• Chi siamo
  • Abbonamenti
  • Contatti
martedì, 1 Settembre 2026
  • Accedi
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Istat, il Covid frena rinnovi, 10 mln i lavoratori con contratto scaduto

    Il contratto collettivo non si sceglie liberamente: la regola del minimale contributivo

    Il paradosso di Meloni: governabilità e stabilità garantite, ma paralizzata (o quasi) sul fronte estero

    Il bluff delle accise e il conto della manovra: l’autunno decisivo del Governo

    Giorgia Meloni in conferenza stampa: “sempre pronta a un Patto sociale: con la Cisl e con chiunque altro senza pregiudizi”. Giovani in fuga: “colpa di stipendi bassi e scarsa meritocrazia”. E lancia il “salario di primo ingresso”. Culle vuote, “tema anche culturale”

    L’Italia come un far west, così Meloni punta al bis

    Sottoscritta ipotesi d’accordo per le piccole e medie imprese tessili e chimiche

    Il tramonto del “brambillisimo” e la sfida dell’industria italiana

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Esposito (Fisac-Cgil), le concentrazioni bancarie non servono, gli istituti di credito tornino a occuparsi dell’economia reale. Dal governo uso improprio del golden power

    Banche, Esposito (Fisac-Cgil), il risiko guardi a occupazione e territori. Le operazioni non ritardino il rinnovo del contratto

    Lavoro su piattaforma, sottoscritto il primo accordo tra sindacati e Assogrocery

    La Procura di Milano boccia il piano Glovo-Foodinho per uscire dal controllo giudiziario: “30% del lavoro non retribuito”. La società pronta a lasciare l’Italia

    Lavoro, sottoscritta intesa tra Cnel e Cref sull’intelligenza artificiale

    Il sindacato nell’era dell’IA

    Le aziende americane contro Trump: le deportazioni degli immigrati rischiano di fare grossi danni all’economia

    L’Italia ha bisogno di immigrati. Ma continua a trattarli come un’emergenza

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione

    Le previsioni Istat della popolazione residente, delle famiglie e delle forze lavoro – Base 1/1/2025

    I dati Istat su fatturato dell’industria e dei servizi – Giugno 2026

    Sindacati presentano documento su strategia energetica nazionale

    CPL Concordia, firmato l’accordo per il premio di risultato

    Il report Deloitte “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Il testo dell’ipotesi di rinnovo del contratto Confimi Industria Meccanica-Fim Cisl

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro
  • Rubriche
    • Tutti
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Dietro il record di durata di Meloni, il niente. E Salvini e Tajani fanno la ola per masochismo

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Schlein, Conte e il Terzo nome, sulla sinistra il macigno della premiership. Senza uno straccio di accordo all’orizzonte

    Istat, il Covid frena rinnovi, 10 mln i lavoratori con contratto scaduto

    Il contratto collettivo non si sceglie liberamente: la regola del minimale contributivo

    Il paradosso di Meloni: governabilità e stabilità garantite, ma paralizzata (o quasi) sul fronte estero

    Il bluff delle accise e il conto della manovra: l’autunno decisivo del Governo

    Giorgia Meloni in conferenza stampa: “sempre pronta a un Patto sociale: con la Cisl e con chiunque altro senza pregiudizi”. Giovani in fuga: “colpa di stipendi bassi e scarsa meritocrazia”. E lancia il “salario di primo ingresso”. Culle vuote, “tema anche culturale”

    L’Italia come un far west, così Meloni punta al bis

    Sottoscritta ipotesi d’accordo per le piccole e medie imprese tessili e chimiche

    Il tramonto del “brambillisimo” e la sfida dell’industria italiana

  • Approfondimenti
    • Tutti
    • I Dibattiti del Diario
    • L'Editoriale
    • Diario delle crisi
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Ex Ilva: indagata a Milano Lucia Morselli, ex Ad di ArcelorMittal Italia

    Esposito (Fisac-Cgil), le concentrazioni bancarie non servono, gli istituti di credito tornino a occuparsi dell’economia reale. Dal governo uso improprio del golden power

