Aperto al dialogo con l’Ue ma vincolato da legge statunitense varata a maglie strette per evitare che revisioni di bilancio troppo compiacenti portino ad altri mega-crack finanziari come quelli Enron e Worldcom.
Così si è mostrato Harvey Pitt, il capo dell’autorità di controllo sulla Borsa statunitense (la potentissima Sec), durante la visita di due giorni a Bruelles conclusasi oggi.
Inseguito da richieste di dimissioni che lui e la stessa Casa Bianca hanno liquidato con poche battute, Pitt ha lanciato segnali di apertura nei confronti di quasi tutte le richieste europee di maggiore flessibilità per evitare danni alle imprese del vecchio continente che si affacciano sul mercato finanziario statunitense: soprattutto sul nodo delle esenzioni dalla legge Sarbanes-Oxley, sulla questione della convergenza fra i sistemi contabili americano (Us-Gaap) ed europeo (Ias) e sull’altra, più marginale e per questo prima risolvibile, degli schermi di trading borsistico europeo da accendere negli Usa.
Gli Usa non vogliono “esportare” le loro soluzioni trovate ad un problema (la sindrome degli scandali tipo-Enron) che a suo avviso potrebbe crearsi anche in Europa: “Non penso sia solo un problema degli Usa”, ha detto il presidente della Sec.
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