Si deciderà nel giro di due giorni il destino del negoziato per la riforma del modello contrattuale. Per giovedì è in programma l’incontro tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. Un incontro difficile, perché le ultime battute di questo confronto sono state molto negative. Confindustria nell’ultima riunione ha avanzato le sue proposte sul tema centrale al momento, quello sull’indice da adoperare per la determinazione degli aumenti retributivi. La rappresentanza dell’industria ha espresso disponibilità a usare un metro più valido di quello dell’inflazione programmata, ma ha anche escluso un recupero pieno dell’inflazione importata. Tesi che ha fatto discutere, su cui si è innescato un dibattito non facile. Ma sembra che, mentre Cisl e Uil eccepivano e rispondevano, la Cgil abbia assunto un atteggiamento di grande chiusura, facendo capire che le posizioni erano troppo distanti per pensare di poter continuare a discutere con la speranza di un accordo.
Non è stata la ripetizione della riunione del 14 luglio di quattro anni fa, quando la delegazione della Cgil si alzò e se ne andò, ma, a detta dei presenti, poco c’è mancato. Anche per questo è stata fissata per domani, e questo è l’altro appuntamento importante di questi due giorni, una riunione delle segreterie confederali delle tre confederazioni per andare a fondo di questa difficile situazione. Cisl e Uil non hanno nascosto la loro intenzione di avere con la Cgil un chiarimento di fondo, che faccia luce sulla possibilità di procedere ancora assieme. E’ in ballo l’unità d’azione, che pure in questi mesi sembrava l’unico punto fermo. E del resto l’accordo con Confindustria sembra essere l’unica strada percorribile per ottenere un incremento dei redditi dei lavoratori, perché solo con un irrobustimento del secondo livello sarebbe possibile dividere quei pochi incrementi di produttività che, a macchia di leopardo, ancora si realizzano in Italia.
Tanto più Cisl e Uil insistono perché sanno che non ci sono problemi di carattere politico a frenare la Cgil. Se un accordo con il Governo, così come lo vorrebbe il ministro Sacconi, potrebbe destare qualche preoccupazione tutta politica alla Cgil, non è così per l’accordo con Confindustria, che anche il Pd guarda con grande speranza e indica come un possibile successo delle buone pratiche sindacali.
Resta però il fatto che dentro la Cgil una quota non indifferente è decisamente contraria a questo accordo. E proprio mercoledì, mentre le tre segreterie si confronteranno, a un paio di chilometri scarsi si riuniranno tutte le componenti della Cgil contrarie a una politica di apertura, contrarie alla politica economica del Governo, ma contrarie anche a un accordo con la Confindustria. Ci saranno le minoranze congressuali, ma ci sarà anche la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici che si ritiene ormai in minoranza in confederazione. Guglielmo Epifani si trova in mezzo, tirato verso l’accordo, ma anche dall’altra parte da questa parte non indifferente della sua confederazione. Per questo deve scegliere da che parte stare. Non sarà facile, ma ormai si è arrivati al momento della verità. Per questo nel giro di due giorni, forse di uno solo, si saprà che contratti avremo nel futuro prossimo.
22 luglio 2008
Massimo Mascini



























