C’è un “rischio reale” di tensioni sociali, la priorità è la difesa del lavoro. Lo sostengono all’unisono i leader sindacali rivolgendo un appello al governo. Parole che hanno spinto il premier Monti ad intervenire. Nella serata di domenica ha chiamato i quattro leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl esprimendo la volontà di ricercare “la massima intesa” sui temi del lavoro e dell’occupazione, pur sottolineando “l’esigenza di operare con la sollecitudine imposta dalla situazione”.
Le posizioni dei sindacati.
“E’ meglio che il governo abbia più coraggio di quanto ne ha avuto finora e apra un confronto esplicito e costruttivo con le parti sociali sui temi della crescita e dell’occupazione”, ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso. “Noi vogliamo confrontarci sulla crescita del Paese, e per noi crescita vuol dire creare nuove occasioni di lavoro per giovani e donne e lavori meno instabili e precari per tutti”. “Per questo – dice ancora – proponiamo un nuovo ‘piano del lavoro’. Crediamo sia indispensabile ridurre il numero e la tipologia dei contratti instabili e atipici, moltiplicata in maniera irresponsabile dal governo Berlusconi”.
Secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, l’inasprirsi del conflitto sociale nei prossimi mesi di recessione dipenderà soltanto dal governo. La Cisl chiede una concertazione vera su tutti i temi economici e sociali e ritiene che “la necessaria rapidità delle decisioni non può divenire un alibi per evitare il confronto con il sindacato”. “Non accetteremo – aggiunge Bonanni – pacchetti preconfezionati o ispirati da altri”. “Finora – ha proseguito – il governo ha voluto fare da solo e infatti la reazione del sindacato è stata la diretta conseguenza di questa scelta. Verificheremo nei prossimi giorni se ci sarà un cambiamento nella linea del governo e se alle parole del presidente Monti corrisponderanno i fatti”.
Molto simili anche le valutazioni del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Il governo, ha avvertito, deve cambiare rotta o c’è il rischio di nuove tensioni sociali nei prossimi mesi di recessione. “Non è nostra intenzione – sottolinea – fare del conflitto sociale la nostra regola, ma è chiaro che il governo si illude se pensa che possiamo sopportare un 2012 carico di disoccupati. La combinazione – afferma – di pensioni più basse, redditi reali decrescenti e minore occupazione non è un buon viatico per la pace sociale”. E poi lancia l’allarme: “L’aumento della disoccupazione non è certo un antidoto alla pace sociale, anzi è benzina sul fuoco”. Per questo, spiega sempre Angeletti, nel confronto che si aprirà con l’esecutivo “andremo a chiedere una declinazione di questa politica per la crescita. Secondo noi si deve basare soprattutto su una riduzione delle tasse sul lavoro, perché gli effetti benefici sulla crescita sono indiscutibili. Il problema principale che abbiamo è l’occupazione”. Per rilanciare l’economia, secondo Angeletti, è necessario “modificare le norme sugli investimenti, perché finché le norme non cambiano gli investimenti resteranno solo ipotesi: gli ostacoli sono enormi. Solo un’autentica semplificazione, un’eliminazione radicale di molte norme può rendere credibile il fatto che si faranno sul serio gli investimenti”. (FRN)























