Acque difficili per il governo di Matteo Renzi. Nei giorni scorsi in troppi lo davano per perso, tanto che cominciavano gia’ a circolare i nomi di chi lo avrebbe dovuto o potuto sostituire alla guida del governo, tra i primi il ministro Dario Franceschini e il presidente del Senato Pietro Grasso. Il fatto che si sussurri di possibili successori non è un dato certo di morte prossima, ma è un senz’altro il segnale che qualcosa sta accadendo. Mai come adesso l’esecutivo è apparso debole, tanto che lo stesso Renzi è dovuto andare al Colle per rassicurare il presidente della Repubblica, garantendogli che i numeri per sostenere il governo ci sono, anche in Senato, dove tutto è sempre più difficile.
Se abbia o meno convinto Mattarella, non si sa. Resta però che, nel sentire comune, la stella del premier sta perdendo rapidamente colpi. Gli italiani sono fatti così, lo sappiamo bene, tutti pronti sempre a saltare sul carro del vincitore e lesti a scendere quando il vento sembra girare.
Ad appannare la stella di Renzi contribuiscono senza dubbio i risultati delle elezioni amministrative, dove il Pd ha perso importanti città. Pesa anche la Brexit, che non sembra sia stata affrontata con la lungimiranza che era necessaria, e pesano le inchieste giudiziarie che coinvolgono e travolgono gli alleati. Ma pesa, soprattutto, il fatto che l’economia non accenni a riprendersi. Tutto si potrebbe perdonare al governo, se non fosse che della ripresa prima promessa, poi annunciata, e infine troppe volte assicurata, in realtà non si vede traccia. Inoltre, alla crisi dell’economia si e’ aggiunta negli ultimi giorni anche quella delle banche, tanto da indurre il Governatore di Bankitalia a “non escludere’’ la necessità un intervento pubblico per scongiurare crisi di fiducia nel sistema.
Gli articoli di fondo del Corriere della Sera e de Il sole 24 ore di questa mattina chiedevano a Renzi, insistentemente, proprio questo: una maggiore attenzione all’economia, in particolare una ripresa degli investimenti senza la quale siamo costretti a vedere gli altri paesi correre, mentre noi restiamo fermi al palo. La ripresa degli investimenti, si può obiettare, dipende da chi questi investimenti li può fare, quindi dalla classe imprenditoriale. Ma il compito del governo è anche incentivare l’economia, convincendo industriali e soci che questo è il momento di muoversi e dando, nel contempo, indicazioni precise di politica economica. Renzi, a quanto pare, di economia capisce poco, ma la capacità del leader è proprio quella di farsi accompagnare da esperti quando qualcosa sfugge.
La mossa azzeccata forse Renzi l’ha fatta quando ha nominato ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che viene dal mondo dell’industria e ha mostrato di capire cosa serve per accelerare la ripresa e magari arrivare a una vera crescita. Non a caso in questi giorni Calenda ha parlato della necessità di incentivare con la prossima legge di stabilità gli investimenti, quelli privati ma anche e soprattutto quelli pubblici perché siano da traino per tutta l’economia. Ma va fatto in fretta: perché anche superando le asprezze politiche di questi giorni, e dunque il pericolo di una caduta dell’esecutivo a breve, c’è sempre sullo sfondo la scadenza del referendum sulle riforme. Ottobre è praticamente dopodomani: ancora due settimane di luglio, poi la pausa di agosto, settembre vola via in un soffio e siamo già al punto. Al momento le previsioni non sono proprio favorevoli al sì al referendum, anzi: tutti gli indicatori danno per vincente il no. Si può sbracciare, come si sta sbracciando, il presidente emerito Giorgio Napolitano, a dire che vanno valutate bene le conseguenze di un voto contrario. Ma al momento del voto gli italiani voteranno come stanno facendo da un po’ di tempo: con la pancia e non con la testa.
