Quindici diversi sistemi di tassazione delle imprese in Europa comportano rilevanti ostacoli al mercato interno ed influiscono sulla competitività delle aziende Ue in campo internazionale: è necessario dunque cambiare approccio e ridefinire un quadro più adeguato ai forti mutamenti degli ultimi anni, come l’ondata di fusioni ed acquisizioni, la globalizzazione, il commercio elettronico e l’Unione monetaria.
È quanto afferma un documento approvato dalla Commissione Ue, che traccia una strategia a medio-lungo termine per semplificare e rendere più efficiente l’imposizione d’impresa.
L’obiettivo principale di Bruxelles è giungere ad una sola base imponibile consolidata per le imprese multinazionali operanti in vari paesi dell’Ue: secondo il responsabile per il mercato interno Frits Bolkestein, è questa l’unica vera soluzione per ‘ridurre in modo significativo’ i pesanti costi burocratico-amministrativi che le società devono sostenere nel confrontarsi con 15 diversi sistemi fiscali.
Nel rapporto, Bolkestein spazza immediatamente il campo da un’obiezione che diversi governi saranno con tutta probabilità pronti ad avanzare: quella di voler procedere all’armonizzazione in un settore, il fisco, di stretta competenza nazionale: ‘Restiamo convinti – dice – che le aliquote sull’imposizione di impresa restano una questione che spetta ai paesi membri decidere’. Ma nell’impostazione seguita dalla Commissione, la sovranità degli stati membri non sarebbe violata: essi infatti ‘applicherebbero la propria aliquota nazionale alla parte della base imponibile complessiva calcolata secondo un metodo concordato’.
La base imponibile unica – più di altre misure mirate, che pure la Commissione cercherà di attuare emendando direttive già in vigore – contribuirebbe ‘ad una maggiore efficienza, efficacia, semplicità e trasparenza nei sistemi di tassazione delle imprese ed eliminerebbe le discrasie fra i vari modelli nazionali che offrono terreno fertile all’evasione ed agli abusi in materia fiscale’. Bolkestein non indica per il momento la metodologia tecnica per definire la base imponibile unica, ma si limita ad elencare varie opzioni che dovranno essere studiate ed approfondite nel dialogo con gli stati membri.
Il rapporto del commissario è corredato da uno studio degli esperti di Bruxelles sulla fiscalità d’impresa che fotografa in modo dettagliato le differenze fra i sistemi dell’Ue. Gli scarti nella pressione fiscale effettiva su investimenti domestici e transnazionali in Europa raggiungono fino a 30 punti percentuali. In testa alla classifica sono Portogallo, Germania e Francia, mentre Irlanda, Svezia e Finlandia tendono a posizionarsi costantemente fra i paesi con la fiscalità più leggera.
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