“No a valanga” è un titolo che fino a qualche settimana fa nessuno avrebbe mai nemmeno osato immaginare. E invece. Partito in dicembre da un dislivello negativo di venti punti, all’apertura delle urne si è scoperto che il No al referendum sulla giustizia aveva scavallato il Si di quasi otto punti. Un dato che nessun sondaggista aveva nemmeno sospettato. Cosi come nessuno sospettava l’altissima affluenza, che ha sfiorato il 60%: quando il gioco si fa duro, gli italiani tornano a votare. E ci tornano, ancora più a sorpresa, anche gli under trenta, e anche coloro che non votavano più da tempo nemmeno alle politiche: ritenute, giustamente, ben più attrattive di un referendum su un argomento tecnico come la riforma della giustizia.
Una sorpresa dopo l’altra, insomma.
Ancora poche ore prima della chiusura delle urne, anche i migliori analisti nazionali si dicevano certi di un ‘’testa a testa’’. Che però non c’è mai stato: fin dal primo instant poll il No staccava il Si di dieci punti, per calare in finale di poco, e chiudere a 53,4 contro 46,3. Dodici milioni di voti e mezzo di voti per il Si, 14 e mezzo per il No. Per parafrasare il noto incipit di Elly Schlein: ‘’non li hanno visti arrivare’’.
Tra l’altro, e senza voler scomodare la Cabala, 14 milioni è più o meno il numero dei votanti che la Cgil portò alle urne nel 2025 per i suoi referendum sul lavoro. Che non raggiunsero il quorum, come si sa, ma che mobilitarono un pezzo di paese, con la novità che in quel ‘’pezzo’’ c’erano anche tantissimi giovani: ben 5 milioni. Anche questa volta il voto dei giovani si è fatto notare: tra gli under 35, i No alla riforma della giustizia sono arrivati al 61%.
Del resto, anche in questa tornata referendaria la Cgil di Maurizio Landini ha giocato un ruolo chiave, decidendo di costituire assieme ad altre associazioni il Comitato per il No della società civile, e mettendoci come si dice la faccia, con un suo dirigente di spicco, il segretario confederale Christian Ferrari, nel ruolo di vicepresidente del Comitato accanto a Giovanni Bachelet. Costituito il Comitato in dicembre, subito prima di Natale, la Cgil, in tre mesi scarsi, ha messo in pista uomini, risorse, anche finanziarie, e soprattutto la sua rete capillare di strutture sul territorio, lavorando in parallelo con gli altri Comitati e con tutti i partiti del Fronte del No, a partire dal Pd di Elly Schlein, facendo tesoro anche dell’esperienza maturata sul campo per i referendum sul lavoro del 2025.
Il ruolo della confederazione anche questa volta si e’ visto in molte occasioni chiave. La manifestazione di chiusura della campagna referendaria, nella romana Piazza del Popolo, a cui hanno partecipato dal palco tutti i leader dell’opposizione, era stata organizzata dalla Cgil, con Landini nei panni del padrone di casa. Cosi come anche la ‘’festa’’ di piazza Barberini, per celebrare il successo, e’ stata lanciata dallo stesso segretario, che ha poi accolto i leader dello schieramento vincente. E sempre in casa Cgil, nell’Auditorium di Via dei Frentani, si e’ svolta la ‘’veglia’’ del Comitato in attesa dei risultati, con gran volare di tappi di bollicine una volta accertato che l’obiettivo era stato raggiunto.
Parlando in piazza Barberini, sotto la pioggia (“cade la pioggia ma che fa”, diceva una vecchia canzone), Landini ha detto molte cose, ma soprattutto ha detto: “nessuno si salva da solo, ma noi, tutti assieme, possiamo avere una forza di imporre un cambiamento”. Ad ascoltarlo, tra la folla e tra la selva di bandiere e ombrelli, c’erano Bonelli & Fratoianni, Elly Schlein, Conte, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Volendo azzardare, si potrebbe immaginare che su questa Piazza Barberini è nata – o meglio si è consolidata- la coalizione che tra un anno (o forse prima, chissà’) sfiderà Giorgia Meloni. Elezioni alle quali, e’ bene ricordarlo, Landini non sarà candidato, perché sarà ancora alla guida della Cgil quando si andrà a votare: ha appositamente spostato il congresso per la sua uscita dopo il voto, in qualunque data si svolgerà, proprio per non dare adito a nessuna voce che lo immagini candidato. Ma e’ abbastanza evidente che la confederazione, con la sua capacità di mobilitare, potrebbe nuovamente dare una grossa mano.
Nunzia Penelope






















