A Sergio Marchionne non farà piacere, ma succede che la Fiom sia confermata dai dati come il primo sindacato nelle elezioni Rls (responsabili della sicurezza). Negli stabilimenti FCA il sindacato guidato da Maurizio Landini ha ottenuto il 35,8% dei voti contro il 20,6% della Fim, il 16,8% della Uilm e il 15,46% del Fismic. Dovendo scegliere un rappresentante a cui affidarsi per una materia concreta come la sicurezza sul lavoro, insomma, i dipendenti del gruppo hanno preferito pescare nel bacino delle ‘’bestie nere’’ dell’azienda, quelli “che criticano gli accordi”, piuttosto che presso altri sindacati che gli accordi, invece, li firmano tutti. E questo –sottolinea Maurizio Landini- perfino negli Enti centrali di Mirafiori, cioè nel regno dei colletti bianchi, lo stesso nel quale, secoli fa, prese corpo la Marcia dei Quarantamila contro il sindacato. Oggi, però, accade che su 43 stabilimenti del gruppo guidato da Marchionne la Fiom si ritrova maggioranza in 27, e in 13 addirittura maggioranza assoluta.
“Un voto che va ben oltre il nostro consenso -ha ammesso Landini, presentando i dati delle elezioni in conferenza stampa- il che ci carica di una grande responsabilità”. La prima delle quali e’ uscire dal pantano del contratto nazionale: che non riguarda –non più- i dipendenti Fca (ai quali viene applicato ormai il contratto di gruppo) ma resta pur sempre un problema per gli altri milioni di lavoratori del settore. Il quadro e’ parecchio complicato. Da un lato preme Federmeccanica, secondo cui con l’attuale sistema contrattuale non ci sono gli estremi per immaginare alcun rinnovo, anche per via delle condizioni semi- agonizzanti delle imprese meccaniche; dall’altro ci sono Fim e Uilm, agguerritissime, che nei giorni scorsi hanno presentato una propria piattaforma contrattuale “molto onerosa “ (per ammissione degli stessi dirigenti delle due organizzazioni).
In mezzo ai due estremi si colloca la Fiom, che da settembre – come ha annunciato oggi Landini- avvierà una “consultazione straordinaria tra tutti i lavoratori”, per chiedere ai diretti interessati ‘’quale’’ contratto vogliono. Dopo la consultazione si convocherà l’assemblea nazionale della categoria, che sulla base di quanto emerso dalla ‘’base’’ varerà una piattaforma per il contratto. A sua volta, la piattaforma sarà sottoposta al referendum tra i lavoratori.. Il testo approvato nei vari passaggi sarà infine portato al tavolo del rinnovo. Tavolo al quale la Fiom, precisa Landini, avrà pieno titolo di partecipare, accanto alle altre organizzazioni: “ha diritto a trattare chi rappresenta almeno il 5% dei lavoratori. Noi, come dire, pensiamo di rappresentarne un pochino di più”.
In parallelo alla consultazione della base si aprirà quella con i ‘’padroni’’: Landini ha chiesto alla Federmeccanica (con una lettera, la scorsa settimana) di aprire un confronto sull’andamento del settore: perché ‘’non e’ vero che l’intero comparto va male. Ci sono aree di crisi, ma anche altre che vanno benissimo, come per esempio le aziende che esportano”.
Il tema del rinnovo contrattuale, tuttavia, va oltre i confini dei metalmeccanici. Landini ricorda che, a oggi, non esiste piu’ un modello di riferimento valido, e che una riforma e’ senza dubbio necessaria, tanto piu’ che l’Ipca (il meccanismo per definire gli aumenti salariali oggi in vigore) sta mostrando ormai tutti i suoi limiti. Ma all’orizzonte non sembra esserci nulla di concreto. C’e’ il documento fantasma di Confindustria, quello illustrato ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil il mese scorso e però mai ufficializzato (il che la dice lunga anche sul gradimento interno che puo’ aver raccolto) e c’e’ la insolita proposta presentata in solitaria dalla Cisl la scorsa settimana. Infine, c’è (forse) una ipotesi ‘’governativa’’, a cui starebbero lavorando i tecnici di Palazzo Chigi incaricati da Matteo Renzi. Ma come si diceva, di concreto, appunto, nulla. Nella generale confusione, Landini afferma di avere però almeno due certezze. La prima: non si può immaginare una estensione del modello FCA, “vorrebbe dire la fine del contratto nazionale”. La seconda: sono maturi i tempi per impugnare il machete e sfoltire l’abnorme numero di contratti. Landini propone di lasciare solo pochi macro contratti nel sistema manifatturiero, immaginando un unico sindacato dell’industria, e, analogamente, un unico contratto. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli apparati. Sindacali, ma anche delle stesse imprese.
Nunzia Penelope




























