La “manovra fantasma”, come l’hanno ribattezzata i critici, si è palesata per il pubblico solo oggi all’ora di pranzo: una settantina di pagine, sul sito del Mef, col titolo ‘’Documento Programmatico di Bilancio 2017’’. Quasi una settimana dopo la sua approvazione ufficiale al consiglio dei ministri di sabato scorso: tanto ci è voluto per passare dalle slides presentate da Matteo Renzi in conferenza stampa, al testo piu’ dettagliato presentato a Bruxelles e al Parlamento. E’ però abbastanza scontato che non sarà quello definitivo. Bisogna infatti vedere cosa ne pensa l’Europa (che ha già espresso diversi dubbi) e, successivamente, come interverrà il nostro parlamento, che dovrà approvare la manovra entro il 31 dicembre. Intanto, sulla scia dell’italian pride sfoderato nel corso della visita di Stato in Usa con Barack Obama, oggi Renzi ha ribadito che la manovra non cambierà: “l’Italia a testa alta non è un esercizio di postura, ma cio’ che serve all’Europa – ha detto il premier- L’Italia non può limitarsi a ratificare decisioni altrui: non è esibizione muscolare, ma rispetto verso cittadini italiani che pagano un contributo notevole all’ istituzione europea”.
La manovra vale complessivamente 27 miliardi di euro, grossomodo così distribuiti: 7 miliardi in tre anni per le pensioni, compresa l’estensione della quattordicesima ai pensionati più poveri e l’Ape, cioé la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo “autofinanziandosi” con un mutuo bancario; 1,9 miliardi sotto la voce Pubblica amministrazione, nei quali sarà compreso anche lo stanziamento per il rinnovo dei contratti pubblici; 20 miliardi, in tre anni, per incentivi di vario genere alle imprese, tra cui la conferma del superammortamento al 140% sui beni strumentali, al quale si aggiungerà un ‘iperammortamento’ al 250% sull’investimento in beni innovativi legati alla cosiddetta Industria 4.0. E ancora, viene confermata la detassazione al 10% per i premi di produttività, il cui tetto dovrebbe raddoppiare a 4.000 euro, mentre il Fondo centrale di garanzia per le Pmi viene rifinanziato con 900 milioni.
Resta invece ancora nel buio il decreto fiscale che dovrebbe garantire le coperture alla manovra stessa, con i 4 miliardi che dovrebbero arrivare dall’abolizione di Equitalia e dalla rottamazione di 20 milioni di cartelle esattoriali, e i 2 o 3 miliardi attesi dall’emersione dei capitali nascosti al fisco, che sarebbe questa volta estesa anche al contante delle cassette di sicurezza. E proprio su questo fronte arrivano le prime grosse difficoltà. Sul primo punto, infatti, dopo gli annunci di sabato scorso, sembra emergere che la prospettata fusione di Equitalia con Agenzia delle Entrate non sara’ possibile: troppo diverse le modalità di assunzione e di retribuzione. Sul secondo punto, è probabile che la sanatoria sulle sanzioni e interessi delle cartelle sarà estesa il più possibile, per fare il piu’ possibile cassa.
E’ questo anche il punto su cui si sono accese le piu’ forti polemiche: si tratta di un condono? Il governo smentisce, ma è difficile chiamarlo diversamente. E tuttavia, va anche detto che se la capacità di riscossione è ferma al 4% di quanto evaso, e se lo stock di “accertato non riscosso” ha raggiunto ormai quota 700 miliardi, qualche cosa andrà pur rivisto in tutto il meccanismo. In un paese che ha oltre 100 miliardi di evasione annua, in costante aumento ormai da tempo, e ‘ chiaro che qualcosa non sta funzionando. Quindi, se queste rottamazioni, o condoni, servissero realmente per istaurare in futuro un sistema diverso e piu’ adeguato nel rapporto fisco-cittadino, ben vengano, mentre se si trattasse solo di un ennesimo salvacondotto, c’è da chiedersi se ne valga la pena.
