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Home - Approfondimenti - La nota - Cgil, Cisl, Uil: col Governo vogliamo un confronto vero e impegnativo

Cgil, Cisl, Uil: col Governo vogliamo un confronto vero e impegnativo

di Fernando Liuzzi
14 Gennaio 2020
in La nota
Cgil, Cisl, Uil: col Governo vogliamo un confronto vero e impegnativo

C’era una volta la concertazione. Si era agli inizi degli anni 90 del secolo scorso. E le tre grandi confederazioni sindacali – Cgil, Cisl, Uil – cercavano di definire, con un interlocutore serio come Carlo Azeglio Ciampi, allora capo del Governo, i lineamenti fondamentali di una politica economica volta a contenere l’inflazione, allora assai preoccupante, e, contemporaneamente, a difendere l’occupazione. Avendo compreso che lavoro e salari sono cose i cui sviluppi non possono essere discussi solo con le controparti contrattuali, a partire dalla Confindustria, ma hanno bisogno di una più ampia cornice politica.

Poi vennero gli anni dell’alternanza fra centrodestra e nuovo centrosinistra, fra Berlusconi e l’Ulivo. Con un Berlusconi che, inizialmente, si illuse di poter attaccare l’intero movimento sindacale, scegliendo le pensioni come terreno dello scontro, e poi – dopo una prima, cocente sconfitta -, puntò, più furbescamente, sul tentativo, in parte riuscito, di dividere il fronte sindacale, a partire da una riforma del sistema contrattuale, accettata da Cisl e Uil e respinta dalla Cgil.

E così siamo arrivati al 2011, quando lo stesso Berlusconi, di fronte a un crescente discredito internazionale, fu costretto a farsi da parte, lasciando alla cosiddetta manovra Monti-Fornero lo spazio per attuare una riforma unilaterale del sistema previdenziale che, pur partendo da alcune giuste intuizioni, in materia di inevitabile crescita dell’età pensionabile, fu politicamente mal realizzata e mal gestita, lasciando dietro di sé uno strascico di problemi, amarezze, incomprensioni e rancori difficilmente sanabile.

Dopo la non-vittoria di Bersani (primavera 2013), vennero poi i nuovi governi di centrosinistra, in cui il giovane Renzi pensò che, per modernizzare il sistema-paese, a partire dal suo sistema politico, fosse una buona idea quella di puntare sulla cosiddetta disintermediazione. Che, in parole povere, in parte fu una riedizione del berlusconiano “Ghe pensi mì”, volto però a tenere fuori dai giochi i cosiddetti “corpi intermedi”, a partire dai sindacati; in parte si concretizzò nei famosi 80 euro, ovvero in un bonus concepito e attuato unilateralmente dall’Esecutivo. Quasi a voler mostrare ai lavoratori che uno sgravio fiscale ideato e realizzato dal Governo può portare in busta paga più – o comunque non meno – di un intero rinnovo contrattuale.

Renzi ha però poi dovuto imparare, a sue spese, che mentre le conquiste contrattuali danno ai lavoratori non solo una gratificazione economica, ma anche una soddisfazione politica, i regali inattesi fanno piacere sul momento, ma non creano una duratura riconoscenza verso il donatore.

Un risultato forse imprevisto, certo non cercato della disintermediazione proclamata e perseguita, con annessi 80 euro, è stato anzi il ricompattamento del fronte sindacale. Che già negli ultimi mesi del governo Renzi, e poi col governo Gentiloni, ha ritrovato interlocutori almeno attenti alle proprie proposte e alle proprie richieste. Ma ormai la XVII legislatura era agli sgoccioli e, con le elezioni del 2018, è cominciata una nuova era politica. Un’era in cui non c’è più il bipolarismo oscillante fra centrodestra e centrosinistra, mentre l’avanzata del Movimento 5 Stelle, passato dal primigenio, generico “vaffa” a un più strutturato populismo, e della nuova Lega di Matteo Salvini, non più nordista ma nazionale e sovranista, hanno alterato tutto il quadro politico. Un quadro in cui un confuso e pasticciato Reddito di cittadinanza può essere spacciato come abolizione della povertà, mentre un triennio di Quota 100, che favorisce più il pubblico impiego che non il lavoro industriale o agricolo, può essere spacciato come “abolizione della Fornero”.

