“Dopo aver sottoscritto il nuovo Patto di stabilità e averlo applicato nella maniera più ortodossa – tagliando la spesa e gli investimenti pubblici, definanziando la sanità, facendo cassa sulla previdenza, raggiungendo il record di pressione fiscale grazie al drenaggio a carico di lavoratori e pensionati – il Governo ha mancato l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione nel 2026, al quale aveva piegato l’intera politica economica dell’ultimo triennio”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari.
“Nel frattempo – prosegue il dirigente sindacale – la crescita è tornata allo ‘zero virgola’ ed è in peggioramento, come conferma il Dfp approvato oggi in Consiglio dei ministri (secondo l’Fmi saremo ultimi in Europa per la dinamica del Pil); il processo di deindustrializzazione del Paese prosegue incontrastato ormai dal 2022; la questione salariale si aggrava anziché risolversi; la crisi energetica, causata dalla guerra in Medio Oriente, sta esplodendo a danno di famiglie e imprese”.
Per Ferrari: “C’è un’unica buona notizia in tutto questo: non sarà possibile attivare la clausola di salvaguardia scomputando dai vincoli del Patto di stabilità l’aumento delle spese in armi. A condizione, naturalmente, che non si proceda comunque in quella direzione, sottraendo al bilancio dello Stato risorse fondamentali, che andrebbero invece destinate a ben altre priorità: una politica industriale degna di questo nome; misure di contrasto alla povertà energetica e di sostegno a salari e pensioni; la tutela dell’occupazione; la neutralizzazione del fiscal drag; il rafforzamento del sistema pubblico dei servizi”.
“Occorre, in definitiva – conclude il segretario confederale – cambiare radicalmente strada, a partire da due misure urgenti: tassare gli extraprofitti e riassegnare le risorse attualmente destinate al riarmo (+23 miliardi nel 2026-2028) per affrontare la gravissima emergenza in corso”.



























