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Le tenebre del pensiero

Marco Cianca
Marco Cianca
Dicembre07/ 2021

“Un’onda di irrazionalità”. Il Censis scopre l’acqua calda. E avverte, bontà sua, che ci si può scottare: “E’ un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà”. La diagnosi si riferisce essenzialmente ai negazionisti del Covid e ai nemici del vaccino ma comprende anche i terrapiattisti, coloro che non credono allo sbarco sulla Luna o i tecnofobici convinti che il 5G sia uno strumento per controllare le nostre menti, quelli che paventano la sostituzione etnica a favore degli immigrati, i teorici della cospirazione mondiale. “Si osserva una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste”, rimarca il Rapporto presentato in questi giorni.

“L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale, sia le posizioni scettiche individuali, sia i movimenti di protesta che quest’anno hanno infiammato le piazze, e si ritaglia uno spazio non modesto nel discorso pubblico, conquistando i vertici dei trending topic nei social network, scalando le classifiche di vendite dei libri, occupando le ribalte televisive”, concludono i ricercatori, epigoni dell’immaginifico Giuseppe De Rita. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Ormai anche i bambini, ai quali va spiegata la necessità dell’immunizzazione, sanno di che cosa si parla.

L’irrazionalità fa parte della storia umana, non è certo un prodotto della modernità. Il cammino della civiltà procede nel continuo confronto e scontro tra la paura e la ragione. Dal dominio del fuoco ai viaggi interplanetari. I periodi bui ci sono sempre stati; l’oscurantismo, quasi sempre ammantato da credenze religiose, ha segnato tragicamente secoli interi. Che cosa è stata l’Inquisizione se non una forma suprema di negazionismo, che interpretava il progresso e le scoperte come farina del diavolo? “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi!”, esortava un vescovo durante la crociata contro i catari. Quale maggiore e crudele assenza di ogni raziocinio?

La caccia alle streghe, i pogrom, la Vandea, il nazismo. Il sonno, o la distruzione sistematica, della ragione, per dirla con Goya e Lukàcs, ha generato terribili mostri. Milioni, miliardi di morti.  Nulla di nuovo, quindi, sotto il cielo. La battaglia continua. La pandemia, questo sì, ha catalizzato e dato nuova forma alle tenebre del pensiero, accelerando quella crisi delle élite illuministe già sfociata nel confuso populismo. Una controrivoluzione, aveva sentenziato nel 2018, prima che arrivasse il virus ad esasperare tutto, Jan Zielonka, erede di Ralf Dahrendorf, mettendo sotto accusa le inerzie, le inefficienze, gli errori, le furbizie, la corruzione, i fallimenti delle classi dirigenti liberali.

Perché il punto non è tanto, con buona pace del Censis, l’infiltrazione dell’irrazionalità ma le scarse difese della logica democratica. Di fronte al pericolo di una disfatta non può essere dato nulla per scontato. Occorre un lavoro certosino di alfabetizzazione sociale. Il rifiuto dell’altro, del diverso, dello straniero, è il padre di tutte le aberrazioni. Tribalismi, sangue, ghetti, muri, fanatismo, confini, nazioni, guerre. Papa Francesco, durante il viaggio nel carnaio di Lesbo, ha parlato di “naufragio della civiltà”.

Ma il buonismo da solo non basta. Servono fatti e dati per sconfiggere la xenofobia. La rivista Il Mulino ha dedicato uno speciale proprio a questo compito. Citiamo un passaggio essenziale: “Gli occupati stranieri in Italia sono 2,5 milioni e producono un valore aggiunto di 134,4 miliardi, ossia il 9% del PIL, con incidenza maggiore nei settori dell’agricoltura e delle costruzioni. E, al contrario dell’idea comune secondo la quale gli immigrati gravano sulla spesa sociale nazionale, il saldo tra gettito fiscale e contributivo e spesa pubblica per l’immigrazione è positivo (+ 0,6 miliardi). Ben lontani dal rubare il lavoro ai cittadini italiani, i lavoratori stranieri svolgono quelle mansioni che gli anglosassoni definiscono “dirty, dangerous and degrading” (sporche, pericolose e degradanti), quali badanti, collaboratrici domestiche, manovali e braccianti. Lavori spesso invisibili, che sopperiscono però alle carenze strutturali del nostro sistema di welfare, in primis la cura di anziani e bambini, e ai nostri bisogni produttivi primari”.

“Questa consapevolezza potrebbe essere il punto di partenza per costruire una narrazione sul tema dell’immigrazione antagonista e competitiva con quella della destra”, assicurano le studiose Stella Gianfreda e Marianna Griffini.

Non si può scoprire all’improvviso che di notte viene il buio. “Ogni setta, a qualunque genere appartenga, è l’unione del dubbio e dell’errore. Quando la verità è evidente, è impossibile che nascano partiti e fazioni. Non si è mai disputato se ci sia la luce a mezzogiorno”. Parola di Voltaire.

Marco Cianca