro per altri mesi a venire.
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