Sono due i vigili del fuoco morti negli ultimi quattro giorni: il primo durante un’attività di addestramento presso il lago di Temo, nel sassarese, il secondo a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, mentre era impegnato nello spegnimento di un incendio.
“Due colleghi – ha detto Massimo Vespia, segretario generale della Fns-Cisl – di 59 e 60 anni prossimi alla pensione. Queste due morti, le uniche dall’inizio dell’anno, devono farci riflettere sulla gestione dell’intero corpo”.
L’età media supera i cinquant’anni, e questo non fa che accrescere i potenziali rischi per la salute e la sicurezza dei vigili del fuoco quando sono chiamati ad intervenire. Un dato allarmante se confrontato con quello di altri paesi europei. In Francia la carta d’identità di un vigile del fuoco volontario riporta 35 anni, sempre come valore medio, mentre per i professionisti sale tra i 41 e i 42 anni. Anche in Germania il discrimine si ha sempre tra volontari e professionisti, con i primi che si aggirano tra i 35 e 40 anni di età media, che per i secondi sale a 41-45 anni.
“Il grande problema che chiediamo da tempo alla politica di affrontare è quello dell’organico. Attualmente – prosegue Vespia – i vigili del fuoco in servizi sono 35-36mila, compresi gli amministrativi e i dirigenti, mentre gli effettivi, ossia coloro che sono sul campo, si aggirano tra i 20 e i 22mila. Secondo noi il numero complessivo dovrebbe salari a 50mila. Bisogna dire che, nonostante sia un lavoro gravoso, il concorso dei vigili del fuoco non va deserto anzi. Nell’ultimo i posti disponibili erano 400 e molto probabilmente con lo scorrimento le assunzioni supereranno il migliaio. Ma anche questi numeri non bastano. Per incrementare l’organico, per ridurre la pressione sui lavoratori, costretti praticamente a stare sempre in divisa per l’elevato numero di ore di straordinario, e per compensare le uscite dovute alla pensione le assunzioni annuali dovrebbero essere tre le 2 e le 3mila”.
Per quanto riguarda la tutela della salute e della sicurezza uno dei punti centrali per Vespia è quello di investire nella prevenzione. “Molto probabilmente i due vigili sono deceduti per un infarto, quindi il monitoraggio continuo delle condizioni sanitarie è quanto mai essenziale. Ogni anno perdono la vita circa 2-3 vigili del fuoco e il numero di infortuni e di malattie professionali è estremamente elevato nonostante si tratti di personale formato e altamente qualificato. Il punto è che dobbiamo fare i conti non solo con un numero crescente di interventi ma anche una tipologia sempre più ampia. Le estati sempre più roventi amplificano il rischio di incendi, ma un vigile del fuoco è chiamato ad operare anche quando c’è un incidente stradale, condizioni meteo avverse, alluvioni o piogge abbondanti, immersione e così via”.
Eppure, nonostante la pericolosità dei fronti sui quali sono chiamati a operare, quella dei vigili del fuoco è ancora una professione che non viene riconosciuta come usurante. Per Vespia “è un mistero che dovrebbe spiegarci la politica tutta. Sicuramente questo riconoscimento, da solo, non andrebbe magicamente a risolvere tutte le questioni sin qui dette senza un effettivo rafforzamento dell’organico, ma sicuramente sarebbe una risposta e un riconoscimento ulteriore per la professionalità che quotidianamente i vigili del fuoco mettono in campo”.
Riconoscimento che per Vespia si è avuto nelle ultime ore per le carriere grazie all’approvazione del Consiglio dei ministri del decreto legislativo che avvia un percorso di revisione e di riordino. “Si tratta di un primo importante passaggio di un iter legislativo atteso da anni. Il provvedimento non è ancora definitivo: seguirà ora l’acquisizione dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari e degli altri organismi previsti dalla legge, prima del via libera finale del Consiglio dei ministri e della successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale»
Il decreto, sostenuto da una copertura finanziaria di oltre 50 milioni di euro, punta a valorizzare ruoli, professionalità e competenze. Le disposizioni riguardano il personale non direttivo e non dirigente, nonché quello direttivo e dirigente con funzioni operative e tecniche, interessando l’intera articolazione dei ruoli, dal personale operativo fino ai dirigenti.
La riforma coinvolge inoltre il personale specialista con elevate competenze tecniche e professionali, gli aeronaviganti, i nautici, i sommozzatori, il personale di rappresentanza, i direttivi speciali ad esaurimento e prevede l’inquadramento nei ruoli operativi dell’ex personale AIB, ossia dell’antiincendio boschivo. È inoltre istituito il nuovo settore specialistico delle telecomunicazioni e sono previste le direzioni centrali di coordinamento interregionale dei vigili del fuoco, con la finalità di rafforzare il collegamento tra strutture centrali e periferiche.
Il provvedimento, infine, aggiorna anche la disciplina relativa al personale volontario e alle strutture presso cui opera, amplia le tipologie di convenzioni che il corpo può stipulare e introduce misure in materia di social housing per favorire la permanenza del personale fuori sede, soprattutto nelle aree caratterizzate da maggiore densità abitativa.
