E’ in questo quadro incerto e nebbioso che, dopo aver riempito di contenuti rivendicativi la ritrovata unità, Cgil, Cisl e Uil, già dall’inizio del 2019, sono tornate a percorrere il classico cammino della mobilitazione unitaria. Coinvolgendo, come ha ricordato oggi Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, qualche milione di lavoratori in una serie di iniziative unitarie, tra manifestazioni e assemblee.

Stamattina, infatti, Cgil, Cisl e Uil hanno tenuto in un albergo romano una riunione congiunta delle loro tre segreterie. E, in una pausa della riunione, hanno anche tenuto una rapida conferenza stampa. “Aver annunciato che avremmo tenuto oggi la segreteria unitaria – ha detto all’inizio dell’incontro stampa Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil – ha portato alla convocazione ufficiale dei due tavoli annunciati sul fisco e sulla previdenza”.

Venerdì prossimo, è stato poi precisato, si terrà a palazzo Chigi un primo incontro col Governo sulle questioni fiscali, a partire dalla discussione su come articolare il taglio del cuneo fiscale, già approvato dal Parlamento con la recente manovra. Lunedì 27, invece, un primo incontro sulle pensioni si terrà al Ministero del Lavoro con la titolare del dicastero, Nunzia Catalfo.

Ebbene, se c’è un punto su cui i tre segretari generali delle tre Confederazioni – e cioè, oltre a Furlan e Barbagallo, anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil – si sono espressi in modo unanime, è che non sono intenzionati, né disposti, a partecipare a incontri di facciata, in cui il Governo cortesemente presenta una proposta a scatola chiusa che possa essere solo accettata o respinta.

Confronto: per i sindacati, questa torna ad essere la parola chiave delle relazioni fra le tre maggiori confederazioni e il Governo. Nel senso che i sindacati, portatori di un propria elaborazione, che è allo stesso tempo autonoma e, lo ripetiamo, unitaria, vogliono partecipare all’elaborazione delle soluzioni che saranno di volta in volta individuate.

In secondo luogo, i risultati del confronto devono essere impegnativi per il Governo. I sindacati hanno cioè fatto capire che non sono interessati a partecipare a incontri i cui risultati siano poi destinati a diventare base di una successiva contrattazione tutta interna alla maggioranza. Al contrario, i sindacati si aspettano che i risultati del confronto con il Governo si tradurranno in fatti. Laddove, ha ricordato Landini, per ciò che riguarda l’attuazione della lotta contro il cuneo fiscale, deve trattarsi di un di più che entra concretamente e percettibilmente nelle buste paga dei lavoratori.

Ora non si deve credere che fisco e pensioni siano i soli temi su cui i sindacati si aspettano di potersi concretamente confrontare col Governo. C’è la lotta all’evasione fiscale che, ha ricordato Furlan, potrà essere meglio combattuta se vi saranno nuove assunzioni all’Agenzia delle entrate. C’è, più in generale, l’ampia questione del pubblico impiego, a partire dai prossimi rinnovi contrattuali. C’è, soprattutto, il problema dei problemi, ovvero quello della crescita, che non può restare inchiodata, quando va bene, a un qualche decimale di punto sopra allo zero. C’è quindi, innanzitutto, il problema delle infrastrutture e dello sblocco delle cifre già stanziate in merito. Ma c’è, ancor più, l’irrisolta questione del Sud. E quindi le questioni delle crisi aziendali e della politica industriale.

Nelle parole dei leader sindacali ci sarebbe, volendo, molta carne da mettere al fuoco. Ma qui esce fuori il problema della debolezza dell’attuale interlocutore governativo. Un interlocutore diviso, al proprio interno, da pulsioni divergenti, e che fatica a trovare mediazioni dotate di un robusto senso della realtà. Ed è stridente, tanto per dirne una, la dissonanza fra il dibattito interno al Pd, che cerca di rifondarsi a partire da discussioni che possono apparire anche piuttosto astratte su un’indefinita “apertura” alla cosiddetta “società civile”, e la concretezza – starei per dire l’immediatezza – dei molti problemi oggi citati dai dirigenti sindacali e delle relative ipotesi di soluzione.

Quella che ci aspetta, insomma, non pare essere una nuova stagione concertativa. L’auspicio dei sindacati è che sia, almeno, una seria fase di interlocuzione, di confronto e, ove necessario, di contrattazione col Governo. Il sindacato, ha infatti ricordato Barbagallo, è “pronto a riprendere le sue iniziative” di mobilitazione se i prossimi incontri col Governo dovessero risultare insoddisfacenti.

@Fernando_Liuzzi

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Tags: SindacatoFiscoPrevidenza
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