Nel 2001 oltre 7.398 lavoratori coreani hanno perso il loro impiego nel solo settore ferroviario, oltre un centinaio sono stati uccisi in incidenti sul lavoro ed alcuni subiscono orari di lavoro tra i più lunghi del pianeta. Elementi che giustificano ampiamente un’azione di rivendicazione. Per coronare il tutto, il governo coreano ce la mette tutta per privatizzare attività ferroviarie, senza minimamente prestare attenzione ad eventuali negoziati con i sindacati. Intanto, mentre le confederazioni sindacali Fktu e Ktu lanciano la parola d’ordine sciopero per costringere il governo al tavolo dei negoziati, il primo ministro Lee Handong ha apertamente prevenuto gli scioperanti che tale sciopero “era illegale e che il governo aveva intenzione di punire i loro dirigenti, sostenendo il principio che ogni delitto va sanzionato”. Il presidente Kim Dae-jung, che ha ottenuto perfino un premio Nobel per la pace, ha sottolineato che “i sindacati non devono ricorrere alla violenza e devono conformarsi alla legge” anche se nulla permette di provare che i sindacati abbiano fatto appello alla violenza o ad altri metodi illegali. Il seguito ad informazioni che parlano dell’arresto di ben 34 dirigenti dello sciopero, il segretario generale della Icftu, Guy Ryder, ha risposto a queste minacce scrivendo al presidente coreano, per farlo partecipe della sua indignazione. Nella lettera, Guy Ryder esige che il governo torni al tavolo dei negoziati e che “tutte le minacce d’arresto emananti dal procuratore o da ogni altro responsabile nei confronti degli scioperanti e dei loro dirigenti siano cancellate e che questo sia oggetto di un pubblico annuncio”.
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