Italia nelle retrovie in Europa per gli investimenti diretti dai paesi extra-Ue: nel 2001 – secondo i dati preliminari diffusi oggi da Eurostat – essi sono ammontati in totale a 3,53 miliardi di euro, in regresso del 15% rispetto ai 4,17 miliardi del 2000.
A precedere l’Italia in questa speciale ‘classifica’ – che concerne investimenti durevoli da parte di entità extra-Ue in imprese europee – sono nell’ordine Belgio e Lussemburgo (per un totale di 30,15 miliardi di euro nel 2001), Olanda (28,19), Regno Unito (23,44), Germania (8,93), Francia (5,90) e Spagna (3,70). Alle spalle dell’Italia figurano Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Grecia, Portogallo ed Irlanda (oggetto di massicci smobilizzi).
Nella direzione opposta – quella degli investimenti diretti dei paesi europei nel resto del mondo – è stata la Germania (circa 60 miliardi di euro nel 2001), seguita Belgio-Lussemburgo (40 miliardi) e dall’Olanda (36 miliardi).
L’Italia ha fatto segnare una significativa flessione (- 20%), passando dai 4,4 miliardi del 2000 ai 3,5 miliardi di euro nel 2001.
Nel complesso, gli investimenti diretti dai paesi extra-Ue sono calati lo scorso anno bruscamente, da 159 a 97 miliardi di euro (-39%), mentre quelli in uscita dall’Ue sono scesi da 322 miliardi a 202 miliardi di euro (-37%). L’Unione europea si è confermata investitore netto nel resto del mondo, anche se la differenza fra flussi in uscita ed in entrata si è ridotta a 105 miliardi di euro dai 164 del 2000.
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