La settimana che si conclude oggi – l’ultima prima della pausa estiva- ha portato una serie di notizie non esattamente rassicuranti. Se speravamo di essere vicini alla fine del tunnel, stando ai dati c’è ancora parecchio da marciare prima di vedere la luce. La prima notizia è quella arrivata lunedì dal Fondo Monetario Internazionale: in un report dedicato all’Italia, l’organizzazione di Washington afferma che per riportare il nostro tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi, cioè quelli del 2007, occorreranno almeno 20 anni. Se qualcuno pensa che il FMI sia troppo pessimista, basta guardare i dati: nel 2007, la disoccupazione complessiva era al 6,8%, oggi è il 12,7%; quella giovanile era al 21,8% (e già ci sembrava una mostruosità), mentre oggi (dati di giugno 2015) è al 44%.
La seconda notizia è arrivata giovedì dal Rapporto Svimez, che fotografa un Mezzogiorno avviluppato in quello che lo Svimez definisce un ‘’sottosviluppo permanente’’. Dice il rapporto che non solo dal 2000 al 2013 l’Italia è stato il paese che è cresciuto meno (+20,6% rispetto al +37,3% dell’area Euro) ma nello stesso periodo la crescita del Mezzogiorno è stata pari alla metà di quella greca: il 13%, contro il 24% di Atene; e sappiamo tutti come è finita la Grecia. Le conseguenze si ripercuotono su tutto il paese: il tasso di disoccupazione nazionale del 12,7% è ‘’figlio’’ della media tra il 9,5% del centro nord e il 20,5% del sud. Per quanto riguarda i giovani, Svimez parla di una “frattura senza paragoni in Europa”, con un tasso di disoccupazione under 24 che raggiunge il 56%. Altri dati: il settore manifatturiero al Sud ha perso il 34,8% del proprio prodotto, contro un calo nazionale del 16,7% e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%), mentre le esportazioni, che nel Centro-Nord salgono del 3%, al Sud crollano del 4,8%. Ma il Sud, del resto, è da tempo uscito dalle agende politiche nazionali.
Sempre giovedì è arrivata la terza notizia. Mittente, la BCE di Mario Draghi, secondo cui tra i dodici paesi che hanno adottato l’euro per primi, l’Italia è quello che fa registrare i peggiori risultati in termini di crescita del Pil pro-capite, mentre la crescita della produttività del lavoro nel nostro Paese si è collocata ampiamente al di sotto della media dell’area dell’euro e su livelli tra i più bassi negli Ue-28.
La quarta notizia è arrivata venerdì dall’Istat, con i dati sull’occupazione del mese di giugno che parlano di 22 mila posti di lavoro in meno, con un tasso di disoccupazione che risale al 12,7% dal 12,5% di maggio, valore più alto da inizio anno. Anche il lavoro giovanile peggiora: i giovani senza occupazione salgono di 34mila unità, con un tasso di disoccupazione al 44,2%, in aumento di 1,9 punti rispetto al mese precedente, nonché il valore più alto dal 2004, anno di inizio delle serie storiche. Sembra abbastanza chiaro che, malgrado gli sforzi del governo, l’Italia non è ancora in carreggiata.
In autunno, tra l’altro, entrerà nel vivo la partita per i rinnovi contrattuali. Ne abbiamo riferito puntualmente, nelle ultime settimane, dalle pagine del Diario, ma riassumiamo qui brevemente il quadro della situazione. La Cisl ha dichiarato di voler chiudere una trattativa (fin qui mai realmente aperta) entro il 15 settembre. La Cgil e la Uil hanno però annunciato di non aver intenzione di procedere finché non saranno chiusi i contratti in fase di rinnovo. La Fim e la Uilm, nel frattempo, hanno presentato una piattaforma per il rinnovo dei metalmeccanici, mentre la Fiom ha annunciato che in settembre avvierà una “consultazione straordinaria” tra i lavoratori per chiedere ai diretti interessati “quale” modello contrattuale preferiscono, dopodiché presenterà una sua piattaforma che porterà al confronto con Federmeccanica. Federmeccanica, a sua volta, ha già detto che senza una riforma del sistema contrattuale non c’è rinnovo che tenga, mentre la Confindustria ha elaborato una propria bozza di riforma, mai ufficializzata, ma che prenderebbe spunto dal modello FCA, apprezzato in realtà solo da una piccola parte del mondo imprenditoriale.
