Crolla la produzione industriale, franano gli ordini all’industria, si impenna la disoccupazione. Questi i tratti essenziali dello scenario macroeconomico che inquadra la Germania di fine 2002-inizio 2003. E che la differenzia da molti altri paesi di Eurolandia, anch’essi in crisi congiunturale, per la maggior parte dei quali si inizia a vedere, tuttavia, una luce in fondo al tunnel. Dall’ormai ex locomotiva, invece, per ora non giungono segnali di ripresa.
A cominciare dall’industria, la cui produzione ha registrato, a dicembre, la flessione più consistente degli ultimi quattro anni, la terza nel giro di quattro mesi. Su base mensile, secondo i dati preliminari comunicati oggi dal Ministero dell’economia e del lavoro, la produttività è calata del 2,6%, ben oltre le previsioni già negative degli analisti (-0,9%), dopo il buon risultato di novembre (+2,4%). Nell’intero 2002, invece, la produzione industriale si è contratta dell’1,6%.
L’inatteso crollo di dicembre ha portato alcuni analisti a ipotizzare una contrazione del pil nell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Se finora la maggior parte di essi prevedeva un quarto trimestre in stagnazione, ora c’è chi mette in conto un calo nell’ordine dello 0,1-0,2% rispetto al terzo trimestre.
L’ultimo segnale di debolezza l’industria tedesca l’aveva lanciato la settimana scorsa, con la pubblicazione degli ordini all’industria di dicembre, franati del 4,1% su base mensile. Anche in questo caso si è verificato un record negativo, trattandosi del dato peggiore da ottobre del ’95. Anche in questo caso, poi, gli analisti avevano previsto un risultato sensibilmente migliore, e avevano sottolineato come la forte flessione potesse essere attribuita, almeno in parte, alla forza dell’euro. La cartina di tornasole dell’attuale debolezza della congiuntura tedesca, d’altronde, è rappresentata dal record, toccato a gennaio, del numero dei disoccupati, balzati inaspettatamente oltre quota 4,6 milioni. Era dal ’97, anno in cui governava un Helmut Kohl ormai sul viale del tramonto, che la disoccupazione non toccava livelli così elevati e preoccupanti.
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