Stellantis accelera sull’asse con la cinese Leapmotor e sceglie la Spagna come primo hub europeo della nuova fase industriale. Il gruppo automobilistico ha annunciato un piano che coinvolge gli stabilimenti di Figueruelas, nell’area di Saragozza, e Villaverde, a Madrid, con l’obiettivo di aumentare la produzione di veicoli elettrici a marchio Leapmotor e sviluppare nuovi modelli destinati al mercato europeo.
Il progetto, ancora subordinato agli accordi definitivi e alle autorizzazioni necessarie, prevede l’avvio della produzione del C-Suv Leapmotor B10 a Saragozza già dal 2026, oltre allo studio di un nuovo C-Suv elettrico Opel con possibile lancio nel 2028. Parallelamente, Stellantis valuta di assegnare futuri modelli Leapmotor anche allo stabilimento di Madrid e di cedere il sito di Villaverde alla controllata spagnola di Leapmotor International, joint venture controllata al 51% da Stellantis.
“Questo piano di espandere la nostra partnership di successo con Leapmotor è una vera vittoria per entrambi”, ha dichiarato Antonio Filosa, ceo di Stellantis, sottolineando che l’intesa rafforza “produzione, posti di lavoro e localizzazione avanzata in Europa” nel settore dei veicoli elettrici accessibili.
Ma l’annuncio ha immediatamente provocato la reazione dei sindacati italiani, che denunciano il rischio di un ulteriore ridimensionamento del ruolo degli stabilimenti italiani nel gruppo. “Mentre in Italia la situazione di tutti gli stabilimenti Stellantis continua ad essere critica se non emergenziale, come a Cassino, oggi l’azienda annuncia l’avvio di produzioni cinesi negli stabilimenti spagnoli di Saragozza e Madrid”, affermano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive della Fiom.
Per il sindacato, la scelta del gruppo conferma “la necessità di iniziare un confronto, promosso dal Governo, con Stellantis prima della presentazione del piano industriale prevista per il 21 maggio”, denunciando l’assenza di garanzie sul futuro dei siti italiani e dell’occupazione. La Fiom sottolinea inoltre come l’audizione parlamentare dell’ad di Stellantis sia fissata solo per il 17 giugno, “quasi un mese dopo l’Investor Day”, senza che sia stato previsto alcun confronto con i lavoratori.
Anche la Fim-Cisl si prepara al confronto con il gruppo in vista dell’Investor Day. Lunedì 11 maggio il sindacato riunirà il coordinamento nazionale Stellantis per definire le richieste da presentare all’azienda e fare il punto sulla situazione di tutti gli stabilimenti italiani.
Il segretario generale Ferdinando Uliano auspica “oltre al rispetto e alla garanzia degli impegni già presi nei mesi precedenti, ulteriori risposte alle nostre richieste che rafforzino gli investimenti e l’occupazione di Stellantis in Italia”. Per la Fim, “il piano di Filosa deve rappresentare una svolta” necessaria a mettere in sicurezza occupazione diretta e indotto, in un contesto di forte crisi anche per la componentistica.
Secondo Uliano, la crisi dell’automotive va affrontata anche sul piano europeo e nazionale. “La revisione del regolamento Ue sulle emissioni rappresenta un primo segnale positivo, ma ancora insufficiente rispetto all’obiettivo della neutralità tecnologica”, sostiene il leader della Fim, che chiede un piano industriale europeo sostenuto da risorse comuni e nuovi strumenti finanziari comparabili al Next Generation EU.
La Fim sollecita inoltre il Governo italiano a rafforzare le politiche industriali per il settore. “Non può cavarsela tagliando i fondi dell’auto e scaricare su altri le responsabilità: servono investimenti, ammortizzatori sociali e il taglio del costo dell’energia”, afferma Uliano, criticando la riduzione delle risorse destinate all’automotive nella manovra 2025 e chiedendo maggiori sostegni per la filiera e per le Pmi del comparto.


























