Con l’allungamento a sette mesi della ‘finestra’ di uscita c’è il rischio concreto che il lavoratore per quel periodo rimanga senza stipendio e senza pensione. E’ quanto sostiene Alberto Brambilla, già sottosegretario al Welfare con delega alla previdenza sociale e oggi presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, che critica l’ipotesi, a cui il governo starebbe lavorando in vista della prossima manovra, di portare da tre a sette mesi il periodo di ‘attesa’ prima di lasciare il lavoro una volta che si sono raggiunti 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne).
“Ma quale datore di lavoro paga per altri sette mesi lo stipendio a un suo dipendente che ha raggiunto i requisiti contributivi per andare in pensione di anzianità? – spiega Brambilla interpellato da Askanews – Era già difficile con la ‘finestra’ di tre mesi, figuriamoci se diventa di sette mesi”.
Da qui il rischio di “restare senza stipendio e senza pensione”. Quindi il pensionamento anticipato (prima dei 67 anni di età ma con 42 anni e 10 mesi di contributi) “diventerebbe una possibilità riservata a chi se lo potrà permettere”.
E.G.


