    Banche, Esposito (Fisac-Cgil), il risiko guardi a occupazione e territori. Le operazioni non ritardino il rinnovo del contratto

    Lavoro su piattaforma, sottoscritto il primo accordo tra sindacati e Assogrocery

    La Procura di Milano boccia il piano Glovo-Foodinho per uscire dal controllo giudiziario: “30% del lavoro non retribuito”. La società pronta a lasciare l’Italia

    Lavoro, sottoscritta intesa tra Cnel e Cref sull’intelligenza artificiale

    Il sindacato nell’era dell’IA

    Le aziende americane contro Trump: le deportazioni degli immigrati rischiano di fare grossi danni all’economia

    L’Italia ha bisogno di immigrati. Ma continua a trattarli come un’emergenza

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

    Dopo lo sgombero di San Ferdinando e i 150 milioni stanziati dal governo restano ancora incertezze. Il sindacato chiede una rapida convocazione del Tavolo di contrasto al caporalato

  • Fatti e Dati
    • Tutti
    • Documentazione
    • Contrattazione

    Le previsioni Istat della popolazione residente, delle famiglie e delle forze lavoro – Base 1/1/2025

    I dati Istat su fatturato dell’industria e dei servizi – Giugno 2026

    Sindacati presentano documento su strategia energetica nazionale

    CPL Concordia, firmato l’accordo per il premio di risultato

    Il report Deloitte “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Unicalce, sindacati: sottoscritto il contratto di secondo livello

    Il testo dell’ipotesi di rinnovo del contratto Confimi Industria Meccanica-Fim Cisl

  • I Blogger del Diario
  • Biblioteca
    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Crimini della sicurezza, di Yuleisy Cruz Lezcano. Editore Il Ponte Vecchio

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    Non lavate questo sangue. I giorni di Genova, di Concita De Gregorio. Editore Laterza

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    The Game, di Alessandro Baricco. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    È il capitalismo, bellezza!, di Giovanni Semi. Editore Einaudi

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Lavorare per gli altri, di Vittorio Pelligra. Editore Il Mulino

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

    Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto. Di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini, Mondadori

  • Appuntamenti
No Result
View All Result
Il Diario del Lavoro
No Result
View All Result

Home - Inchieste e Dibattiti - Call center, inferno o paradiso? Il caso Vodafone - Una lunga storia di mistificazioni ed errori

Una lunga storia di mistificazioni ed errori

14 Maggio 2010
in Call center, inferno o paradiso? Il caso Vodafone

E’ storia lunga quella che intreccia la vita dei call center e il tema delle collaborazioni coordinate e continuative, semplificando cococo.
Il Diario del Lavoro lo trattò molto opportunamente in un convegno svolto al Cnel il 29 novembre del 2005. Di lì a poco (3 dicembre) si perviene all’accordo per il rinnovo del contratto nazionale delle telecomunicazioni. I due eventi suggerirono già allora qualche considerazione intorno alla materia, ed al contendere in corso a quel tempo, anche alla luce di una storia non priva di contraddizioni, nel comportamento delle organizzazioni sindacali e della stessa Cgil.

Per un lungo periodo, anche intrecciato con il tentativo di fare una legge nota con il nome di Smuraglia, si era tentato di identificare il fenomeno per circoscriverlo a rapporti che non avessero il carattere della subordinazione tradizionalmente tipica del lavoro dipendente. Tuttavia, se ne è avuta una estensione davvero patologica soprattutto da quando questi rapporti sono stati assoggettati a contributi Inps, perché quella scelta è stata vissuta come legittimazione del fenomeno. Ciò anche nella prestazione più fordista che ci sia: quella dei call center. Circoscrivere il fenomeno avrebbe giustificato una sua regolamentazione “leggera”,  in quanto più assimilabile al lavoro professionale autonomo piuttosto che a quello dipendente.

