Un no dei dipendenti di Edf e Gdf alla riforma delle loro pensioni potrebbe non solo ritardare la privatizzazione parziale delle due aziende pubbliche prevista per l’anno prossimo, ma anche minacciare le riforme sociali in cantiere.
Il pollice verso di Edf e Gdf a un testo elaborato dalla direzione e dai rappresentanti dei principali sindacati viene da alcuni considerato come una sconfitta per il governo. Il primo ministro Jean-Pierre Raffarin ha però già annunciato stamani, a poche ore dal voto, che il governo andrà avanti con la riforma delle pensioni che dovrebbe essere pronta prima dell’estate.
Raffarin puntava però sul successo della consultazione dei dipendenti di Edf e Gdf per avviare la riforma del sistema pensionistico del settore pubblico, quella più delicata a causa della sua situazione privilegiata rispetto a quello privato.
Il testo bocciato al 60% dai 148.000 dipendenti delle due aziende e 102.000 pensionati proponeva soltanto un’evoluzione della struttura finanziaria e non le prestazioni come il livello della pensione (75% dell’ultimo salario) e la durata dei contributi (37,5 anni).
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