Continuare a ”modernizzare ulteriormente l’organizzazione del lavoro, rafforzando in modo equilibrato la sicurezza e la flessibilità”; attuare ”al più presto” la riforma del regime previdenziale insieme a quella del sistema pensionistico prevista per quest’anno; varare politiche volte a ridurre gli squilibri regionali e la disoccupazione di lunga durata e ad aumentare i tassi di occupazione delle donne.
Sono alcune delle raccomandazioni all’Italia che il Consiglio dei ministri del lavoro ed affari sociali – salvo improbabili imprevisti – approverà lunedì a Bruxelles.
I ministri dei Quindici saranno infatti chiamati a varare il pacchetto occupazione, che comprende per ciascuno dei paesi membri un certo numero di rilievi per eliminare le carenze o i ritardi sui mercati dela lavoro e le linee guida sulle politiche da seguire nel 2002. Una proposta della Commissione Ue per la fissazione di ‘target’ di occupazione nazionali – e non solo a livello Ue – sarà invece probabilmente respinta dai governi degli stati membri. Il 12 settembre scorso, la Commissione europea aveva approvato cinque raccomandazioni all’ Italia (lo stesso numero del 2000) il cui testo è stato sottoposto ad alcune modifiche (non di sostanza, secondo fonti Ue) in vista dell’approvazione del Consiglio dei ministri.
L’esecutivo di Bruxelles ricorda che l’Italia registra il tasso di occupazione più basso dell’Ue (53,5% contro la media europea del 63,3% nel 2000) e che non ha ancora risolto “molteplici problemi strutturali”. Il Piano nazionale per l’occupazione italiano – aggiunge la Commissione – ha fissato obiettivi ambiziosi per i tassi di attività (58,5% entro il 2005) e 61,3% entro il 2010. Per centrarli, però, saranno necessari nei prossimi anni sforzi ulteriori nel quadro della strategia, annunciata dal governo Berlusconi, di “modernizzare la regolamentazione del lavoro, liberalizzare i servizi di collocamento e combattere il lavoro nero”.
Ecco, in sintesi, le raccomandazioni rivolte all’Italia: 1) continuare le riforme per far aumentare il tasso di occupazione, in particolare delle donne, con provvedimenti che migliorino i servizi di assistenza per l’infanzia. È necessario inoltre ridurre gli squilibri regionali e lavoro nero con il contributo dei partner sociali.
2) proseguire la realizzazione della riforma del sistema pensionistico attraverso la revisione prevista nel 2001 ed avviare l’esame degli altri regimi previdenziali per ridurre le uscite dal mercato del lavoro. Occorre anche continuare gli sforzi per ridurre la pressione fiscale sul lavoro, specialmente quello meno remunerato e qualificato.
3) assumere “nuove misure” per prevenire la disoccupazione di lunga durata. Fra queste, la “piena e completa attuazione della riforma dei servizi pubblici dell’occupazione in tutto il paese”, il varo rapido del sistema informativo del lavoro ed il miglioramento del sistema di monitoraggio statistico.
4) migliorare l’efficacia delle politiche attive sul mercato del lavoro, con misure specifiche per ridurre i considerevoli scarti fra uomini e donne. In particolare, è necessario fissare obiettivi per l’offerta di asili-nido ed altri servizi di sostegno.
5) adottare una strategia coerente per la formazione continua, con la fissazione di target nazionali.
A tutti i paesi Ue (e non solo all’Italia) sarà diretto un invito a non rallentare il ritmo delle riforme dei mercati del lavoro nell’attuale fase di frenata economica. I problemi strutturali ancora esistenti in Europa richiedono infatti di proseguire gli interventi.
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