Insomma, il premier non ha molto tempo per recuperare spazio politico. Deve fare in fretta e purtroppo la fretta spesso consiglia male. Non è un caso se la data del referendum tenda a slittare verso la fine di ottobre, magari fino all’inizio di novembre. Poche settimane in più possono servire, ma è necessario agire subito e rapidamente. Sarà capace di farlo Renzi o presto il rottamatore sarà rottamato?
Contrattazione
Questa settimana le notizie più importanti arrivano dal settore delle telecomunicazioni. Asstel e i sindacati di categoria hanno siglato il nuovo accordo integrativo sul welfare per i lavoratori outbound ed hanno avviato le trattative per il rinnovo del contratto nazionale che interessa circa 150.000 addetti. La Fiom-Cgil firma il suo primo accordo sui turni di lavoro alla Magneti Marelli di Sulmona dopo l’uscita di Fca dal contratto nazionale dei metalmeccanici; mentre, nel settore agroindustria la Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil e la Direzione aziendale di Fruttagel hanno siglato un accordo sulla responsabilità sociale d’impresa. Infine, anche nel mondo della scuola si fanno passi in avanti dopo l’approvazione della riforma Renzi-Giannini, la cosiddetta “buona scuola”. I sindacati hanno trovato un accordo con il viceministro all’Istruzione, Davide Faraone sulla chiamata dei docenti da parte degli istituti scolastici che non avverrà più tramite colloquio ma tramite titoli.
La nota
Nunzia Penelope riferisce sulla presentazione romana del libro firmato dal segretario Fim Cisl Marco Bentivogli, “Abbiamo rovinato l’Italia?”: un’occasione per riflettere sulla classe dirigente italiana, sindacale e non, e sulla sua (in)adeguatezza. Ancora Penelope riporta le principali novità emerse dall’assemblea dell’Abi, e in particolare il possibile intervento pubblico nelle banche sollecitato dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Infine, Maurizio Ricci analizza la cosiddetta gig economy, il lavoro “a chiamata’’ via internet: fenomeno piu’ mediatico che reale, spiega Ricci, tanto che sulle piattaforme on line passa appena lo 0,5 della forza lavoro americana.
Diario della crisi
I lavoratori dell’Ericcson di Genova, martedì 5 luglio, sono scesi in piazza per protestare contro i 147 esuberi previsti dal nuovo piano industriale. I sindacati hanno chiesto all’azienda di farsi promotrice di iniziative che portino ad una occupazione stabile e un incontro immediato al Mise ma con scarsi successi: Ericsson si è rifiutata di incontrare il Governo. In Sicilia, circa 550 lavoratori delle ex province non percepiscono lo stipendio da tre mesi per questo motivo hanno occupato la sede della Provincia ottenendo una prima riunione dell’Osservatorio sui Liberi Consorzi e le aree metropolitane che discuterà del problema.
Documentazione
Questa settimana è possibile trovare diversi studi prodotti dall’Istat: il rapporto sulle spese per i consumi delle famiglie nel 2015, la nota mensile dell’istituto, sull’economia italiana, le stime sui prezzi delle abitazioni nel I trimestre 2016. Inoltre, è possibile visionare il rapporto annuale dell’Inps relativo al 2015 presentato dal presidente Tito Boeri giovedi alla Camera; l’Almanacco dell’economia n°6 della Cgil; la Congiuntura su Consumi e Prezzi del mese di luglio di Confcommercio. E ancora, la relazione del presidente di Ania, Maria Bianca Farina, in occasione dell’assemblea annuale, e il documento sui dati e i grafici delle assicurazioni in Italia. Relativamente all’assemblea dell’Abi, si possono consultare la relazione del presidente Antonio Patuelli, l’intervento del governatore di Bankitalia Ignazio Visco e la relazione sull’attività dell’Abi 2015-2106. Infine, nella sezione documentazioni si trova anche l’accordo integrativo sul welfare nel settore telecomunicazioni per i lavoratori outbound dei call center.



























