Si chiama “Scholarsjob per l’orientamento al lavoro” il progetto di alternanza scuola-lavoro ideato e realizzato da Confsalform e presentato dal sindacato Snals-Confsal (sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola) in un convegno che si e’ svolto presso la Camera lunedì 7 novembre scorso. Il progetto è volto a favorire l’incontro tra scuole, studenti e imprese, con l’obiettivo di sviluppare competenze spendibili in qualifiche professionali emergenti nel mercato dei nuovi lavori. Già testato in via sperimentale nel 2014, è pienamente operativo dal 2015, anche grazie al protocollo sottoscritto recentemente da Miur e FonarCom (il fondo interprofessionale costituito da Confsal e Cifa).
Scholarsjobs si basa su una metodologia didattica che prevede un pacchetto di ore di ‘’studio’’ da svolgersi in azienda e con il sostegno di tutor specializzati, e che supporta l’integrazione graduale degli studenti che ne fanno richiesta nei sistemi produttivi delle strutture ospitanti. Un modo alternativo rispetto agli evergreen “lavoretti estivi”, con la differenza -spiegano i dirigenti della Confsal- che il friggere patatine in un fast-food non rilascia alcuna certificazione o qualifica professionalizzante, mentre le attivita’ che si svolgono attraverso Scholarsjob consentono di ottenere anche questo riconoscimento.Agli studenti che aderiscono al programma, infatti, alla fine del percorso di studi viene consegnato un attestato riconosciuto dal Miur e spendibile nel mondo del lavoro o direttamente nell’azienda presso la quale hanno compiuto il corso. Le attività previste nel progetto, però, non riguardano in nessun modo la famigerata ‘’frittura di patatine’’ ma, anzi, sono relative a occupazioni in forte crescita nel settore dei new media (web marketing operator, social video operator) e nei più noti social, da Facebook a YouTube.
Tecnicamente il progetto comprende 70 ore annue, per complessive 210 in un triennio. La gestione degli stage e dei tirocini curriculari è regolato da un sistema informatizzato che, tramite una piattaforma digitale, consente agli studenti di svolgere in modo sistematico e regolare le proprie attività e, nel contempo, ai dirigenti scolastici, ai coordinatori dell’alternanza e ai tutor di monitorare l’andamento e di valutare continuamente l’esperienza degli studenti.
La sperimentazione di Scholarsjob ha interessato inizialmente 50 imprese e 50 studenti del quarto anno di tre istituti d’istruzione secondaria superiore delle regioni Lazio, Marche e Puglia tra gli anni scolastici 2014/15 e 2015/16, che durante la gestione delle attività hanno applicato dapprima i testi di riferimento contenuti nelle diverse edizioni della “buona scuola”, per poi integrare e revisionare l’intero processo alla luce delle nuove norme entrare in vigore con la Legge n. 107/2015. Ad oggi il progetto coinvolge 8 scuole, più di 700 studenti, di cui 225 provenienti dai licei e 475 gli istituti tecnici e professionali, per complessive 32 classi, 370 strutture ospitanti tra imprese e enti pubblici e privati , 78 docenti formati alla funzione di tutor scolastici e 26 coordinatori scolastici.
Inoltre, come annunciato dal sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Bobba, a breve si formalizzerà un protocollo anche tra il Ministero stesso e FonarCom. Quest’ultima, oltre a finanziare la formazione dei tutor aziendali con voucher che le aziende possono richiedere, inserirà nel progetto migliaia di aziende, mettendole in contatto con le scuole nell’alternanza.
Il segretario generale Snals-Confsal Marco Paolo Nigi, nel suo intervento al convegno, ha sottolineato che l’alternanza scuola lavoro deve essere “un’attività significativa”, dal punto di vista di acquisizione di saperi e competenze per gli studenti, “e non un inutile sovraccarico funzionale e burocratico. Per questo, dunque, – prosegue Nigi – questa innovazione ordinamentale non deve sottrarre scuola, non deve attribuire compiti impropri ai docenti, ma deve essere integrata con i processi di istruzione. Deve, anzi, – conclude il sindacalista – rafforzare le conoscenze e le competenze scolastiche e incentivare il confronto con i valori del lavoro”.
Emanuele Ghiani



