Un primo tentativo di affrontare il problema con lo strumento contrattuale lo si fece nel settore del commercio intorno al 1997/98. La cosa non ebbe esito per tante ragioni e difficoltà di merito. Conviene, tuttavia, rammentare il merito di quel tentativo che avvenne fuori dalla scadenza contrattuale con l’intento di negoziare un Protocollo aggiuntivo al Contratto nazionale che regolasse la materia. Si era mossi da un certo ottimismo per due ragioni. Una è che c’era il precedente del Protocollo stipulato il 20 giugno del 2007 a proposito di “Telelavoro subordinato”; il primo del genere in Italia, forse il primo in Europa e che è tutt’ora parte integrante del Contratto nazionale. L’altra ragione è che, in apertura della trattativa, Confcommercio riconosceva che i rapporti di cococo potevano unicamente riguardare prestazioni assimilabili a qualifiche alte dell’inquadramento professionale. Si ipotizzò perfino che una struttura bilaterale procedesse alla “certificazione” dei contratti individuali. L’idea in sé non costituisce malvagità. A seconda di come è organizzata e gestita può essere un bene per il lavoratore. Infatti un contratto certificato sarà sempre perfetto nella sua forma; il trucco può essere nel reale svolgimento della prestazione. Ma allora la difformità tra il contenuto del contratto e il reale svolgimento della prestazione sarà ancora più evidente nel confronto da portare in giudizio. Se poi parliamo di qualifiche alte sarà improbabile far passare chi rifornisce gli scaffali (detto anche marcandiser) per quadro. Altra storia è il sistema di certificazione inaugurato dalla Legge 30 del 2003 pervenuto alla assurdità del recente collegato lavoro che attribuisce questa funzione perfino ai consulenti del lavoro (come fa a essere super partes un soggetto pagato dall’azienda?).
Eravamo arrivati allo scoglio della retribuzione e ne scaturì una invenzione bizzarra, ma non stupida. L’idea era quella di non formalizzare una retribuzione minima, ma limitarsi a mettere in bella evidenza retribuzione e costo di chi svolgeva quel lavoro come dipendente. Il soggetto poteva anche negoziare un compenso inferiore, ma ben sapendo quale era lo standard del dipendente di pari qualifica. Va notato come non sia vero che il vantaggio per le imprese sia costituito dalla minore aliquota contributiva che si paga all’Inps. In realtà pagano proprio meno di retribuzione e non pagano le voci differite (tredicesima, quattordicesima, Tfr, ferie, ecc.). Avevamo perfino ipotizzato una formuletta: retribuzione mensile per 17,5 diviso 12). Il tutto andò a gambe all’aria per uno dei più singolari e contraddittori comportamenti incrociati nella mia lunga (e credo onorabile) carriera sindacale: la Fisascat-Cisl che dice: non facciamone niente; meglio aspettare la Legge. Non ho mai capito se ciò fosse farina del sacco della categorie oppure un consiglio della Confederazione.

In casa Cgil  si ha un passaggio importante nel giugno 2002. Si riunisce il direttivo e si cambia linea: i co.co.co devono diventare uguali ai dipendenti in quanto a diritti e retribuzione. La novità viene presentata come lo scatto di una organizzazione che finalmente trova la via giusta ed esclude le mezze misure. E’ il periodo in cui si comincia a fare Convegni per proclamare che la linea dei Patti di gradualità per emergere dal lavoro nero è sbagliata, rinunciataria, quindi da archiviare.  In realtà si prende atto della sconfitta della linea precedente, non lo si ammette, ma si confonde il tutto con una “linea più avanzata”. Dal momento che non si ottiene il poco si proclama di volere il molto. Non esprimo voto contrario, ma faccio notare la contraddizione.
Intanto prosegue l’azione meritoria di Nidil, che tuttavia fatica ad affermarsi, anche per la oggettiva concorrenza con le categorie, nei riguardi delle quali si approda all’idea della “copromozione”, che sembra la chiave risolutiva ma che in realtà non risolve un bel niente. Le categorie non vogliono Nidil di mezzo, ma col cavolo che affrontano loro il problema.

