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Home - Approfondimenti - La nota - Nel “programma giallo rosso” qualche spunto di ilarità e poca concretezza

Nel “programma giallo rosso” qualche spunto di ilarità e poca concretezza

3 Settembre 2019
in La nota

Partendo dalla fine, cioè dall’ultimo dei 26 punti, viene da pensare a uno scherzo. Nelle ‘’Linee di indirizzo programmatico per la formazione del nuovo governo’’, (questo il titolo, pomposetto, del documento che sarà la base del programma giallo rosso) ), si legge infatti: “il governo dovrà collaborare per rendere Roma sempre più attraente per i visitatori e sempre più vivibile per i residenti’’. Conoscendo le deprimenti condizioni in cui versa la Capitale, e le infinite polemiche che accompagnano l’operato (se così si può dire) del sindaco Virginia Raggi, difficile non ridere, in effetti.

Ma è solo uno dei tanti spunti di ilarità contenuti nel testo reso pubblico stamattina sul blog del Movimento Cinque stelle, e sulla cui base voteranno gli adepti. Del titolo abbiamo detto; i contenuti, invece (che pubblichiamo integrali nell’allegato) sono un fritto misto di buoni propositi, luoghi comuni e confusione, che denotano, soprattutto, la fretta e l’approssimazione nella stesura. Malgrado la precisazione in copertina: ‘’bozza di lavoro che il presidente del Consiglio incaricato sta integrando e definendo’’.

Un’altra chicca che farebbe ridere, se non facesse piangere, si trova al punto 22), dove si identifica il vasto e variegatissimo mondo dei ‘’lavoratori digitali’’ (dei quali si proclama la necessità di “difendere i diritti”) semplicemente con i riders (con tanto di s finale): se questa è la conoscenza che l’estensore del programma ha del mondo del lavoro nel 2019, c’è solo da sperare che non lo facciano ministro. Nel punto in questione, oltretutto, si mescolano capre e cavoli, infilando nello stesso paragrafo l’equità fiscale e i diritti, appunto, dei lavoratori digitali, ma anche i ‘’modelli redistributivi che incidono sul commercio elettronico, sulla logistica, sulla finanza, sul turismo, sull’industria e l’agricoltura’’. Che vuol dire? Boh. E ancora, sempre al punto 2), si legge che ‘’occorre introdurre la web tax per le multinazionali del settore che spostano i profitti e le informazioni (sic) in paesi differenti da quelli in cui fanno business (sic)”. Le “informazioni”? Cosa c’entrano? Parole e concetti in libertà, insomma, esposti da chi, evidentemente, ha appena e malamente orecchiato quelli che sono i due o tre temi più cruciali e complessi dei nostri tempi.

Altri concetti abborracciati lì troviamo al punto 19), che inizia con la tutela dei ‘’beni comuni’’, come acqua, scuola e sanità, per approdare senza soluzione di continuità al seguente concetto: ‘’per questo occorre avviare la revisione delle concessioni autostradali’’. Il nesso tra autostrade, scuola, sanità, eccetera, decisamente sfugge. Ma tant’è.

Ci sono poi, sparse qua e là, una serie di affermazioni lapalissiane, tipo: ‘’rafforzare l’export e promuovere il made in Italy’’; ‘’ promuovere i multiformi percorsi del turismo, anche attraverso il recupero delle più antiche identità culturali e tradizioni locali’’ (più sagre paesane per tutti?); e ancora, semplificare il fisco, razionalizzare la spesa pubblica, ridurre i tempi della giustizia, riformare la Rai, tutelare il risparmio, sopprimere gli enti inutili e, ovviamente, dulcis in fundo, l’immancabile ‘’piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro al sud’’, con tanto di banca pubblica dedicata al seguito. Manca la ‘’pace nel mondo’’ e siamo a posto.

Al paragrafo 5) si lancia quindi l’asso, con il “Green New Deal” (sic): cioè ‘’un cambio radicale di paradigma culturale’’ che porti a inserire ‘’la protezione dell’ambiente’’ in Costituzione, prevedendo che tutti i piani di investimento pubblico abbiano al centro la protezione dell’ambiente.

Venendo alle poche cose concrete, il paragrafo 15) affronta la questione immigrati facendo riferimento sia alle necessarie politiche comuni europee, sia, soprattutto, esplicitando la necessità di ‘’aggiornare’’ il decreto sicurezza alla luce delle osservazioni del Quirinale sulla sua costituzionalità. Dunque, si può intendere, revisione drastica dei due decreti firmati da Salvini. E ancora, al punto 10) si riprende il tema del taglio dei parlamentari avviando, ‘’contestualmente’’, una riforma complessiva che, si immagina, conterrà anche quella elettorale. Il punto 8) da’ il via libera a un piano di investimenti per le infrastrutture, vecchie  e nuove (e detto da un governo a forte componente ‘’gialla’’ non è affatto poco)  mentre il punto 2), dedicato ai temi del lavoro, annuncia il taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, il salario minimo, la legge sulla rappresentanza (molto sollecitata dai sindacati), un piano contro gli infortuni sul lavoro (magari già rimettere al loro posto i fondi recentemente tagliati dal governo gialloverde non sarebbe male), una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni (sull’esempio islandese? Sarebbe interessante) e il recepimento delle direttive Ue sul congedo di paternità obbligatoria (sarebbe ora).

Sono apprezzabilissimi sprazzi di buon senso. Si torna purtroppo alla supercazzola quando ci si sposta sul terreno dell’economia: il paragrafo 1) promette infatti che la legge di bilancio 2020 si baserà su una politica economica ‘’espansiva’’ ma ‘’senza compromettere l’equilibrio di finanza pubblica’’. In particolare, si annunciano neutralizzazione dell’Iva, sostegno alle famiglie e ai disabili, soluzioni per l’emergenza abitativa, maggiori risorse per scuola, università, ricerca e welfare. Con quali soldi si realizzerà tutto questo, lo sapremo alla prossima puntata.

Nunzia Penelope

redazione

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