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Home - Notizie del giorno - Contratti Cnel, Federterziario: bene la riorganizzazione dell’archivio, ma occorre garantire il pluralismo

Contratti Cnel, Federterziario: bene la riorganizzazione dell’archivio, ma occorre garantire il pluralismo

23 Aprile 2026
in Notizie del giorno, In evidenza
Cnel, l’assemblea approva il documento sul salario minimo ma si spacca: 39 si, 15 no

SEDE DEL CNEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO TARGA

Federterziario accoglie con favore la riorganizzazione dell’archivio dei contratti collettivi nazionali di lavoro approvata dal CNEL, sottolineandone la portata innovativa e l’impatto potenziale sull’intero sistema delle relazioni industriali italiane.

“Guardiamo con grande interesse al lavoro del CNEL, in particolare all’attività della Commissione dell’Informazione e alla delibera del 20 aprile 2026 che dà attuazione agli indirizzi dell’11 settembre 2025. Per la prima volta si sta mettendo ordine in un archivio che conta oltre mille contratti collettivi, attraverso una struttura chiara e trasparente”, dichiara il Segretario Generale di Federterziario, Alessandro Franco. “Parliamo di una riorganizzazione profonda: i contratti vengono classificati in 22 sezioni Ateco, vengono utilizzati i dati Uniemens dell’INPS per misurarne la diffusione reale e introdotti criteri oggettivi, come la soglia del 5% per i contratti mono-settoriali e del 3% per quelli multi-settoriali. Questo è un passaggio fondamentale, perché consente finalmente di capire quali contratti sono realmente applicati e quali no”.

Tra le principali innovazioni figurano inoltre le “schede contratto”, costruite su parametri retributivi e normativi comparabili, e un lavoro avanzato sull’equivalenza contrattuale anche in raccordo con ANAC, con ricadute dirette sugli appalti pubblici.

Tra i dati più significativi del rapporto, secondo Federterziario, ce n’è uno che spicca su tutti: la quasi totalità dei lavoratori è coperto da contratti sottoscritti da CGIL, CISL, UIL, UGL e CONFSAL. È un dato che dovrebbe far riflettere, perché spesso si parla di dumping contrattuale come se fosse un fenomeno generalizzato, mentre in realtà è piuttosto circoscritto. Questo non significa ignorarlo, ma affrontarlo con strumenti mirati, come quelli che il CNEL sta mettendo in campo”, spiega Franco, che individua tre elementi chiave della riforma.

“Il primo è la classificazione per settori Ateco, che rende finalmente leggibile il sistema. Il secondo è l’introduzione del concetto di “dipendenti standard”, che consente una misurazione più corretta della diffusione dei contratti, soprattutto quelli multi-settoriali. Il terzo, e forse il più importante, è la costruzione delle schede contratto, basate sulle voci retributive e normative previste dal Codice dei contratti pubblici, che permettono una comparazione reale tra contratti. In più c’è un lavoro importante sull’equivalenza contrattuale, sviluppato anche insieme a ANAC, che ha ricadute dirette sugli appalti pubblici”.

Tuttavia, per Federterziario il percorso non può fermarsi qui: “È un lavoro fondamentale, ma non sufficiente. Adesso serve un passo politico – esorta il segretario generale della Confederazione – Il CNEL ha costruito l’infrastruttura tecnica: archivio, criteri, dati, strumenti di comparazione. A questo punto il Governo deve intervenire per trasformare questo sistema in uno strumento normativo vero e proprio”.

Tra le proposte avanzate dall’organizzazione, l’istituzione di un Repertorio Nazionale dei Contratti Collettivi di Lavoro, basato su criteri oggettivi di qualità e coerenza settoriale e supportato da una Commissione tecnica di valutazione e certificazione: “L’idea è semplice: spostare l’attenzione da chi firma il contratto alla qualità del contratto stesso”.

Questo significa superare il criterio delle associazioni comparativamente più rappresentative. “Da anni ormai sempre più norme rimandano ai contratti sottoscritti dalle associazioni comparativamente più rappresentative – spiega il Segretario Generale della Confederazione – Prescindendo dal presupposto che il concetto di “comparativamente più rappresentativo” è un concetto utilizzato dal legislatore, ma non codificato, come sottolineato anche dalla Corte Costituzionale nella recente sentenza n. 156/2025 che, pertanto, inevitabilmente altera la corretta applicazione dei principi costituzionali contenuti negli art. 2. 39 e 40 della Costituzione”.

Sul tema della rappresentatività, Franco aggiunge: “Riteniamo che in un contesto produttivo parcellizzato come quello italiano sia fondamentale un pluralismo reale, fondato su una sorta di attestazione della qualità dei contratti collettivi che siano certificati e inseriti nel repertorio, sulla base della alidazione compiuta dalla Commissione tecnica istituita. Questo aprirebbe finalmente a una vera concorrenza, una concorrenza regolata, basata su parametri oggettivi, che agevolerebbe non solo un adeguamento, ma soprattutto un miglioramento dei CC.CC.NN.LL. a totale vantaggio e tutela delle imprese e dei lavoratori. Ciò garantirebbe anche rinnovi contrattuali puntuali, attenuando, se non eliminando, i lunghi periodi di vacatio che troppo spesso incidono sfavorevolmente sul potere di acquisto dei salari”.

Infine, in merito alla tutela dei lavoratori e al dibattito sul salario minimo: “Le schede di comparazione dei contratti permettono già di verificare in modo rigoroso retribuzioni e istituti normativi. Nessun contratto può scendere sotto una soglia minima inderogabile”. E sul salario minimo: “Restiamo critici soprattutto perché potrebbe determinare una “fuga” dalla contrattazione collettiva, ma se il legislatore decidesse di introdurlo, potrebbe essere integrato in questo sistema evitando di ridurre tutto alla sola dimensione salariale”.

“Il messaggio è molto chiaro: il lavoro tecnico è stato fatto. Ora tocca alla politica fare il passo successivo e trasformare questa organizzazione in un sistema moderno e davvero plurale di relazioni industriali”, conclude Franco.

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