Faccio un esempio parlando di altro? O più semplicemente partiamo dicendo: il sindacato non è secondo a nessuno in quanto a crisi?
Come nascono i sindacati? Sono le donne gli uomini che lavorano in una fabbrica, in un ufficio, in un servizio che si sono uniti e si uniscono per affrontare insieme i loro problemi e riequilibrare in parte i rapporti di forza squilibrati con la proprietà. L’unità è quindi l’atto fondante dell’organizzazione sindacale nei luoghi di lavoro. Oggi questo è negato: ai lavoratori, vecchi e soprattutto nuovi, non si chiede più di unirsi per essere più forti ma di dividersi aderendo a una delle molte sigle sindacali. Qualcuno può dirmi come si spiegano, in quale lingua, le differenze tra Cgil, Cisl e Uil a un immigrato dal Bangladesh o dalla Nigeria o a una badante moldava?
E qualcuno può sostenere che una pratica per la pensione fatta dalla Cgil è più di sinistra di una fatta dalla Cisl? E questa attività è la parte maggiore del lavoro sindacale e causa non ultima di competitività e scontri.
Rialzare la bandiera dell’Unità che ha fatto grande il sindacato da Di Vittorio a Lama a Trentin, a Carniti a Benvenuto, è una via obbligata per riconsegnare il sindacato alle lavoratrici e ai lavoratori e per un rinnovamento profondo di una struttura che ha avuto grandi meriti ma è diventata irrimediabilmente autoreferenziale.
È solo una questione sindacale o una grande questione politica che riguarda la qualità della democrazia italiana?
E se è così perché non riprendere questo problema e farne un punto importante di programma e di iniziativa politica del PD?
Certo ci sono oggi divisioni importanti: ma come la pace si fa coi nemici, l’unità si fa con chi ha opinioni e politiche diverse.
E non è solo importante l’unità. Altrettanto importante è la lotta per l’unità nella quale i quadri e le strutture imparano a combattere il settarismo e lo spirito di autosufficienza che c’è in ognuno di noi.
Pietro Marcenaro


