In questa situazione interviene la proposta che poi è diventata legge 30, “annacquata” poi dallo stesso Ministro del Lavoro con decreti e circolari successivi. Per quanto non si sia ancora detto tutto il male possibile su questa legge, soprattutto per il part time, l’approccio relativo ai cococo era a mio parere da prendere, sfidando il Governo a fare sul serio. La tesi esposta dal solito Sacconi era, più o meno: la gran parte dei cococo siano rapporti subordinati mascherati, occorresse fare pulizia ottenendo che quelli finti si trasformassero in rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ed evolvendo quelli genuini in contratti di collaborazione a progetto. Ma non si è voluto distinguere nulla. La legge 30 era da demonizzare in toto. Non sostengo  che bisognasse fidarsi del Governo, ma che era il caso di prenderlo in parola e fare nostra questa linea, attrezzandosi per sostenerla con le lotte degli interessati e l’appoggio di tutti gli altri. E’ evidente la difficoltà di una tale condotta, ma non mi risulta che ce ne siano di facili quando si affrontano obiettivi rilevanti.

Al congresso di Nidil dell’ottobre 2004 si è messo in evidenza come le categorie dei lavoratori attivi non traducono la linea della Cgil in piattaforme ma anzi, salvo eccezioni encomiabili, si sta alla larga dal problema.
Il fatto è che la linea di fare i cococo (tutti) uguali agli altri non è plausibile, e allora non ci si prova neanche. Quando l’asticella è troppo alta non si prova neanche a fare il salto. Chi si imbarcasse in una trattativa con i padroni sa che se vuole portarla a conclusione deve condividere differenze e perfino imbrogli, cioè far passare mestieri, professioni, qualifiche tipiche del lavoro dipendente per finti cocopro, oppure per finti apprendisti senza neppure garanzie per fine corsa, come è effettivamente successo.

Nel caso dei call center si ha l’imbroglio più grave, perché non esiste un lavoro più fordista di quello. Una linea plausibile era riconoscere che, pur essendo un  lavoro fatto da laureati, è nella grande parte dei casi un lavoro povero, e trovare la via di fare un contratto specifico per loro, meno costoso che per gli altri telefonici. Oppure, dentro il contratto di tutti i telefonici trovare una soluzione economica meno onerosa, ma che avrebbe dato il risultato che questi lavoratori erano uguali agli altri dal punto di vista dei diritti seppure con una retribuzione inferiore. Ma per fare una cosa del genere bisognava prendersi una responsabilità enorme. Si è preferito non farlo e il risultato è meno diritti, meno soldi, meno contributi Inps per la pensione.

L’esempio più clamoroso di questa condotta sindacale è l’accordo Atesia del 24 maggio 2004. Con tale accordo è sconfitta la manovra aziendale che mirava a trasformare i rapporti di lavoro cococo in somministrazione a tempo indeterminato (detta anche “staff leasing”). E’ dubbio che le soluzioni adottate siano meglio di quella proposta inizialmente dall’azienda. La somministrazione a tempo indeterminato, pure con tutte le sue controindicazioni, avrebbe avuto il pregio di implicare l’applicazione del contratto nazionale di lavoro della categoria ed il totale pagamento dei contributi all’ Inps. Allora come si può sostenere che siano migliori i contratti di apprendistato o i contratti di inserimento? Trattandosi di soggetti già professionalizzati il ripassare da rapporti a finalità formativa “che verranno stipulati alle condizioni e nei modi necessari per consentire l’accesso ai benefici di legge” è una forzatura evidente delle norme. Nello svolgimento del lavoro non si capisce quale sarà il rapporto tra quanti in apprendimento e quanti in qualifica addetti a formarli, ma neppure si capisce cosa succederà a fine corsa. La legge 30 esclude qualsiasi vincolo alla trasformazione del rapporto in assunzione a tempo indeterminato, né il contratto dice nulla di più. Abbiamo poi visto quali contrasti sono insorti nelle fasi di applicazione dell’accordo medesimo.
A questo mio ragionamento è stata contrapposta una tesi risolutiva: lo staff-leasing è la proposta della Cisl. Resto dell’opinione che anche la Cisl possa occasionalmente proporre idee buone. Questa poteva essere buona, specialmente se associata alla possibilità di una trattativa con utilizzatori e agenzie per garanzie di mobilità da un utilizzatore all’altro, con in mezzo ammortizzatori sociali, formazione e contributi figurativi. Ci sono anche precedenti assimilabili in settori “meno nobili” e tuttavia diffusi ed a consolidata esperienza contrattuale: nel mondo delle imprese di pulimento chi vince un appalto si assume i lavoratori lasciati a piedi dal precedente appaltatore.
E dal momento che è ricorrente la discussione sulla democrazia, va ricordata una cosa di qualche importanza: col cavolo che ci si rivolse ai lavoratori Atesia per chiedere un parere sulla scelta di fondo tra staff leasing e quel che poi è scaturito. Si è scelto di darla per scontata in nome dei sacri principi generali e, pur di scartare la scelta deprecata, si offerto all’azienda un costo inferiore con tutti i guai che ne sono seguiti.

