A nove anni di distanza dal sisma di Amatrice, che causò 299 vittime, 41 mila sfollati e la distruzione di case, scuole, ospedali, luoghi di lavoro e interi centri storici, la situazione pare non essere mutata per gli abitanti della zona: “Le persone colpite vivono ancora in abitazioni di emergenza, mentre attività produttive, scuole e ospedali operano in strutture provvisorie. Senza lavoro, servizi e infrastrutture le famiglie non potranno rientrare e lo spopolamento diventerà irreversibile”, denuncia la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo. “Non è tollerabile che la ricostruzione venga ridotta a una mera questione edilizia. Ricostruire non significa soltanto rimettere in piedi le case, ma ricreare un tessuto sociale, economico e produttivo”.
Per la segretaria “la vera sfida è trasformare la ricostruzione in un modello di rinascita per l’Appennino centrale che tenga insieme investimenti produttivi e sostenibili, servizi sanitari e scolastici accessibili, infrastrutture moderne, prevenzione antisismica, cura del territorio e valorizzazione delle vocazioni locali. Occorre – ha aggiunto – un sistema normativo organico e stabile, che coinvolga le parti sociali e sia capace di prevenire e gestire le emergenze, proteggendo l’occupazione e le imprese e contrastando le infiltrazioni criminali e lo sfruttamento sul lavoro”.
“Le comunità colpite dal sisma – ha concluso Buonomo – meritano risposte certe. Pertanto, confermiamo il nostro impegno a rappresentare le loro istanze, affinché ogni ritardo venga colmato e si realizzi una ricostruzione che sia insieme materiale, sociale ed economica”.



























