Quasi 4.000 poliziotti sudcoreani in assetto antisommossa hanno invaso stamani il campus dell’università Yonsei a Seul disperdendo circa 2.500 operai di cinque società pubbliche di energia elettrica, che gestiscono numerose centrali nucleari, in sciopero da un mese per protesta contro i piani di privatizzazione del governo.
L’azione di forza, compiuta nelle prime ore di stamani, ha portato all’arresto, dopo un’ora di scontri, di circa 300 operai irriducibili. La maggior parte dei dimostranti, avvertiti dell’imminenza dell’azione dai loro leader sindacali, erano riusciti a fuggire poco prima dell’attacco in massa degli agenti.
La situazione a Seul, dopo la prova di forza della polizia autorizzata dal governo, è molto tesa. Governo e società elettriche, che avevano dichiarato illegale lo sciopero fin dal suo inizio il 25 febbraio scorso, hanno ammonito che saranno licenziati tutti gli operai che non torneranno al lavoro entro oggi.
Il governo ha più volte ribadito la disponibilità al dialogo ma non a cedere sul principio “irrinunciabile” della privatizzazione del settore. I sindacati temono invece che la privatizzazione sia l’anticamera di licenziamenti di massa.
Partiti di governo e di opposizione, giudicando “grave” la situazione, hanno sollecitato le parti a tornare al tavolo delle trattative.
Finora lo sciopero degli operai del settore dell’energia elettrica non ha creato problemi all’approvvigionamento, in quanto le compagnie hanno supplito mobilitando ex dipendenti e operai non iscritti ai sindacati, ma ormai l’eventuale prosieguo della sciopero metterebbe in ginocchio le centrali.
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