Le discussioni intorno a questa problematica hanno prodotto una novità anche teorica, nata negli ambienti della consulta giuridica Cgil, poco dibattuta nei suoi significati e possibili conseguenze ma che è diventata una delle tesi proposte al XV congresso Cgil (quello del 2006). Al punto 1.4 della tesi n.5 (Un’occupazione solida e stabile) si parla di “nuovo patto di cittadinanza” così definito: “Un patto che abbia come cardine il nuovo concetto di lavoro economicamente dipendente con la conseguente estensione dei diritti (e dei costi) attribuiti oggi al lavoro subordinato a tutte le fattispecie economicamente dipendenti dell’impresa (a partire dalle collaborazioni), concetto alla base della proposta di legge d’iniziativa popolare su cui la Cgil ha raccolto oltre 5 milioni di firme”.

Intanto, il 3 dicembre 2005, tra i sindacati della categoria e Assotelecomunicazioni-ASSTE si è rinnovato il contratto delle telecomunicazioni. A mio parere una buona soluzione per le cose che affronta, ma non dice una parola sul fenomeno dei contratti di collaborazione. Cosa voleva dire? Che si intendevano esclusi? Oppure che seguiteranno ad esistere tra le aziende ed ogni singolo lavoratore? Si è visto che si intendeva la seconda. Intanto si cominciano a vedere sentenze come quella di Torino (maggio 2005), secondo la quale non è il nome attribuito al contratto dalle parti a prevalere, ma il comportamento di fatto (Il Sole 24 Ore del 18/05/2005). Alla sentenza che ha riconosciuto il carattere subordinato del rapporto si è pervenuti anche con l’inversione dell’onere della prova. Ma anche questo orientamento della magistratura è evidente come sia sempre meno garantito.

Nella fase di Governo Prodi con Damiano Ministro del Lavoro si è fatto un tentativo di rimettere le mani nel problema con la invenzione del distinguo tra l’attività definita “in bound” (quelli che rispondono a richieste della clientela) e quella “out bound”  (quelli che chiamano un cliente per proporre un affare). I primi sarebbero dipendenti; gli altri possono essere collaboratori. Estremizzando, ma mica tanto, i secondi potrebbero essere Agenti o Rappresentanti di commercio operanti in telelavoro con tanto di regolamentazione contrattuale vigente e, per gli Agenti, con tanto di Enasarco. La novità era abbinata ad un tentativo di regolarizzare la intera categoria di questi lavoratori con un complesso di misure finalizzate a questo scopo. Va riconosciuto che è stato un fiasco. Le ragioni meritano un ragionamento specifico che attiene anche il futuro del settore, nel quale si incominciano a vedere novità positive nella organizzazione e condizione di lavoro (dove si ritiene che il servizio ha da essere qualificato), ma permane un’area vasta e prevalente di condizioni che gridano vendetta.

