Volkswagen si prepara a una drastica riduzione della forza lavoro: il Consiglio di sorveglianza ha approvato all’unanimità il Future Plan 2030, che prevede il taglio di circa 50mila posti di lavoro aggiuntivi a livello globale. Una sforbiciata che si somma ai circa 50mila esuberi già concordati a partire dal 2024, soprattutto per le attività del gruppo in Germania, portando a quota 100mila la riduzione complessiva dell’organico prevista entro la fine del decennio, pari a quasi il 15% dei 652mila dipendenti del gruppo. Si tratta della più grande ristrutturazione nella storia del gruppo automobilistico tedesco.
Il nuovo piano nasce dalla necessità di ridurre i costi e adeguare la capacità produttiva alla nuova dimensione del mercato, in un contesto segnato dalla concorrenza dei costruttori asiatici, dalla debolezza della domanda e dai cambiamenti tecnologici. Secondo l’analisi alla base del Future Plan 2030, Volkswagen ha una capacità produttiva europea superiore alla domanda di oltre 500mila vetture e dovrà quindi intervenire anche sulla propria struttura industriale.
Il piano punta a riportare il gruppo a una maggiore redditività, con l’obiettivo di arrivare entro il 2030 a un margine operativo del 9% e a vendite annuali per 9 milioni di veicoli. Volkswagen prevede inoltre 135 miliardi di euro di investimenti e ricerca e sviluppo nel periodo 2027-2031. «Ci assumiamo la responsabilità nei confronti di tutti i nostri dipendenti, dei nostri partner e dei posti di lavoro nel settore industriale in tutto il mondo», ha dichiarato l’amministratore delegato Oliver Blume.
Il via libera è arrivato dopo una trattativa che aveva visto emergere forti tensioni tra management, azionisti e rappresentanti dei lavoratori. Il piano è stato infine approvato anche con il sostegno della componente sindacale. Daniela Cavallo, presidente del Consiglio centrale di fabbrica del gruppo, ha sottolineato che la trasformazione «non può addossare l’onere esclusivamente ai dipendenti», mentre Christiane Benner di Ig Metall ha rivendicato la necessità di individuare prospettive per tutti gli stabilimenti. I mercati hanno accolto positivamente l’intesa: nelle contrattazioni di Francoforte le azioni Volkswagen sono arrivate a guadagnare quasi il 7%.



























