La revisione totale dell’attuale sistema di calcolo del Pil, armonizzato a livello europeo sulla base dei dati 1995, “richiede una proposta formale da parte di uno Stato membro e una procedura di decisione tra Commissione, Consiglio e Parlamento”.
Lo ha affermato il portavoce del commissario Ue Pedro Solbes, richiesto di un commento sulle dichiarazioni fatte ieri dal premier Berlusconi.
Gerassimos Thomas ha precisato che l’attuale sistema armonizzato a livello Ue (adottato da tutti gli Stati membri nel 1999) resterà in vigore fino al 2005. Dal 2005, a livello Ue entrerà in vigore un nuovo sistema di calcolo del Pil basato sul confronto con i dati dell’anno precedente. Svezia ed Olanda già lo stanno attuando a livello nazionale.
La Germania ha una deroga fino al 2005. L’Italia fino al 2003. “A livello europeo, i dati considerati e oggetto di revisione ex post, fino al 2005 saranno quelli raccolti con il sistema armonizzato 1995”, ha precisato Thomas.
Nel merito delle dichiarazioni di Berlusconi, non ci sono commenti. “Da parte dell’Italia non c’è una proposta formale di cambiamento del sistema e, per quanto riguarda il 2002, non ci sono ancora dati da rivedere, in quanto ci sono solo stime, quelle nostre, del governo e di vari istituti di ricerca”, ha detto il portavoce.
Fermo restando che a livello europeo i criteri di raccolta e valutazione dei dati sono e dovranno restare gli stessi, l’Italia, come qualunque altro partner europeo, “ha alcuni margini di aggiustamento – ha detto Thomas – che devono essere proposti e giustificati e che dovranno poi essere oggetto di una verifica ex post, per verificarne la correttezza”.
Tutti gli aggiustamenti, compresi quelli che riguardano il peso di diversi componenti (come, ad esempio, il consumo dell’energia elettrica, possibile indicatore di un’economia in nero), “possono essere fatti solo all’interno dei paletti fissati dalle regole attuali, margini di flessibilità esistono ma devono essere concordati”, ha ribadito. “Cambiamenti più strutturali richiedono una proposta formale e una decisione di Commissione, Consiglio e Parlamento”.
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