Rimane poi non risolto un problema soprattutto interno alle organizzazioni sindacali, ed è la contesa tra i sindacati delle comunicazioni, quelli del commercio e perfino i metalmeccanici intorno alla questione di chi rappresenti questi lavoratori. E’ questione che contrappone anche Confindustria e Confcommercio.
E’ tutta materia che meriterebbe qualche considerazione fuori da ogni partito preso, anche alla luce di due altri fenomeni che interagiscono: Le nuove norme sulle associazioni in partecipazione, che rischiano di seguire le orme dei cococo e il fatto che le collaborazioni sono dilagate nella Pubblica Amministrazione.
Una inchiesta della Funzione pubblica Cgil di Brescia fino dall’anno 2004 denunciava come la quota di rapporti di lavoro precari nelle pubbliche amministrazioni abbia raggiunto dimensioni sconcertanti. L’esclusione delle pubbliche amministrazioni dalla legge 30 è servita a confermare questo stato di cose, mitigate appena da qualche accordo che ottiene una quota di diritti e mette il timbro sindacale sul trucco.

Tutta la problematica riconduce al tema più generale lavoro nero-economia sommersa. Il Governatore Draghi, nelle Considerazioni finali del 2009 tratta la materia come segue: “Semplificazione normativa ed efficacia dell’azione pubblica sono condizioni necessarie per ridurre il peso dell’economia irregolare, stimato in più del 15 per cento dell’attività economica. L’occultamento di una parte considerevole delle basi imponibili accresce l’onere imposto ai contribuenti ligi al dovere fiscale. E’ un fattore che riduce la competitività di larga parte delle imprese, determina iniquità e disarticola il tessuto sociale. Progressi nel contrasto alle attività irregolari consentirebbero di ridurre le aliquote legali, diminuendo distorsioni e ingiustizie.”
Appena nel mese successivo uno studio di Visa Europe e della società di consulenza A.T. Kearney sentenzia: “La mappa vede l’Italia distinguersi con  il più alto valore assoluto e con una percentuale del 24% sul Pil contro il 16% della media europea”.
Chiunque azzecchi le stime giuste siamo di fronte ad un fenomeno tutt’ora in crescita e con un probabile accrescimento delle differenze tra chi è in regola e chi no.
Mi pare chiaro come sia improbabile risolvere un problema in un settore se non in una tendenza generale alla regolarizzazione.
Una tendenza generale alla regolarizzazione non si farà avanti se seguiterà a prevalere l’opinione non detta secondo la quale il lavoro nero sarebbe più una medicina che una malattia.

di Aldo Amoretti – Consigliere Cnel

Tags: Tlc
redazione

redazione

Ultimi articoli

La “seconda vita” dei call center

di redazione

di Pier Paolo Baretta, deputato Pd

Le normative non bastano, occorre una nuova politica economica

di redazione

di Tiziano Treu, vice presidente Commissione Lavoro, Senato

Liberare la creatività del lavoro per un mercato di servizi innovativi

di redazione

di Irene Tinagli, docente presso l'Università Carlo III di Madrid

La via dello sviluppo lega l’offerta alla domanda

di redazione

di Innocenzo Cipolletta, presidente delle Ferrovie dello Stato

Dalla “caccia alle streghe” al dimenticatoio: ma la verità ha molte facce

di redazione

di Luciano Scalia, ex Responsabile Risorse Umane e Organizzazione di COS.IT

Nel deserto dei diritti

di redazione

di Maurizio Zipponi, responsabile nazionale lavoro-welfare, Italia dei Valori

La faticosa transizione da “inferno” a lavoro normale

di redazione

di Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil

Un tavolo di trattativa per riorganizzare il settore

di redazione

di Cristina Ricci, segretario confederale Ugl

Autonomia o subordinazione, questo il dilemma

di redazione

di Fabrizio Sammarco e Patrizio Caligiuri, dottorandi all’Università di Modena e Reggio Emilia

