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Home - In evidenza - Stellantis, Cgil Potenza: se chiudesse lo stabilimento di Melfi, riduzione del 7% del Pil regionale e perdita di 14.000 addetti

Stellantis, Cgil Potenza: se chiudesse lo stabilimento di Melfi, riduzione del 7% del Pil regionale e perdita di 14.000 addetti

25 Maggio 2023
in In evidenza, Notizie del giorno
Stellantis trasferisce settanta operai da Melfi a Pomigliano

Cosa accadrebbe alla Basilicata e in particolare ai territori della provincia di Potenza e del Vulture Melfese se Stellantis decidesse di dismettere lo stabilimento di Melfi? La Cgil di Potenza ha provato a dare una riposta attraverso il rapporto dell’Ires Cgil, a cura del direttore scientifico Riccardo Achilli, dal titolo “L’automotive in Basilicata e in provincia di Potenza: il caso Stellantis. Scenari futuri e possibili impatti sul territorio”.

Nel rapporto, presentato lo scorso 22 maggio a Potenza presso la sede della Cgil, si prevede che nel caso di una chiusura totale dello stabilimento Stellantis di Melfi e di una scomparsa del suo indotto, si verificherebbero i seguenti effetti: il Pil regionale si ridurrebbe del 7%; di conseguenza, il Pil procapite regionale passerebbe dal 79,7% della media nazionale attuale a poco più del 73%. L’export regionale si ridurrebbe dei due terzi. La presenza internazionale dell’economia lucana diverrebbe inconsistente e l’occupazione regionale diminuirebbe del 7,5%, con una perdita di oltre 14.000 addetti. Il comparto manifatturiero regionale si ridimensionerebbe notevolmente, scendendo, in termini di incidenza, dal 12% attuale al 5% del Pil, trasformando la Basilicata in una regione agricola e di servizi. A livello territoriale, la provincia di Potenza perderebbe il 16% dei suoi addetti totali e il 50% dei suoi addetti manifatturieri. Il Vulture Melfese diverrebbe una delle più gravi aree di crisi del Paese, perdendo il 38% della sua occupazione totale e il 77% di quella manifatturiera. La popolazione di Melfi rischierebbe di perdere immediatamente il 28% circa della sua consistenza e, con gli effetti successivi di riduzione della natalità, potrebbe desertificarsi nel giro di venti anni.

“Uno scenario drammatico – ha detto il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito –. Le continue fermate produttive, l’incentivo all’esodo di oltre duemila dipendenti Stellantis, i licenziamenti e l’uso massiccio degli ammortizzatori sociali anche nell’indotto, oltre alla componentistica e alla logistica, i servizi di pulizia, mensa e trasporti, sono segnali che non possono essere trascurati”. Esposito sottolinea che affinché questo scenario venga scongiurato “è necessario che le istituzioni e i soggetti politici siano informati sui possibili effetti devastanti di una dismissione di Stellantis e agiscano di conseguenza”.

Il segretario della Cgil di Potenza con delega all’industria, Emanuele De Nicola, ha lanciato l’allarme sui “trecento somministrati che tra gli indiretti hanno già perso il posto di lavoro da inizio della crisi”. Di Nicola sottolinea in particolare che in Italia, a differenza della Francia, il governo non ha nessuna partecipazione diretta in Stellantis. “È inoltre evidente – ha aggiunto – come la fusione ha spostato anche il baricentro del consiglio d’amministrazione con maggioranza Psa, compreso l’amministratore delegato, con un team manager che ha 25 partecipanti francesi contro i 18 italiani, comportando un grande rischio nella futura programmazione industriale nella salvaguardia degli stabilimenti francesi o maggiormente legati a Psa, mettendo in competizione anche i fornitori di primo livello con quelli fuori dall’Italia e da Melfi, che a oggi non hanno ancora rinnovato le commesse”.

“Il futuro dell’automotive e dell’indotto in Basilicata è incerto – ha detto Giorgia Calamita, segretaria generale della Fiom Cgil Basilicata – Le decisioni del gruppo Stellantis, nonostante gli accordi del 25 giugno 2021 sulla produzione di nuovi quattro modelli elettrici, stanno di fatto dismettendo uno dei siti produttivi più importanti dell’Italia e del Mezzogiorno. Come dimostrato dal rapporto e come denunciato da tempo dalla Fiom Cgil, che per questo motivo non ha firmato l’accordo sugli ulteriori incentivi al trasferimento, le ricadute, in termini occupazionali e di condizioni di lavoro, non sono soltanto sui dipendenti diretti di Stellantis, ma anche sull’indotto, sulla componentistica, sulla logistica, i trasporti, i servizi, con riduzione del personale, precariato e uso massiccio degli ammortizzatori sociali”.

Pertanto per la Cgil serve una mobilitazione continua e capillare e ieri, mercoledì 24 maggio, si è tenuto un sit in di protesta unitario davanti all’ingresso dello stabilimento Stellantis di Melfi organizzato da Cgil Potenza, Fiom Cgil, Nidil Cgil, Filcams Cgil e Filt Cgil. La Cgil, inoltre, chiede con urgenza la riapertura del tavolo automotive in Regione Basilicata alla presenza di Stellantis affinché si faccia chiarezza e si mettano in atto concretamente azioni che possano governare la transizione ecologica necessaria al Paese, ma che metta in tutela il settore, l’occupazione e il salario dei lavoratori. “L’istituzione dell’area di crisi complessa non è sufficiente a superare la crisi – ha concluso Calamita – È necessario che Stellantis dia risposte sul piano industriale e sullo stato di avanzamento della produzione dei nuovi quattro modelli”.

e.m.

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