L’intreccio si infittisce. Quello, intendiamo, fra l’auspicata riforma del modello contrattuale attualmente vigente in Italia – posto che ce ne sia uno effettivamente condiviso e praticato – e i rinnovi dei contratti nazionali di categoria già avviati o di prossimo avvio, con particolare riferimento a quello dei metalmeccanici. Un intreccio reso forse più avvincente dalla vera e propria mossa fatta adesso dalla Fiom. Ieri, 23 luglio, il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, ha infatti risposto alla lettera indirizzatagli il 15 luglio dal Presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi. E lo ha fatto con una lettera in cui avanza una proposta precisa: “Federmeccanica convochi un tavolo unitario di confronto sullo stato e sull’andamento del settore metalmeccanico”. Ciò, prosegue Landini, “a carattere preventivo e propedeutico all’avvio di un negoziato per la realizzazione di un contratto nazionale capace di coniugare il miglioramento della competitività delle imprese con il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che operano nel settore metalmeccanico”.
Ma torniamo a bomba. Queste due settimane centrali di luglio sono state segnate da tutto un rincorrersi di riunioni, assemblee, dichiarazioni, conferenze stampa e scambi epistolari che hanno visto come protagonisti confederazioni sindacali e federazioni di categoria, dai loro dirigenti nazionali più in vista ai delegati di fabbrica.
Cronologicamente parlando, a monte di tutto c’è, il 7 luglio, la sigla dell’accodo raggiunto da Fca e Cnhi con i cinque sindacati cosiddetti “firmatari”: Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqc. Un accordo che ha consentito il rinnovo (in questo caso quadriennale) del cosiddetto Contratto collettivo specifico di lavoro, ovvero di una sorta di contratto nazionale valido per i metalmeccanici dipendenti dai due gruppi. Gruppi le cui imprese, come è noto, dal 2012 non fanno più parte di Confindustria.
Dopodiché, sono iniziate le due settimane cui abbiamo appena accennato. Da venerdì 10 giugno, quando la Fiom ha avviato a Bologna la due giorni della sua Assemblea nazionale, a venerdì 24 giugno, quando la stessa Fiom ha tenuto a Roma una riunione della sua Direzione, allargata ai Segretari generali delle principali strutture territoriali, una fitta serie di appuntamenti. Tra cui, la riunione unitaria delle segreterie Cgil, Cisl, Uil (lunedì 13), la conferenza stampa in cui la Cisl ha lanciato la sua proposta di nuovo modello contrattuale (martedì 21) e, infine, l’assemblea nazionale dei delegati in cui Fim e Uilm hanno varato la loro piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
Vi siete persi? Tenete duro. Perché questo elenco, peraltro parziale, di appuntamenti sindacali era necessario a due scopi. Primo, dare il senso della fase particolarmente vivace che stanno attraversando le vicende sindacali del nostro paese. Secondo ricostruire lo scenario in cui la mossa fatta ieri dalla Fiom, e di cui trattiamo oggi sul Diario del lavoro, assume un senso specifico.
Senso che ci pare di poter così riassumere. Nell’immediato, la Fiom non risponde alla mossa di Fim e Uilm che, come si è detto, hanno appena varato una loro piattaforma costruita e presentata senza la Fiom. Cogliendo invece l’occasione in qualche modo offerta da Federmeccanica con la lettera inviata il 15 luglio ai segretari generali di tutti e tre i principali sindacati della categoria, Landini suggerisce a Federmeccanica di convocare un primo incontro con cui avviare un confronto in cui la stessa Federmeccanica possa discutere con Fim, Fiom e Uilm un tema sulla cui rilevanza va insistendo da tempo: quello dell’ampiezza e della profondità della crisi che, a partire dal 2008, ha investito la struttura industriale del nostro paese. Riducendo la produzione del 30% e la capacità produttiva installata del 25%.
Ebbene, dice Landini, condividendo “il richiamo”, effettuato da Storchi, al “senso di responsabilità che ci deve guidare tutti per affrontare una situazione per tanti versi inedita” e che “può mettere a rischio nel nostro Paese l’esistenza di un sistema industriale di qualità”, propongo di avviare da subito un confronto che ci consenta di vedere se è possibile costruire un’analisi comune della situazione dell’industria metalmeccanica italiana. Tutto ciò, naturalmente, “ferme restando le autonomie contrattuali delle parti”, nonché le loro rispettive autonomie “di giudizio sul ruolo del contratto nazionale di lavoro”.
Insomma, Landini avanza una proposta che, nascendo come risposta alla precedente lettera di Federmeccanica, può essere giudicata come interessante dall’associazione delle imprese del settore, aderenti a Confindustria, senza ledere né gli interessi, né la volontà di Fim e Uilm.
Nella lettera del 15 luglio, peraltro, Storchi aveva affermato che l’obiettivo prioritario di Federmeccanica “è quello di lavorare per far sì che le nostre Confederazioni possano raggiungere un’intesa atta a ridisegnare gli assetti contrattuali che tutti dobbiamo sostenere e che dovranno costituire il punto di riferimento per i rinnovi dei contratti in scadenza”. Per poi concludere, con una certa solennità, che il “Consiglio direttivo della Federmeccanica ritiene che il confronto sul rinnovamento contrattuale” nella categoria dei metalmeccanici, “debba avvenire – anche in assenza di un auspicabile accordo interconfederale sugli assetti della contrattazione – sulla base dei princípi sopra richiamati e tenendo conto di quanto previsto nell’accordo interconfederale del 10 gennaio 2014”. Musica per le orecchie di Landini. Il quale infatti, nella sua risposta, sottolinea l’importanza di questo richiamo di Federmeccanica all’accordo siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, all’inizio dell’anno scorso, “in materia di rappresentatività, rappresentanza e regole per la contrattazione collettiva”. E ciò, appunto, perché il tema delle regole democratiche che debbono presiedere all’attività di contrattazione è invece particolarmente caro alla Fiom.
Insomma, e questo è un altro dei paradossi di cui è intessuta da tempo la vicenda sindacale dei metalmeccanici, alla fine di questa settimana i rapporti della Fiom con Federmeccanica sembrano più distesi di quelli esistenti tra la stessa Fiom, da una parte, e Fim e Uilm dall’altra.
Prossimo appuntamento, annunciato oggi, lunedì 7 settembre. Per quel giorno, infatti, è stato convocato il Comitato centrale dei metalmeccanici Cgil.
@Fernando_Liuzzi




