Il futuro? Un mix di tecnologia, risorse umane e organizzazione

di redazione

di Augusto Coriglioni, Presidente Sezione Information Technology UIR-Unione Industriali Roma

Buone relazioni industriali e motivazione, cosi’ il call center diventa “palestra’’

di redazione

di Pier Luigi Simbula, direttore risorse umane di Almaviva Contact

Banalizzazioni, un rischio da evitare

di redazione

di Mimmo Carrieri, professore di Sociologia economica e del lavoro all’università di Teramo

Camusso, Cgil, un “laboratorio” per il nuovo lavoro

di redazione

Di Susanna Camusso, segretatario confederale Cgil

Furlan, Cisl, sette punti per riaprire un confronto sul futuro

di redazione

Di Anna Maria Furlan, segretaria confederale Cisl

La demonizzazione dei call center: un errore della sinistra

di redazione

di Giuliano Cazzola, vicepresidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati

Il futuro dei call center e il consumatore sovrano

di redazione

di Francesco Delzìo, autore di "Generazione Tuareg. Giovani, flessibili e felici"

Il nuovo Far West dove chi rispetta le regole viene penalizzato

di redazione

di Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e responsabile lavoro Pd

Dalla competizione sui costi (del lavoro) alla competizione sul valore

di redazione

di Marco Marazza, professore di diritto del lavoro dell'Università di Teramo

Vecchi rapporti di produzione per un lavoro moderno e strategico

di redazione

di Nino Baseotto, segretario generale della Cgil Lombardia

Fidelizzare per competere: un circuito per i lavoratori dei “call center”

di redazione

di Michel Martone, professore di diritto del lavoro dell'Università Luiss

Far carriera si può, anche nel call center

di redazione

di Nunzia Penelope

‘Partita a scacchi’ con il cliente

di redazione

di Nunzia Penelope

Come cambia il lavoro nei call center: il caso Vodafone

di redazione

di Nunzia Penelope

In evidenza

Ilva, la trattativa è lenta, ma Vestager accelera

Ex Ilva, Fumarola: serve una regia pubblica, garantire lavoro e ambiente

31 Agosto 2026
Sottoscritta ipotesi d’accordo per le piccole e medie imprese tessili e chimiche

Lavoro, Istat: entro il 2050 quasi 7 milioni di persone in meno in età lavorativa

31 Agosto 2026
Bozza automatica

Lavoro, quasi 7 occupati su dieci sognano di cambiare carriera

31 Agosto 2026
FederTerziario, più cultura del lavoro e formazione per ridurre gli infortuni. In un convegno a Roma presentata la “mappa del rischio” nelle Regioni e le proposte dell’Associazione

“Il lavoro non si appalta”, alla Festa Cgil di Forlì sicurezza al centro con Cruz Lezcano e Landini

31 Agosto 2026
Deliveroo, aumentano i rider e chiedono più flessibilità

Deliveroo Italia, via libera dalla Procura di Milano su impegni verso i rider: paga minima oraria a 14 euro e più misure su salute e sicurezza

28 Agosto 2026
Ulteriori informazioni

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

© 2024 - Il diario del lavoro s.r.l.
Via Flaminia 287, 00196 Roma

P.IVA 06364231008
Testata giornalistica registrata
al Tribunale di Roma n.497 del 2002

segreteria@ildiariodellavoro.it
cell: 349 9402148

  • Abbonamenti
  • Newsletter
  • Impostazioni Cookies

Ben Tornato!

Accedi al tuo account

Password dimenticata?

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o indirizzo email per reimpostare la password.

Accedi
No Result
View All Result
  • Rubriche
    • Poveri e ricchi
    • Giochi di potere
    • Il guardiano del faro
    • Giurisprudenza del lavoro
  • Approfondimenti
    • L’Editoriale
    • La nota
    • Interviste
    • Analisi
    • Diario delle crisi
  • Fatti e Dati
    • Documentazione
    • Contrattazione
  • I Blogger del Diario
  • Appuntamenti
Il Diario del Lavoro

Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

  • Accedi