Resta che l’obiettivo dichiarato della manovra è quello di favorire le imprese, partendo dal principio che sono queste ultime a creare sviluppo, occupazione, crescita e benessere. Infatti, mentre i commenti dei sindacati sono luci e ombre (bene sulle pensioni, dubbi, invece, sia sulla sanatoria fiscale che sull’entità dello stanziamento per i rinnovi pubblici, con Anna Maria Furlan, leader Cisl, che taglia corto: “se parliamo di una miliardata, non è abbastanza”), quelli di Confindustria sono del tutto positivi verso una operazione che solleva non poco i costi delle imprese, sia fiscali che di investimenti. Come ha sottolineato lo stesso Renzi: «Il capitolo competitività è tra i più importanti, si tratta di 20 miliardi, e per questo ora diciamo agli imprenditori: abbiamo fatto l’operazione costo del lavoro, abbiamo fatto l’ operazione Jobs Act, abbiamo fatto l’ operazione iperammortamenti: ora tocca a voi dimostrare di essere imprenditori e non prenditori”. I diretti interessati hanno risposto in tempo reale, uno per tutti il presidente dei Giovani di Confindustria, inaugurando oggi i lavori del Convegno di Capri: ‘’siamo imprenditori, non prenditori’’, ha orgogliosamente rimarcato Marco Gay.
E tuttavia, fatte salve le sicuramente molte eccezioni, i fatti, e i numeri, al momento dicono altro. Lo dicono, per esempio, gli ultimi dati Inps sull’occupazione, dimostrando che, una volta scemata la convenienza degli sgravi contributivi di due anni fa, le imprese hanno smesso di assumere a tempo indeterminato, mentre hanno ripreso quota i licenziamenti, ora possibili in qualunque momento grazie all’abolizione dell’art 18. Lo dice il boom dei voucher, che sta creando una nuova precarietà mai nemmeno immaginata, lo dice la recentissima crisi del call center, simbolo dei ‘’nuovi lavori moderni’’, che ora rischia di mettere in strada 80 mila addetti. I quali addetti, vale la pena di ricordarlo, in questi ultimi dieci anni sono diventati il simbolo della precarietà stessa, la carne da cannone per eccellenza del mercato del lavoro. E, per scendere piu’ nel particolare, lo dice infine anche il caso Foodora, l’azienda di cibo a domicilio che a Torino sfruttava giovani ciclisti pagandoli appena 2,5 euro a consegna. Dimostrando, anche, che alla fine tutto il mondo è paese: la società torinese è infatti la costola italiana di una grande impresa di servizi tedesca.
L’evidenza, dunque, è che le imprese cercano ancora, innanzi tutto, manodopera a basso costo, malgrado tutte le dichiarazioni sulla competitività e la produttività. Per questo, forse, il governo avrebbe dovuto, a fronte dei miliardi di incentivi erogati in questi anni a favore del sistema imprenditoriale, mettere qualche paletto, chiedere qualcosa in cambio. Qualcosa di piu’, si intende, che la promessa di un ‘’si’’ al referendum di dicembre sulle riforme costituzionali. Invece, al di là delle esortazioni del premier, tutto resta ancora una volta affidato solo buona volontà, alla coscienza dei singoli. Resta solo da sperare che i miliardi che andranno ancora una volta a finanziare un pacchetto di –ipotetico- sviluppo non siano, ancora una volta, soldi buttati. Che proprio non ce lo possiamo piu’ permettere.
Contrattazione
Questa settimana è stato siglato l’accordo Whirlpool per l’armonizzazione dei trattamenti economici e normativi di tutti i lavoratori del gruppo che sta portando avanti la fusione con Indesit. Diverse turbolenze in corso dal punto di vista del rinnovo dei contratti nazionali. Il tessile è in mobilitazione. Dopo 20 anni, il comparto torna a scioperare per protestare contro la decisione delle aziende rappresentate da Sistema Moda Italia, di adeguare i salari all’inflazione programmata. Smi replica sostenendo che l’adeguamento dei salari non sia necessario data la situazione di deflazione in cui imperversa il paese da anni, accusando i sindacati di non voler raggiungere un accordo. Anche nel comparto dell’Energia si sono interrotte le trattative per il rinnovo del contratto scaduto il 31 dicembre 2015. Confagricoltura sospende i negoziati per il rinnovo dei contratti provinciali degli operai agricoli a causa delle problematiche che deriverebbero dall’applicazione della legge contro il caporalato. Ma i sindacati Fai-Flai-Uila non ci stanno e proclamano lo sciopero. Forni spenti il 21 e il 22 di ottobre i sindacati protestano contro Federpanificatori e Fiesa, che vorrebbero differenziare il salario su base territoriale.
