In vista del nuovo incontro con il governo sul mercato del lavoro, la Cisl ha consegnato al ministro Fornero un documento nel quale indica le proprie posizioni in merito alla riforma. Il diario ha chiesto a Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, di spiegare nei dettagli il contenuto del testo e di anticiparci i temi della trattativa odierna.
Santini, di cosa parlerete oggi con il governo?
I temi in agenda sono la flessibilità in entrata e ammortizzatori sociali.
Ma voi avete già consegnato un documento al ministro Fornero proprio su questi argomenti. E’ da ritenersi un testo ufficiale?
No, non e’ un documento ufficiale. Sono appunti tecnici preparati da Raffaele Bonanni, un promemoria delle proposte e delle risposte a questioni poste dal governo.
E cosa contengono questi appunti?
Innanzitutto esprimiamo la nostra posizione sul contratto di apprendistato, che per noi deve diventare il canale privilegiato d’ingresso al lavoro per i giovani. La forma che questo contratto dovrebbe avere è quella più aderente possibile al testo unico sull’apprendistato. Per noi quello è il riferimento, arricchito da pochi accorgimenti, come ad esempio il rafforzamento dell’incentivazione fiscale per quelle imprese che decidono, dopo tre anni, di stabilizzare i rapporti di lavoro.
Ci sono altri riferimenti a forme di flessibilità in entrata?
C’e’ il contratto d’inserimento per chi ha perso il lavoro o è disoccupato da un po’ di tempo. Poi abbiamo espresso la nostra posizione rispetto alla distinzione, fatta dal ministro Fornero, tra flessibilità buona e cattiva.
Ci spieghi di che si tratta.
Secondo noi, rientrano nella buona flessibilità i contratti in somministrazione, che garantiscono tutele sociali e hanno un costo uguale agli altri contratti. Va bene anche mantenere il lavoro a progetto, se però avrà una parificazione nei costi al contratto a tempo che, invece, dovrà costare di più per permettere al lavoratore di poter usufruire, nel caso di perdita del posto di lavoro, degli ammortizzatori sociali. Chiediamo invece che le imprese che decideranno di stabilizzare siano incentivate fiscalmente, ossia che venga scalata dal contratto a tempo indeterminato l’ulteriore contribuzione pagata nei rapporti di lavoro a tempo precedenti.
Condividiamo poi la proposta del ministro di contrastare la cattiva flessibilità, ma vogliamo essere sicuri che quei casi, in cui la flessibilità diventa un abuso, siano del tutto cancellati.
Ad esempio a quali casi si riferisce?
Alle partite Iva, ai co.co.pro presenti nella pubblica amministrazione, agli associati in partecipazione.
Sugli ammortizzatori sociali come vi esprimete?
Non vogliamo che il governo riduca il perimetro delle tutele garantite dagli ammortizzatori perché mancano le risorse, sia su cassa integrazione ordinaria che straordinaria. Inoltre siamo contrari a eliminare strumenti di tutela dal licenziamento, come ad esempio l’indennità di mobilità, che è fondamentale per quei lavoratori che hanno perso il lavoro e che si ritrovano ora anche schiacciati dall’attuale riforma delle pensioni.
E sulla flessibilità in uscita avete nuove proposte?
Ripeteremo, quando se ne parlerà, quello che abbiamo sempre detto: che è sbagliato parlare di articolo 18, prenderlo come unico argomento di confronto. In realtà è più importante, per la crescita e lo sviluppo del Paese, affrontare altri temi come la flessibilità positiva e regolata, i contratti d’ingresso, gli ammortizzatori sociali. L’art.18 non deve essere cancellato, ma vanno fatte manutenzioni per mantenerlo. Bisogna intervenire sui tempi dei processi e trattare i licenziamenti economici con la legge 223.
Sarà possibile raggiungere un’intesa con il governo entro marzo?
Sarebbe veramente sbagliato non trovarla. Ma per renderla possibile occorre che il governo metta a disposizione le risorse necessarie. Non si possono chiedere contributi solo alle imprese. Ad esempio, senza uscire dai confini del bilancio pubblico, si potrebbero impiegare per la riforma del mercato del lavoro le risorse stanziate per la cig in deroga, pari a un miliardo per il 2012, e renderle strutturali per finanziare la cig. Certo bisognerà capire nel 2013 se prolungare l’emergenza o procedere con la riforma.
Francesca Romana Nesci























