Si può ancora parlare di unità sindacale oggi? Forse sì, almeno a guardare a quanto avviene nella categoria dei bancari. Qualche giorno fa Lando Maria Sileoni, il segretario generale della Fabi, il forte sindacato autonomo di questa categoria, ha lanciato un ballon d’essai avanzando la proposta di formare un sindacato unitario dei bancari. Una proposta, ha detto il sindacalista, che ha l’obiettivo di irrobustire la forza politica e negoziale delle parti sociali a vantaggio dei lavoratori. Il direttivo, la segreteria nazionale e il segretario generale di questa nuova organizzazione, ha aggiunto, potrebbero essere eletti ogni due anni e con un limite di mandato direttamente e a scrutinio segreto dai lavoratori del settore attraverso un referendum. I contributi sindacali dovrebbero andare per il 75%alle strutture provinciali, per il 15% ai coordinamenti aziendali e di gruppo per il 10% alla segreteria nazionale.
Era epoca che non si sentiva qualcosa del genere, anche i più interessati al tema dell’unità è molto che tacciono. Ma evidentemente questa proposta caduta in un momento particolare, perché immediatamente è arrivata una prima risposta dalla Uilca, il sindacato dei bancari della Uil. Massimo Masi, il segretario generale di questa organizzazione, ha risposto con una dichiarazione fatta assieme a Carmelo Barbagallo, il segretario generale della Uil, rilanciando il tema unitario. In realtà l’idea di Masi è differente da quella di Sileoni, perché l’esponete della Uil, d’accordo con il segretario generale della sua confederazione, pensa che sia opportuno costituire non un nuovo sindacato costruito dall’alto, ma, almeno per il momento, una federazione unitaria al livello sia confederale che di categoria. “Potremmo partire dal nostro settore, afferma Masi, federando le strutture Cgil, Cisl e Uil, e invitando a farne parte anche la Fabi, partendo dai luoghi di lavoro e piano piano risalendo verso l’alto. Questo perché credo che sia necessario unire prima chi contratta, poi i vertici”. Un’idea diversa, quindi, ma non dissimile da quella della Fabi. Concreta, comunque, dato che la Uilca ha in programma per la fine di gennaio un convegno nel corso del quale, presente anche Barbagallo, si discuta la possibilità di dar vita a questo nuovo sindacato.
Non deve stupire che sia stata proprio la Uil a raccogliere per prima e con forza la proposta della Fabi perché Carmelo Barbagallo fin dalla sua elezione ha subito rilanciato e con grande forza il tema dell’unità. Nato tra i metalmeccanici di Termini Imprese, il segretario generale della Uil ha mosso i primi passi della sua storia sindacale nella mitica Flm ed è sempre rimasto attaccato a quell’idea.
Del resto, l’idea di riprendere a camminare assieme non è lontana nemmeno dalla sensibilità di Cgil e Cisl. Prima dell’estate Susanna Camusso ha rilanciato con forza l’idea di tornare a ragionare in termini unitari e a ben vedere lo sforzo che i segretari confederali stanno facendo in queste settimane per mettere assieme una proposta unitaria del sindacato in tema di contrattazione ha dietro proprio l’idea forte dell’unità. Perché, questo nessuno lo può negare, assieme si è più forti e si possono cogliere risultati importanti. In questo momento, che poi momento non è, di generalizzato attacco ai corpi intermedi e in particolare al sindacato la divisione è un handicap che impedisce per lo più di reagire. Ma è possibile che davvero si riprenda a pensare all’unità? La risposta potrebbe essere positiva se si ha in mente che il prossimo terreno vero di confronto per il sindacato è la partecipazione, che potrebbe essere realizzata molto più facilmente se il sindacato fosse uno solo. Sergio Marchionne lo ha detto più volte, “Potrei anche realizzare forme partecipative, ma ho davanti a me sette sindacati e sono davvero troppi per fare vera partecipazione”.
A ostacolare il progetto ci sono soprattutto le burocrazie, perché unificare il sindacato significa rinunciare a gran parte dell’attuale struttura, considerando che tutto dovrebbe essere diviso almeno per tre. Poi ci sono le tradizioni da mantenere, le storie, piccole e grandi, da salvaguardare. C’è chi si sente migliore degli altri, più forte o dotato di più carisma e a queste posizioni di forza, supposte anche se non esistenti, non si rinuncia volentieri. Gli ostacoli sono tanti, le complicazioni da affrontare moltissime, ma per il sindacato intraprendere il cammino unitario potrebbe essere la via di uscita da una crisi che sta diventando sempre più palese e che potrebbe ancora crescere.
Contrattazione
Sul fronte dei rinnovi dei contratti collettivi è stata raggiunta una nuova intesa: quella per il settore gomma plastica, che in parte ricalca il contratto gia’ sottoscritto per il settore chimico-farmaceutico. È stato poi definito un accordo nazionale tra associazioni e sindacati dell’artigianato per l’utilizzo della “piccola cassa integrazione”. Per il settore bancario, Abi e sindacati hanno inoltre trovato un accordo sull’operatività del Fondo Occupazione e sul rinnovo delle agibilità sindacali, mentre per l’Industria Italiana Autobus si è tenuto un primo incontro al Mise per la verifica del piano industriale del gruppo. Infine, si è svolto il primo incontro per la vertenza Saeco Philips: in ballo ci sono circa 243 esuberi.
Opinioni
Un articolo di Ciro Cafiero sulle recenti polemiche che hanno riguardato le dichiarazioni del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in merito all’orario lavorativo.
Documentazione
Nella sezione pubblichiamo le slide realizzate dall’Agenzia delle Entrate per riassumere l’esito della voluntary disclosure, il testo del verbale d’accordo stipulato tra Abi e sindacati bancari sulle libertà sindacali, e tre rapporti Istat, su mercato del lavoro, produzione industriale e ricerca e sviluppo. Inoltre, e’ disponibile il primo numero dell’Almanacco dell’Economia, una nuova pubblicazione curata dall’area politiche economiche di Corso Italia, che con cadenza mensile illustrerà l’andamento dell’economia italiana alla luce dei principali dati statistici.



