Interviste
Elettra Raffaella Melucci ha intervistato il segretario generale della Femca Cisl, Stefano Ruvolo sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto Uniontessile-Confapi caratterizzato dalla volontà di rilanciare il Made in Italy nel mondo.
Diario della crisi
Questa settimana proseguono gli scioperi in tutta Italia. In Lombardia, i lavoratori dell’azienda Roberto Cavalli sono in sciopero per contestare la chiusura della sede di Milano e il licenziamento degli addetti. Sempre in Lombardia, continua la mobilitazione dei sindacati e lavoratori per la vertenza Ge di Sesto San Giovanni. Ancora sciopero, sempre a Milano, dei lavoratori di ItaliaOnline contro i 700 licenziamenti annunciati dall’azienda. La situazione in Lombardia, sotto il profilo delle ore di cassa integrazione metalmeccanica, secondo la Fiom Cgil è in forte calo a settembre su tutti i livelli.
In Piemonte, i sindacati di categoria hanno chiesto un all’assessorato regionale alla Sanità un “confronto e monitoraggio costante” sulla situazione del personale sanitario. A Torino non si fermano le proteste dei lavoratori di Foodora, che chiedono insieme ai sindacati di categoria, l’apertura di un tavolo di confronto per migliorare le condizioni di lavoro. Proteste anche nel Lazio: i sindacati hanno iniziato a raccogliere le adesioni dei dipendenti capitolini al ricorso per il recupero del salario accessorio non erogato dalla Regione. Ancora proteste e presidi, questa volta in Toscana: i lavoratori delle aziende che effettuano lavorazioni in house per conto delle concessionarie autostradali sono infatti scese davanti alla Regione, insieme ai sindacati di categoria, per chiedere al governo il rispetto degli accordi e la tutela dei posti di lavoro. La protesta è avvenuta in concomitanza con lo sciopero nazionale del settore, indetto per protestare contro i licenziamenti di 403 dipendenti e di altri 2.600 a rischio.
Brutte notizie per i lavoratori di Trenkwalder: l’Agenzia per il Lavoro, infatti, ha chiuso le sue filiali. I sindacati hanno rispondo con una richiesta di un incontro per risolvere il rischio esuberi dei lavoratori somministrati dipendenti. Anche la Vesuvius, azienda operante nel settore acciaio, ha chiuso delle filiali, in particolare ad Assemini e Avezzano. L’azienda ha giustificato la propria decisione con la sovraccapacità produttiva del gruppo. Infine, a Messina gli ex precari del Comune hanno messo in atto una protesta per richiedere la ricontrattualizzazione a 21 ore.
Documentazione
È possibile consultare i dati Istat sulla produzione e costi nelle costruzioni nel periodo di agosto del 2016; i dati sul commercio estero sempre ad agosto 2016; la notifica Istat sull’indebitamento della P.A. secondo il trattato di Maastricht 2012-2015. Inoltre, è possibile visinare la circolare del ministero del Lavoro sul d.l. sulla cassa integrazione per le aree di crisi industriale complessa, le indicazioni operative dell’ispettorato del lavoro su decreto correttivo Jobs Act, il monitoraggio del programma scuola-lavoro della Fondazione Di Vittorio e infine il decreto interministeriale sul Fondo per la promozione della partecipazione dei dipendenti agli utili e ai risultati di impresa. Infine, il testo del Documento Programmatico di Bilancio 2017 varato dal Governo.



























