L’Italia rischia di perdere fondi a causa della lentezza delle amministrazioni: la Corte dei Conti sottolinea infatti che, a causa della lentezza delle amministrazioni italiane per l’utilizzo dei fondi strutturali comunitari si rischia di perdere risorse “preziose” per lo sviluppo del nostro Paese. La magistratura contabile, nella relazione relativa al 2001 da poco trasmessa al Parlamento, si riferisce alle amministrazioni «che hanno continuato ad operare mediante le tradizionali strutture organizzative ed ordinamentali ai fini della gestione e del controllo dimostrando difficoltà a recepire in tempi brevi le innovazioni sul piano normativo ed operativo continuamente introdotte a livello comunitario». Un livello di rischio segnalato dalla Corte è quindi di incorrere in «provvedimenti sanzionatori di carattere finanziario che potrebbero essere adottati dalle istituzioni comunitarie, specialmente dalla Commissione, comportanti in definitiva la soppressione o la riduzione della partecipazione dei Fondi strutturali alle azioni promosse o realizzate dall’Italia». Oltretutto le amministrazioni, allo scadere del ciclo di programmazione, hanno provveduto “con un ampio ricorso alle riprogrammazioni nonchè alla pratica dell’overbooking” e “non risulta che nel corrente anno le amministrazioni, tranne qualche lodevole eccezione, abbiano attuato dei comportamenti tali da da colmare completamente i ritardi verificatisi in passato”. Dunque: “Allo stato sembra piuttosto probabile che una parte non irrilevante di tali risorse, preziose per lo sviluppo del Mezzogiorno, rimanga inutilizzata in conseguenza della incompleta attivazione dei vari interventi con corrispondente perdita delle stesse”. Inoltre il rischio è che la soppressione o la riduzione dei fondi in relazione a spese già sostenute possa gravare sull’erario.
Ecco la “pagella” 2001 della Corte dei Conti inviata al Parlamento:
– OBIETTIVO 1: Per quanto riguarda lo stato di attuazione delle varie forme di intervento dell’obiettivo 1 la Corte rileva che solo 7 dei programmi multiregionali presentano livelli di impegno di spesa inferiori al 100% del costo totale. I rimanenti 5 progetti si attesta tra il 99% e il 100% mentre nel settore degli interventi regionali solo 2 progetti si pongono al di sotto dei limiti massimi di impegno. I dati complessivi medi dei pagamenti risultano pari all’81,24% per i programmi multiregionali e al 71,86% per quelli regionali. Intanto Molise, Basilicata, Abruzzo e Sardegna «confermano l’andamento positivo dei propri programmi regionali precedentemente rilevato».
(L’obiettivo 1 ha come finalità lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo. Le regioni interessate sono l’Abruzzo, dal ’94 al ’99, e Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia per l’intero ciclo).
– OBIETTIVO 2: Gli interventi finanziati dal Fesr e dal Fse presentano insufficienti livelli di pagamento delle opere finanziate nel Veneto, Lombardia e Lazio. I fondi sono a rischio (L’obiettivo 2 ha come finalità la riconversione delle regioni frontaliere o parti di regioni gravemente colpite da declino industriale).
– OBIETTIVO 3: La Corte segnala «un significativo e generalizzato incremento dei pagamenti. (L’Obiettivo 3 è mirato a favorire il lavoro giovanile e soccorrere i soggetti minacciati di esclusione dal mercato del lavoro).
– OBIETTIVO 4: Andamento positivo dei pagamenti con “particolari notazioni” per Umbria, Piemonte e Lombardia e le province autonome di Trento e Bolzano. (L’Obiettivo 4 è finalizzato all’adeguamento di lavoratori e imprese allo sviluppo dei mercati e delle tecnologie).
– OBIETTIVO 5: Sufficiente livello di spesa solo in Valle D’Aosta, Toscana, Liguria, Lombardia e province autonome di Trento e Bolzano. Il Friuli Venezia Giulia ha invece ampliato il piano finanziario con un volume di impegni e pagamenti superiori alle disponibilità del programma originario. (L’Obiettivo 5 riguarda le regioni non comprese nell’obiettivo 1 ma caratterizzate comunque da scarso sviluppo socio-economico e/o da declino rurale).
– PROGRAMMI DI INIZIATIVA COMUNITARIA: Il livello realizzativo si è mantenuto “molto basso”: 41,1% del costo totale. Secondo la Corte questo dipende dalla difficoltà di coordinamento delle strutture regionali e dai “tempi morti delle procedure burocratiche”.
– POLITICA AGRICOLA COMUNE: In questo settore l’Italia guadagna la maglia nera: la Commissione – ricorda la Corte – nella relazione 2000 che aveva oggetto la tutela degli interessi finanziari della Comunità e la lotta contro le frodi, ha rilevato che il problema del recupero nel settore rimane sempre essenzialmente un problema di uno stato membro (l’Italia appunto) che riunisce, da solo, i tre quarti del saldo globale ancora da recuperare. E questo dipende alla lunghezza delle procedure giudiziarie nazionali.
– PROGRAMMAZIONE 2000-2006: Alla data del 30 giugno 2001, rispetto all’obiettivo 1, il livello di impegni e pagamenti è pari, rispettivamente, al 5,99% e all’1,68%























