La stagione contrattuale arranca. Si aprono nuovi tavoli, ma non si intravedono conclusioni. Il contratto dei chimici non ha fatto da apripista, anzi probabilmente ha creato problemi un po’ a tutti. E le altre categorie soffrono. Una per tutte, quella degli alimentaristi. Veniva indicata come la trattative più facile, la presenza di parecchie multinazionali, poco attente alle liturgie sindacali, faceva credere che sarebbe stata una trattativa veloce, anche perché il settore era stato abbastanza risparmiato dalla crisi di questi anni, e perché il traino forte dell’Expo aveva impresso nuovo vigore ai consumi alimentari. E invece anche a quel tavolo, nonostante le trattative siano partite già da parecchio tempo, sembra si sia alle prime battute. La videointervista che ha dato a Il diario del lavoro Stefano Mantegazza, il segretario della Uila, il sindacato di categoria della Uil, spiega con esattezza le difficoltà e i problemi. Tanto sembra che si sia all’avvio del negoziato, che Federalimentare, la controparte imprenditoriale, ha avanzato una proposta di aumento salariale pari a 7 euro. Era già successo, chimici e meccanici hanno fatto presente che non sarebbero stati possibili aumenti se non di qualche euro, ma perché quei contratti prevedevano uno stretto collegamento tra la dinamica salariale e la crescita dell’inflazione, per cui dopo un triennio di bassa inflazione i conti erano tutte a favore delle aziende, che avevano dato troppo e chiedevano indietro dei soldi. Ma il contratto degli alimentaristi, come sottolinea Mantegazza, non prevede nessun collegamento tra salari e inflazione, per cui l’offerta di un aumento di 7 euro è appunto un prendere tempo in vista di un negoziato difficile, ma soprattutto lungo.
Intanto, nessun segnale arriva dal governo in merito a una possibile legge su rappresentanza e contrattazione. Palazzo Chigi aveva fatto sapere a suo tempo che se ne sarebbe riparlato solo dopo il varo della legge di stabilità, ma nel frattempo il dibattito su legge sì/ legge no, sta crescendo, i diversi partiti si stanno delineando con sempre maggiore nitidezza. Tuttavia, sembra che stia venendo meno uno degli argomenti principali a sostegno dell’intervento del governo, almeno per quanto si riferisce alla rappresentanza, perché l’attuazione delle regole stabilite dall’accordo del giugno 2013 e dal Testo unico del gennaio 2014 sembra avvicinarsi. Non è vero, come pure in tanti affermano, che è tutto fermo e l’intervento di una legge sia quindi indispensabile. Le confederazioni sindacali e Confindustria, come racconta a Il diario del lavoro Carlo Podda, che sta seguendo per la Cgil l’intera partita, stanno lavorando di buona lena e si prevede che per maggio sia superato l’ostacolo maggiore all’applicazione delle nuove regole, cioè la mancanza delle informazioni dalle aziende circa il tesseramento sindacale dei lavoratori.
Finora sono arrivati i dati relativi a 25mila aziende, per 1,6 milioni di lavoratori. Non sono molte, perché i lavoratori interessati sono circa 4,5 milioni, ma si è comunque a un buon punto, considerando che la ricerca è partita praticamente solo ad aprile scorso. La Confindustria sta mandando circolari a tutte le aziende, mentre i sindacati nelle fabbriche stanno facendo tutte le pressioni possibili perché le aziende inviino questi dati. Non è facile, perché –come spiega Podda nell’intervista- le imprese non sono obbligate a mandare questi dati, e non sono previste sanzioni per chi non ottemperi; ma, appunto, le previsioni dicono che a maggio sarà tutto pronto. Troppo tardi? Questione di punti di vista: infatti, non è che una legge ci metterebbe molto di meno, considerando i lunghi tempi parlamentari e la necessità dei decreti applicativi successivi. Per il sindacato è importante comunque che, se legge deve essere, arrivi quando l’accordo è già applicato, in modo che possa recepire quanto deciso dalle parti sociali, e non muoversi indipendentemente. Non una legge “ostile”, dunque, ma una legge di sostegno, che tra l’altro sarebbe molto utile al sindacato, perché gli darebbe il riconoscimento istituzionale che gli manca e che lo metterebbe al riparo da un possibile declino: come afferma Valeria Fedeli, vicepresidente vicario del Senato, nell’intervista che ha rilasciato a Il diario del lavoro.
In Finmeccanica è partito un delicato negoziato per definire un contratto di gruppo dopo la scelta di dar vita alla cosiddetta “one company”, ovvero un’unica grande impresa che si ponga come player mondiale nei campi dell’aerospazio, difesa e sicurezza. Un negoziato difficile perché si tratta di unificare accordi aziendali di tante aziende, ciascuno dettato dalla particolare storia di quell’impresa. In merito su Il diario del lavoro un primo articolo di Fernando Liuzzi
Contrattazione
Mentre proseguono, non senza qualche difficoltà, le trattative per il rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare, questa settimana è stata varata la piattaforma per il rinnovo del settore pelli e succedanei.
Sono inoltre stati siglati diversi accordi: quello sull’aumento salariale del personale del comparto dell’azienda ospedaliera marchigiana Inrca, quello per la sicurezza dei lavoratori dei principali porti toscani e, nonostante l’annuncio del nuovo piano strategico che prevede tagli al personale per 18.200 unità, quello sull’organizzazione dei fondi di previdenza complementare del gruppo Unicredit.
Degni di particolare nota i contratti siglati per i lavoratori dell’enoteca regionale del Lazio e quelli della Bormioli Rocco: in entrambi i casi gli accordi hanno permesso di aggirare alcune delle principali norme del Jobs act, articolo 18 incluso.
Cattive notizie, invece, dal settore automotive: la Pininfarina ha confermato oggi i 14 licenziamenti, sebbene si sia delineata una soluzione per il 70% dei lavoratori in mobilità. Anche per i lavoratori del sito Elco di Leinì sono stati confermati 42 esuberi. Proseguono, infine, le trattative sul piano da 575 esuberi della Banca Popolare di Vicenza, quelle sulle nuove regole contrattuali del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, e quelle del gruppo Finmeccanica.
La nota
Fernando Liuzzi esamina i nessi esistenti fra la scelta di Finmeccanica di dar vita alla cosiddetta One Company, e i temi che sono al centro del negoziato di secondo livello attualmente in corso con i sindacati dei metalmeccanici.
I video
Il direttore del Diario del Lavoro, Massimo Mascini, ha intervistato il segretario generale della Uila Uil, Stefano Mantegazza, sullo stato delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo dell’industria alimentare.
Interviste
Massimo Mascini ha intervistato il vicepresidente vicario del Senato, Valeria Fedeli, sulla situazione del rinnovo dei contratti nazionali, mentre Nunzia Penelope ha fatto con Carlo Podda il punto sulla raccolta dei dati per l’attuazione dell’accordo sulla rappresentanza. Infine, Fabiana Palombo ha intervistato il vicepresidente di Fondimpresa, Paolo Carcassi, sulle prospettive dei fondi interprofessionali che, a partire dal prossimo hanno, subiranno tagli strutturali per 120 milioni di euro.
Documentazione
Questa settimana è possibile consultare il testo programmatico della proposta della Cgil per il rilancio del Mezzogiorno, l’indagine rapida di Confindustria sulla produzione industriale, i principali documenti dell’assemblea organizzativa Fim Cisl, il rapporto della Fiom Cgil sugli esuberi in Lombardia, e il documento per la call for papers organizzata dall’ILERA European Congress 2016.



























