Una legge che prevede entro dieci anni una partecipazione di compagnie nazionali gestite da neri nelle miniere del Sudafrica – per almeno il 26% del capitale – è stata promulgata a Pretoria. Lo ha annunciato il ministro dell’Energia e dei minerali, Phumzile Mlambo-Ngcukan.
“Questo è probabilmente uno dei giorni più gloriosi nella storia della trasformazione (del Paese)”, ha commentato il presidente sudafricano Thabo Mbeki, secondo quanto riferito dal ministro.
L’industria mineraria-estrattiva – oro, diamanti, platino, petrolio, carbone, uranio, gas naturale – rappresenta la principale ricchezza del Sudafrica e dà lavoro a oltre mezzo milione di persone, ossia il 4,3% della popolazione attiva. I suoi prodotti costituiscono un terzo, per valore, delle esportazioni del Paese.
La legge promulgata ieri pone una prima quota minima – il 15% – dopo cinque anni per la partecipazione di compagnie gestite da neri nelle miniere controllate finora da interessi bianchi o occidentali.
Essa rappresenta comunque un arretramento – o almeno un compromesso – rispetto a un primo progetto di legge annunciato l’estate scorsa, che portava la partecipazione finale delle compagnie di neri nelle miniere al 51% nel giro di dieci anni.
Tale progetto aveva provocato scompiglio nel mondo industriale e tra gli analisti economici e finanziari del Sudafrica.
Il rappresentante a Johannesburg di una grande società petrolifera straniera ha definito la legge sulla partecipazione dei neri nell’industria mineraria-estrattiva “il più grande shock in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid nel 1994”.
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