Intanto, però, riforma o non riforma dei contratti, il governo dovrà fare i conti da subito con i sindacati del Pubblico Impiego che – stavolta unitissimi – chiedono si proceda immediatamente al rinnovo dei pubblici, fermo da sei anni. In mancanza di risposte, la mobilitazione – forte della sentenza della Consulta – proseguirà fino alla proclamazione dello sciopero della categoria, a partire da settembre. Sulla vertenza si potrebbe innestare anche lo scontento mai del tutto sopito per la riforma della scuola, nonché le proteste per i recentissimi tagli alla sanità. I medici, infatti, hanno già annunciato una protesta nazionale in autunno, al grido “la sanità pubblica non e’ un bancomat”.
Ecco, questo è uno scorcio del quadro in cui si riapriranno a settembre tutte le partite. Una famosa battuta afferma che quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Il gioco dell’economia e del sociale si è fatto ormai durissimo. Sarebbe ora di far scendere in campo i giocatori migliori.
Contrattazione
Diversi gli incontri e i tavoli di trattative nella settimana precedente l’inizio delle ferie estive. Per il gruppo Fca-Cnh Industries è stato firmato l’accordo per la stabilizzazione di 1.481 lavoratori dello stabilimento produttivo di Melfi, raggiunta un’intesa sui contratti di stabilità per quello Marelli di Rivalta, mentre non è stato ancora raggiunto alcun accordo sulla cassa integrazione dei lavoratori del sito di Mirafiori.
Interrotte inoltre le trattative sia per la vertenza Telecom, con una rottura tra i sindacati sul tema esuberi del nuovo piano aziendale, che per la società leader nella grande distribuzione, Ikea. Cattive notizie dal fronte dell’energia, con l’annuncio, da parte dell’ad di Saipem, di un piano triennale che prevede tagli per 1.3 miliardi e la riduzione di 8.800 posti di lavoro in tutto il mondo.
Positivo, invece, l’incontro per le imprese dell’artigianato di Brescia, con la sigla di un accordo che consente l’uso della staffetta generazionale; quello per il settore edile di Genova, con il rinnovo del contratto integrativo provinciale; quello della Cesd Cepu, che ha permesso di evitare 140 licenziamenti grazie all’accordo sui contratti di solidarietà; e, infine, quello che ha portato alla sigla dell’accordo Esaote per l’apertura di un nuovo stabilimento a Multedo. È stata inoltre varata la piattaforma per il rinnovo contrattuale del settore delle lavanderie industriali.
La nota
Nunzia Penelope riferisce sulle posizioni della Fiom in merito al rinnovo del contratto dei metalmeccanici, rafforzate dopo le recenti vittorie del sindacato di Maurizio Landini alle elezioni delle Rls negli stabilimenti Fca. Inoltre, Emanuele Ghiani informa sulla recente firma apposta dalle imprese cooperative al testo unico sulla rappresentanza sindacale.
Documentazione
Questa settimana è possibile consultare il testo della lettera Cgil per il ritiro della delegazione al Cnel indirizzata al governo, il testo del rapporto Fmi sull’Italia, il documento di Confindustria e Srm sullo stato dell’economia nel Mezzogiorno, il testo dell’indagine rapida del Csc su produzione in luglio, i grafici delle elezioni Rls negli stabilimenti Fca-Cnhi, il rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno.



























