Sono 7.884 i lavoratori irregolari accertati in agricoltura nel 2024, il 3,8% del totale degli irregolari. Sono questi i dati diffusi dalla Flai-Cgil e dalla Fondazione Metes sulla base delle ispezioni svolte dall’INL e dai Carabinieri del Comando Tutela del Lavoro.
Di questi gli occupati in nero sono stati 1.819, di cui 254 extracomunitari senza regolare permesso di soggiorno ossia il 23,1%. La distribuzione geografica ci dice l’incremento degli irregolari, nel periodo 2016-2024, è stato del 27 e del 26% al sud e al nord, mentre al centro c’è stato un balzo del 102%.
Le ispezioni svolte sono state 8.847 e gli illeciti contestati 4.118. Prendendo ancora come periodo di riferimento gli anni tra il 2016 e il 2024 le ispezione sono cresciute del 10%, gli illeciti contestati del 7%, mentre le irregolarità riscontrate nelle aziende del settore primario sono salite dal 51,7% del 2016 al 68,4% dello scorso anno, con una crescita del 9,2% rispetto al 2023.
Sulla base delle statistiche dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro è possibile, inoltre, ricostruire il dato disaggregato per tipologia di violazioni. Le più frequenti riguardano quelle sulla salute e sicurezze, con 6.030 riscontri, seguite da quelle relative al caporalato 519, di interposizione illecita e fraudolenta di manodopera negli appalti, 444, e, infine, le infrazioni riguardanti l’orario di lavoro sono state 166. Sono stati dunque 962 i provvedimento di sospensione che hanno colpito le imprese, in salita del 38% sul 2023, revocati in 554 casi a seguito di interventi di regolarizzazione.
Esaminando, in aggiunta, i dati degli Elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli dell’Inps, Flai e Metes raccontano di un aumento degli stagionali e delle giornate lavorate per il 2024 ma, al tempo stesso, di un ampliamento dei lavoratori maggiormente vulnerabili, che operano nelle campagne solo per poche giornate.
Un quadro dunque in chiaroscuro che vede, nello specifico, un incremento del 2,3% degli operai a tempo determinato sul 2023, arrivato a 20.307 unità, e dell’1,8% delle giornate di lavoro, che superano il milione e mezzo.
Ma a preoccupare il sindacato degli agricoli della Cgil è il calo della media delle giornate lavorate pro capite, che dopo diversi anni di crescita che passa dalle 99,2 ore del 2023 alle 98,7 del 2024. Così come si amplia la platea di coloro che lavorano in agricoltura meno di 51 giorni l’anno, soglia minima per accedere alla disoccupazione agricola: nel 2024 sono l’1,5% in più.



























