Decine di migliaia di posti di lavoro persi finora nel 2002 nel settore delle telecomunicazioni, con previsioni pessimistiche anche per i prossimi mesi. La decisione resa nota dall’Alcatel di ridurre di 23 mila unità i suoi occupati (con un taglio di quasi il 30% del totale) è soltanto l’ultima di una lunga serie che ha colpito le piccole, ma anche grandi società, da Siemens a Nokia, da Deutsche Telekom a Worldcom: gestori telefonici, costruttori di reti, fabbricanti di telefonini stanno cercando di limitare le perdite e di raddrizzare i bilanci duramente colpiti dalla bolla di euforia che aveva interessato tutto il settore e che oltre ai posti di lavoro a bruciato miliardi in borsa e in svalutazioni I segnali di ripresa sembrano essere ancora molto timidi, legati come sono anche allo sviluppo dell’umts che per ora non è così vicino: per questi motivi, tutto il comparto vive ancora sotto l’incubo di nuovi licenziamenti, considerati la strada più breve eliminare il rosso dai bilanci.
L’Italia al momento non è stata particolarmente colpita, anzi nella vicenda di Blu l’aspetto occupazionale è stato messo ai primi posti della trattativa, con tutela dei posti di lavoro.
Diversa la situazione di Ispe, dove finora ci sono stati solo esodi volontari, ma che in attesa di una decisione degli azionisti ha congelato le attività, con preoccupazioni dei lavoratori. Restano problemi in realtà più piccole, ma la momento la situazione del nostro paese non registra i picchi di crisi europei ed americani.
A livello mondiale la crisi del lavoro delle tlc, infatti, non ha risparmiato nessuno: agosto è stato un mese con un bilancio pesantissimo, ma anche a settembre si è parlato di nuove riduzioni di personale. Nokia, numero uno dei costruttori di telefonini prevede di eliminare 300 posti di lavoro nella divisione reti, che si aggiungono ai 900 lavoratori della divisione infrastrutture. Sempre in Europa, Siemens taglierà altri 2.300 e nel complesso, aveva già annunciato tagli al personale per oltre 16.500 unità. Ma non si esclude la possibilità di ulteriori riduzioni. La crisi di Deutsche Telekom, inoltre, costerà il taglio di 22.000 posti di lavoro in due anni, anche se altre stime avevano parlato di 30 mila posti a rischio.
Nel Nord America, negli ultimi mesi Nortel Networks (Canada) ha rivisto al ribasso le stime per il terzo trimestre ed ha annunciato il taglio di 7.000 posti di lavoro. Dopo avere annunciato recentemente di volere eliminare entro la fine dell’anno 5.000 posti di lavoro, Lucent Technologies (Usa) sta pianificando di tagliare altri 5.000 dipendenti, portando nel 2003 la cifra attuale di 50.000 lavoratori a 40.000. Sempre negli Stati Uniti, Cingular società attiva nel settore della telefonia mobile ha annunciato l’intenzione di procedere al taglio di circa 3.000 posti di lavoro, pari al 7% dell’intero organico.
I numeri di Motorola (gli ultimi licenziamenti hanno riguardato 7 mila unità) sono forse quelli che rendono al meglio la situazione del settore: attualmente sono circa 110.000 i lavoratori occupati dal colosso delle tlc, contro i 150.000 di due anni fa.
In Europa dall’inizio dell’anno i tagli hanno riguardato soprattutto le aziende inglesi, ma con effetti anche sulle altre filiali europee. British Telecom ha annunciato a fine marzo esuberi per 1.200 impiegati (8% del totale) che si vanno ad aggiungere al piano ben più consistente di tagli per 13.000 posti. Numericamente meno consistenti, ma altrettanto preoccupanti, i tagli di Vodafone in Spagna (530 posti, ma qui l’azienda sta cercando di raggiungere un accordo col governo) e quelli di Marconi che ne ha annunciati 4000 di cui 800 pesano sugli stabilimenti italiani.
In Francia l’ex monopolista France Telecom ha tagliato 44.000 unità (con effetti anche sulle controllate Orange e Wanadoo), annunciando che continuerà a ridurre il suo organico al ritmo del 4-6% all’anno. Ericsson ne ha tagliati circa 10.000 rivolgendosi poi all’outsourcing (cioè appaltando mano d’opera all’esterno), e altri 10.000 sono stati tagliati l’ex monopolista olandese Kpn.
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