Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, promossa dall’Oil, l’Organizzazione internazionale del lavoro. L’edizione 2026 del rapporto dell’Oil è dedicata al benessere psicosociale correlato al lavoro, che passa dalla sicurezza dal punto di vista fisico e sul quale incidono altri fattori come la precarietà, il carico e l’orario lavorativo, la chiarezza dei ruoli, l’autonomia, il supporto e l’esistenza di processi equi e trasparenti che influenzano sulla qualità del lavoro
Secondo le stime presenti nel documento ogni anno i fattori di rischio sociale determinano oltre 840mila decessi per malattie cardiovascolari e disturbi mentali correlati. Rischi che comportano una perdita globale di 45 milioni di anni di salute aggiustati per la disabilità e un calo dell1,37% del Pil mondiale.
Tre le principali cause che possono far crescere l’insorgenza di queste problematiche ci sono gli orari di lavoro prolungati. L’Oil stima che, al livello globale, il 35% dei lavoratori superi le 48 ore settimanali. Un’incidenza altrettanto preoccupante sulla manifestazione di questi elementi è data dalle forme di violenza e molestia subite sul luogo di lavoro. Per l’Organizzazione internazionale del lavoro quasi un quarto dei lavoratori mondiali, il 23%, ne è stato vittima. Tra gli abusi quello psicologico è il più segnalato (18%).
In questo scenario la contrattazione collettiva e il dialogo sociale sono essenziali per tradurre le norme in azioni concrete a livello settoriale e aziendale. Sebbene l’attenzione esplicita alla salute mentale e ai fattori psicosociali negli accordi transfrontalieri sia ancora limitata, riguardando solo il 18 per cento dei 338 accordi registrati nella banca dati dell’OIL sul Dialogo sociale transfrontaliero (periodo 2000–2025), si osserva una crescita importante a partire dalla metà degli anni 2010.
Gli accordi più recenti, spiega il rapporto dell’Oil, affrontano con maggiore frequenza temi cruciali come lo stress, la salute e il benessere mentale, le molestie, l’equilibrio vita-lavoro, la digitalizzazione e il telelavoro. Inoltre, il coinvolgimento attivo delle parti sociali ha favorito la creazione di linee guida settoriali, influenzando positivamente l’evoluzione delle politiche e della normativa.
Quello della salute e della sicurezza sul lavoro è un tema cruciale per il nostro paese, che conta un triste media di tre decessi al giorno. Infatti, secondo i dati dell’Inail, nel 2025 le vittime sul lavoro in numeri assoluti sono state 1.093, sostanzialmente stabili rispetto alle 1.090 del 2024. Nel dettaglio, i decessi in occasione di lavoro sono stati 798, in diminuzione rispetto agli 805 del 2024, mentre quelli in itinere sono 295, in aumento rispetto ai 285 dell’anno precedente.
Per quanto riguarda le patologie lavoro-correlate, i dati mostrano un incremento delle denunce dell’11,3% rispetto all’anno precedente, da 88.499 a 98.463 casi. Il 74,4% delle malattie denunciate riguarda i lavoratori (+12,0%), con quote particolarmente elevate nell’industria e nei servizi (75,8%) e agricoltura (68,7%), mentre nel settore pubblico la maggioranza dei casi è femminile (68,0%), con una crescita del 5,8% sul 2024 a fronte di una diminuzione dell’11,8% per gli uomini.
Se guardiamo ai primi due mesi di quest’anno le statistiche raccontano di un incremento del 2,6%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, degli infortuni denunciati, quasi 92mila di gennaio-febbraio 2026 rispetto agli 89mila e 500 del 2025. Si registra anche un calo del 26% degli infortuni mortali denunciati, 102 rispetto ai 138, mentre crescono del 14% le denunce di malattie professionali



























