Il terzo rapporto Cisl sulla contrattazione di secondo livello relativo al biennio 2015-2016 sottolinea che la contrattazione di forme di welfare integrativo, poco presente e residuale nel passato, adesso diventa un istituto in “grande diffusione”, balzata in poco tempo anche a seguito delle novità fiscali delle leggi di stabilità, al 20% di tutti gli accordi.
La confederazione spiega che il welfare contrattuale ha ormai assunto “rilevanza” e “centralità”, che richiedono consapevolezza e impongono a tutto il sindacato di non guardare solo in modo episodico a questo tema.
In un solo biennio, 2015-20156, gli accordi aziendali che inseriscono forme di welfare contrattato in azienda sono raddoppiati dal 10% al 20% del totale.
E` una tendenza che si afferma per vari motivi, dice la Cisl, a partire dalla convenienza comune di imprese e sindacati nel personalizzare le tutele per la popolazione lavorativa e nel aumentare la percezione positiva delle stesse. Le misure adottate nel recente passato dalle leggi di stabilità hanno certamente agevolato queste scelte, ma la sensazione è che al di là di queste i contenuti del welfare siano destinati comunque a riempire la contrattazione decentrata.
Su questo tema non emerge un modello di welfare aziendale unico, ma, a secondo delle dimensioni aziendali e delle propensioni delle parti, si punta più sul confezionamento di servizi aziendali particolari piuttosto che alla adesione a forme precostituite.
Anche la formazione continua costituisce un tema sempre più trattato dalla contrattazione aziendale, consapevole che da questo strumento passa il rafforzamento dell’occupabilità dei lavoratori. E’ una formazione che tende a occuparsi sempre più di riqualificazione professionale (29% dei casi) e di riqualificazione per l’introduzione di nuove tecnologie (13%).





























