Le aziende tecnologiche statunitensi si preparano ad una massiccia delocalizzazione dell’ attività produttiva e dei posti di lavoro all’ estero, nei Paesi emergenti, dove i costi sono nettamente più bassi. È quanto previsto dai ricercatori di Garner, secondo cui entro il 2004 saranno ben il 10% i posti di lavoro che emigreranno dagli Stati Uniti in altri Paesi nel comparto dei computer e collegati.
L’ indicazione venuta oggi da Gartner fa seguito alla recente notizia, comunicata dai sindacati, secondo cui IBM si preparerebbe a delocalizzare in India e Cina una parte consistente della sua produzione, con la conseguenza di spostare in questi due Paesi alcune migliaia di posti. Anche altri due big del comparto tecnologico negli Usa, cioè Oracle e Microsoft, sono interessati a trasferire parte dell’ attività in particolare in India, dove i costi sono appunto minori.
Il vice president e director di Gartner, Diane Morello, ha fatto presente peraltro che una decisione di questo genere si basa su innegabili vantaggi, in termini in particolare di costi, qualità e di valore della produzione.
Secondo un’ altra rilevazione, fatta in questo secondo caso da Forrester Research, nei prossimi 15 anni si dovrebbe assistere negli Usa ad un maxi-esodo di 3,3 milioni di posti di lavoro nei servizi, sopratutto nel comparto del software e dei computer, verso Paesi con costi più contenuti.
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